Tanto da far dire a Riccardo Gatti, responsabile per l'Asl cittadina del reparto prevenzione droga: «La vera emergenza educativa non è sui ragazzi, ma sugli adulti, su quei genitori ultra-quarantenni che in fondo hanno sempre tollerato un certo tipo di droghe, come la canna. Tra qualche anno avremo l'allarme droga tra i pensionati. Chissà se manderemo in comunità anche loro, continuando a chiamarli ragazzi». Riservatezza assoluta, per ovvi motivi, su quali siano le aziende che hanno richiesto l'intervento dell'Asl. «Quando entriamo in azienda è inutile fare conferenze - spiega Gatti -. Non servirebbe a nulla. Noi puntiamo sulla formazione. Parliamo con la direzione aziendale, ma anche con i rappresentanti sindacali. Spieghiamo loro come agganciare le persone che si sospetta facciano uso di droghe, cosa dire loro e dove indirizzarle per farsi curare». Fino a una decina di anni fa un progetto di questo genere sarebbe stato impensabile. Oggi le aziende si ritrovano a fare i conti con gli effetti di una tossicodipendenza non più agganciata all'emarginazione, ma all'interno dei loro stessi uffici. «Il tossicodipendente è una persona normale che nel 70 per cento dei casi ha un posto di lavoro fisso. L'idea che nessuno se ne accorga è sbagliata. In realtà sono molteplici le possibilità di accorgersi dell'uso di droga di un dipendente: assenteismo, mancato rendimento, progetti lavorativi inevasi - racconta Gatti -. Tutto ciò per le aziende comporta aumento del contenzioso, dei conflitti legali e delle misure disciplinari. Situazioni che non sono a costo zero». L'inaffidabilità dei manager drogati è al primo posto nella graduatoria dei danni che provocano alle loro aziende, secondo una ricerca datata 2003, ma ancora attualissima.
«Io credo che i rischi siano soprattutto due - dice ancora Gatti -. Il primo riguarda la produttività, il lavoro: basta pensare che l'abuso di cocaina può condurre ad uno stato che viene definito “submaniacale” nel quale ogni cosa diventa più semplice, le capacità critica e di giudizio sono affievolite, quelle decisionali alterate. Immaginate le conseguenze di strategie aziendali decise in queste condizioni». Conseguenze che riguarderebbero moltissime persone, anche esterne all'azienda, se la scelta alterata arrivasse, per esempio, da parte di chi lavora in una banca d'investimenti. «Il secondo rischio - prosegue Gatti - è legato alla fornitura delle sostanze stupefacenti. Chi rifornisce i manager di droga, attraverso questa via potrebbe tenerli in scacco. Chiedere loro qualche favore, farsi raccontare strategie che dovrebbero restare segrete. Insomma, per la criminalità questa può essere una strada per entrare nel mondo di imprese e finanza e controllarlo in modo soft». Da doping della vita quotidiana a narco-benessere: il perché manager, ma anche impiegati o operai facciano uso di droghe è racchiuso in questo segmento motivazionale. Ma quali sono gli stupefacenti che vanno per la maggiore tra gli adulti? «La cocaina è l'unica capace di tener testa alla cannabis - spiega il responsabile Asl -, è così diffusa che ormai il mercato è saturo. Nella nostra previsione al 2012 abbiamo stimato che la coca sarà la droga che crescerà di meno rispetto alle altre con un aumento stimato solo del 4 per cento, ma a conti fatti in Italia vorrà dire che saranno 700mila gli individui che la consumeranno, ossia il 2,2 per cento della popolazione».
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