Così, se l’editoriale del periodico è dedicato alla difesa di Dino Boffo, che sarebbe vittima di un «brutale attacco alla libertà di critica» (però nessun riferimento al merito della notizia, cioè alla condanna per molestie del giornalista), qualche pagina più in là Casini annuncia nientemeno che la fine del berlusconismo: «Vogliamo essere protagonisti e costruire una Italia diversa, perché è chiaro che il dopo Berlusconi è già cominciato», spara il leader dell’Udc. E ancora: «Il Pdl e il suo leader stanno cambiando pericolosamente. Alle elezioni politiche hanno espunto dalle alleanze qualsiasi elemento che non consentisse la completa assuefazione alla volontà del capo».
Va giù duro, Casini, più del solito. Ma non arriva a parlare di «emergenza democratica», perché «non mi piacciono certe espressioni». E in fondo anche perché all’orizzonte ci sono le elezioni regionali, e il suo partito valuterà «caso per caso» con chi allearsi. Per la cronaca, le esternazioni del leader Udc di questi tempi incassano molto meno successo di quelle del presidente della Camera. L’unico a replicare a Casini, nell’intero arco parlamentare, è stato Fabrizio Cicchitto: «La sua analisi non è condivisibile dalla A alla Z - ha detto il capogruppo Pdl alla Camera -. Sarebbe bene che Casini evitasse le riflessioni propagandistiche».
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