"Anche con questa nuova legge. Eluana avrebbe dovuto vivere"

Il sottosegretario Roccella: "Niente marcia indietro sul biotestamento, abbiamo allargato la platea dei pazienti e fissato le situazioni eccezionali in cui l'alimentazione e l'idratazione non sono più indicati"

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Sottosegretario Roccella, sul Biotestamento avete fatto marcia indietro?
«Macché marcia indietro. Abbiamo soltanto allargato la platea dei pazienti. E fissato le situazioni eccezionali in cui l’alimentazione e l’idratazione non è più indicata».
E quando si può sospendere la nutrizione artificiale?
«Nei pazienti in fase terminale che non sono in grado di assorbire più nulla. Per questi casi abbiamo stabilito un’eccezione».
Quindi avete lasciato uno spazio di discrezionalità ai medici.
«C’è sempre stata un’alleanza terapeutica con i medici ma loro devono comunque attenersi ad un’indicazione di legge molto precisa».
Ci può fare qualche esempio?
«Nei malati oncologici, per esempio, ci sono situazioni in cui è meglio interrompere l’alimentazione e l’idratazione. Se si insiste si peggiora la situazione. E questo avviene quando l’organismo si sta spegnendo e non reagisce più a nulla».
Ma questa è una forma di pietas verso i moribondi.
«Più o meno. Quando il medico dice che la persona sta morendo ed è meglio sospendere tutto, bisogna adeguarsi».
Però, scusi, dove sta la novità? Per i malati terminali la sospensione di cure e alimentazione si fa già.
«Certo, infatti abbiamo preso atto di una realtà. La nostra non è una scelta di eutanasia, sia ben chiaro: quando si è in fase terminale l’organismo non reagisce più perché sta morendo della sua malattia».
Dunque con questa modifica, non sarebbe cambiata la sorte di Eluana Englaro?
«No. Lei non era una malata terminale e non è morta per una patologia specifica. Lei era una disabile profonda. Per il suo stato vegetativo, l’idratazione e l’alimentazione avrebbero dovuto proseguire. E con la legge che stiamo preparando, non si verificheranno più dei casi come il suo».
Ma per esempio, i malati di Sla non hanno speranza. A loro si può interrompere l’alimentazione artificiale?
«No, perché non perdono mai la coscienza e possono esprimere la loro volontà fino alla fine come ha fatto Welby. Insomma, il diritto di rifiutare le cure è sempre possibile per un malato, fino a quando è cosciente».
Invece quando non si è più coscienti?
«Interviene la legge perché in questi casi bisogna adottare un minimo di cautela».
L’alimentazione forzata non può essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento. Cambierete qualcosa anche di questo contestato principio?
«No, la legge avrà qualche cambiamento ma i principi fondamentali restano quelli».
E cioè?
«Idratazione e alimentazione non si possono usare come una sorta di suicidio assistito, quindi non vanno sospesi quando tu non stai morendo».
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COMMENTI

#2 curatola (4699) - lettore
il 24.02.10 alle ore 11:56 scrive:
welby ha sbagliato a lasciare che lo lasciassero in balia di una macchina e coloro che lo hanno imprigionato sono stati costretti ad ucciderlo sia pure su suo mandato. Invece é il paziente che deve avere l'ultima parola e l'ultimo atto. Qualcuno ci fa nascere ma nessuno mi deve uccidere : muoio da me!
#1 curatola (4699) - lettore
il 24.02.10 alle ore 11:53 scrive:
l'errore sta nel lasciare ai medici il parere influenzante o peggio l'ultima parola e a permettere che imprigionino il paziente dentro una macchina che egli non può spegnere. Morire deve essere sia un fatto naturale che un atto consapevole e volontario dell'interessato che nessuno può agevolare e tanto meno produrre .Se il malato non é cosciente non ci devono essere interventi estranei per impedire che la natura faccia il suo corso salvo che la terapia non porti ad evidenti e notevoli miglioramenti constatabili e verificabili da terzi. Se ciò non avviene la terapia va dismessa e i medici rispondono di accanimento terapeutico. In ogni caso il paziente va dimesso appena il medico non é in grado di garantire una terapia significativa. Primo non nuocere. Aiutiamo invece le famiglie che tengano presso di sè il malato anziché abbandonarlo alle mani dei medici.Chiunque vuole morire presso i suoi cari se li ha.
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