Art. 18, governo a muso duro Riforma anche senza accordo

I ministri Fornero e Passera: "È un treno che non possiamo perdere". Un sondaggio rivela: il 70 per cento degli elettori Pd sta con l’esecutivo. Posto fisso monotono? Lite Pd-Pdl

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Roma - Avanti con la riforma del mercato del lavoro, compresi i ritocchi all’articolo 18. Si farà con il consenso dei sindacati, ma anche senza. Il ministro del Lavoro Elsa Fornero all’incontro di ieri con le parti sociali è stata più montiana di Monti e sui tempi (che per il premier devono essere «europei») non ha fatto una mezza concessione. «Faremo di tutto per prendere il treno della riforma. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il governo cercherà comunque di farlo». Un piglio decisionista che non ha disturbato più di tanto i sindacati. Qualche problema, semmai, lo ha creato alla sinistra, schierata contro le modifiche allo Statuto dei lavoratori, ma con il 70% degli elettori che - secondo sondaggi circolati nel Pd - apprezza il ministro del Lavoro.
Giù lo spread, merito mio. Ai sindacalisti che le hanno fatto notare come, vista la crisi, si potrebbe pensare a una moratoria, cioè a una sospensione degli effetti della riforma delle pensioni che è già stata approvata, Fornero ha dato una risposta in stile Margaret Thatcher: «La riforma delle pensioni ha determinato la riduzione dello spread». Stesso metodo per la riforma che cambierà i contratti di lavoro, gli ammortizzatori e anche l’articolo 18. Entro due, massimo tre settimane ci sarà un nuovo incontro, poi arriverà la legge. Non sono mancate le concessioni. L’impressione dei sindacati è che il governo voglia dialogare. Ma i margini di manovra sono strettissimi, per motivi economici («non ci sono risorse», ha ripetuto il ministro), ma anche perché la strada è più o meno segnata.
Licenziamenti e arbitrato. Il tema dell’articolo 18, «è sul tavolo», ha ammesso la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Il governo sta procedendo lungo due strade. Una è quella dell’arbitrato per dirimere le controversie di lavoro, comprese quelle sui licenziamenti. L’altra è prevedere il licenziamento per motivi economici e limitare l’obbligo di reintegro solo per quelli discriminatori. E la novità è che su queste ricette di fatto ci potrebbe essere una disponibilità da parte dei sindacati. Luigi Angeletti, segretario della Uil non è contrario a quelli economici. Susanna Camusso, leader della Cgil, ripete da giorni che sui licenziamenti bisogna lasciare le tutele contro quelli «discriminatori», ma non cita la giusta causa. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, chiede al governo «cautela sull’articolo 18», ma sembra più l’invito a evitare toni forti. Su questa linea anche l’Alleanza delle cooperative: «Bisogna prendere il treno, ma serve coesione sociale», è l’auspicio di Luigi Marino, presidente della confederazione.
Nuova disoccupazione. Scintille tra Camusso e Fornero sugli ammortizzatori. In particolare quando il ministro ha sottolineato come vadano salvaguardate le casse integrazioni, ma solo «quelle vere». Possibile preludio a una stretta sulle aziende che ne abusano, ma anche sui cassintegrati che lavorano in nero. Salve, per il momento quelle «in deroga». Possibili invece ritocchi alla indennità di disoccupazione per chi svolge lavori temporanei. Misura da finanziare con nuovi contributi a carico delle aziende. «Bisogna fare attenzione a cambiare i vecchi ammortizzatori, in questi tempi di crisi», spiega Guglielmo Loy della Uil.
Il tema dei temi resta quello dei contratti. Il numero dei contratti sarà ridotto, ma solo poche tipologie ne faranno le spese, in particolare lo «staff leasig». Sul contratto unico bocche cucite. Ma leggendo tra le righe le parole di Fornero si fa strada una via di mezzo tra il modello Ichino e quello Boeri. In sintesi, tutele crescenti, possibile «accompagnare» il lavoratore fuori dall’azienda, ma solo se il datore si fa carico del ricollocamento. E poi il rafforzamento dell’apprendistato.
Il premier Mario Monti
Il premier Mario Monti
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COMMENTI

29 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#29 Kolux (15) - lettore
il 03.02.12 alle ore 20:51 scrive:
Ma questi lazzaroni di "politici" vanno spedita a casa a calci nel ****. Son trent'anni e più, che parlano, declamano , pronunciano, si gongolano del titolo di "onorevole", propongono,ordinano,si circondano di privilegi, ma fanno solo i loro interessi, tutti intrallazzano, tanti rubano senza una minuscola capacità critica. Dove ci hanno portato ??? In una azienda non statale una simile classe dirigente non potrebbe esistere, annientata solo dallo loro incapacità.misurata dai risultati. ONOREVOLI di che??? INCAPACI è l'eufemismo col quale possono fregiarsi.
#28 duxducis (975) - lettore
il 03.02.12 alle ore 16:18 scrive:
Vanno licenziati 500Mila dipendenti pubblici e abbassate le tasse ai lavoratori con il posto fisso. A quelli precari invece andrebbero aumentate e i datori di lavoro dovrebbero essere obbligati a pagarli il 30% piu' dei loro compagni con il posto fisso. Lo stesso deve valere per gli immigrati, devono essere pagati il 30% di piu' di un italiano che fa lo stesso lavoro.
#27 mariolino50 (1549) - lettore
il 03.02.12 alle ore 16:15 scrive:
Il risultato potrebbe essere licenziamenti di massa dei lavoratori "anziani" e poi assunzione di ragazzi con i contratti capestro in vigore attualmente, come ai tempi antichi, grazie Bersanov per dove stai portando i lavoratori, in mano agli sfruttatori più di prima.
#26 silvio frappa (1002) - lettore
il 03.02.12 alle ore 15:57 scrive:
IO credo che l'insistenza del governo sull'articolo 18, un articolo che comunque NON inficia il licenziamento per cause economiche, licenziamento che specialmente oggi è esercitato per via della crisi, sia dovuta quindi (l'insistenza) NON per il privato MA per lo STATO che non dichiara mai carenze economiche e che quindi non può liberarsi delle sue tante mele marce. Una pulizia che è il pubblico a dover fare, MOLTO PIU' CHE NON IL PRIVATO, visto che la gestione ovvero il controllo sui comportamenti dei dipendenti pubblici è solo virtuale, mai concreto, PER COLPA DI MISERABILI DIRIGENTI che tutto sono tranne che persone capaci ed utili. E conoscendo lo stupido buonismo italiano cattolico/comunista sò anche che la ricerca è solo di DETERRENZA e non certo di licenziamento vero, dopo magari qualche caso che farà notizia. Ecco perchè i sindacati sono sul piede di guerrra.... i loro iscritti sono ormai solo tra gli statali e le grandi aziende..... quindi altra disonestà !!!
#25 Zago (1374) - lettore
il 03.02.12 alle ore 15:39 scrive:
Il PD ha fatto suo il governo Monti , addirittura è euforizzato. Tutto quello che fa va bene, anche quelle cose che prima doveva fare Berlusconi ed erano invettive. urla, e pure la CIGIL si comporta di conseguenza anche se la Camusso cerca di fare la voce grossa, ma alla fine se la fa sotto come tutti gli altri. Addirittura accettano la modifica dell'art.18 iol loro cavallo di battaglia per tanti anni, ma niente di niente, Monti deve andare avanti e far vedere che le cose vanno fatte. Ma loro non sanno che tanti loro sostenitori si sono stancati dei sopprusi di questo governo a cominciare dalle pensioni, dagli aumenti della benzina, all'appicazione dell'Imu e di tutti gli altri aumenti. Ora, non dicono: " A casa il governo Berlusconi " ma inneggiano al governo Monti e alla Fornero che li ha bagnati ormai di lacrime di coccodrillo.
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