martedì 09 febbraio 2010
 
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venerdì 30 gennaio 2009, 08:00

Battisti 2/No, un calcio al dialogo eterno

Far finta di nulla non ha senso. Lo sport da sempre è metafora della politica

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Se potessimo, sceglieremmo noi il prossimo bestseller per il giallista Cesare Battisti, prefazione di Vargas (Fred, non Getúlio) e postfazione di Carlà: un bel racconto autobiografico, Quelqu’un m’a pris, storia di un ex terrorista che viene prelevato dall’intelligence italiana e portato a casa per essere sottoposto, come un qualsiasi mattatore di poveri cristi, al rituale di un giusto processo. Ma, non essendo gli agenti editoriali dell’ex sputafuoco dei Pac, attuale sputa-interviste, e sapendo che i nostri servizi segreti mai violerebbero il codice etico delle panciute democrazie europee, dobbiamo accontentarci di altro.

Il comportamento scandaloso del governo brasiliano sul caso Battisti merita una risposta che vada oltre i consueti balletti di scartoffie. Dichiarazioni limate dagli ambasciatori e pacche sulle spalle. E allora gli si dica, a Lula: cari voi, visto che potremmo boicottarvi solo samba, Copacabana e olio di colza, abbiamo deciso che non giochiamo a pallone. Niente partita, niente monetina per decidere a chi la palla a chi il campo, niente cori, niente inno, niente scambio di gagliardetti e marmocchi che tengono per mano i calciatori.

Perché questa amichevole sta trasformandosi, anzi si è già trasformata in un’inimichevole. Scusate, cari carioca e orecchie da mercante, caro ministro Tarso Genro, se siete persuasi che in Italia Battisti potrebbe essere ucciso perché da noi esistono ancora «apparati di repressione illegali», manco fossimo nel Brasile di Vargas (Getúlio, non Fred), ma che fate, un’amichevole con la nazionale di un Paese dove la gente viene seviziata, voi che rispettate ovunque i diritti umani, specie nelle favelas? Sapendo che film come Tropa de elite, dove si mostrano le pratiche di tortura in uso presso la polizia brasiliana, sono sporca propaganda imperialista, lo diciamo noi alla nazionale verdeoro: se ci tenete alla vostra qualità democratica, rifiutate di giocare con l’Italia. Trattateci come il Sud Africa dell’Apartheid. Sennò, sarà l’Italia a rifiutarsi.

La storia che bisogna tenere fuori lo sport dalla politica è buona per le favolette olimpioniche ma non per la dura realtà, e questo a maggior ragione vale per lo sport più popolare del mondo. I vicini di casa dei brasiliani lo sanno bene: con la vittoria ai mondiali del 1978 i generali argentini sono riusciti a rimandare il conto delle loro nefandezze, e la mano de dios di Maradona nel 1986 è valsa la rivincita simbolica sulla perfida Albione per la sconfitta alle Malvine. E, poi, la guerra serbo-croata non è cominciata con gli incidenti a una partita tra Stella Rossa Belgrado e Dinamo Zagabria? E partite come Real Madrid-Atletico Bilbao non sono il palcoscenico delle lotte tra spagnoli e baschi? Ecco qual è la valenza del calcio nell’immaginario popolare. Allora diamo una scossa alla nostra fama di eterni dialoganti: il 10 febbraio non si deve giocare. Anzi, se si può, s’appenda perfidamente al balcone il poster di Paolo Rossi che infilza Peres.
6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 Random64 (1422) - lettore
il 30.01.09 alle ore 17:12 scrive:
Marcolu vedo che la dignità di un paese come l'Italia non ti riguarda minimamente dovremmo raggiungere il livello del brasile che accoglie terroristi e esporta travestiti, oppure che massacra gli indios, vedo che anche voi ...siete ma si per il volemose bene...l'Italietta è la tua quella di sinistra sempre prona a Cuba, all'urss ecc
#5 mopy (1606) - lettore
il 30.01.09 alle ore 12:11 scrive:
Quanti giocatori brasiliani ci sono nelle squadre italiane?Dobbiamo espellerli come persone sgradite?La quadra del Brasile calcio cosa c'entra con questo caos giuridico?Se l'Italia come Stato è ridotta a questi mezzucci infantili piuttosto che farsi valere in ambito internazionale utilzzando tutti gli strumenti offerti dal diritto internazionale, siamo messi male.Credo ci siano ritorsioni più gravi,che peraltro provocherebbero reazioni in campo economico di gravissima portata.Ma per favore, lasciamo perdere lo sport,l'unica cosa che avvicina i popoli.
#4 Marcolu45 (196) - lettore
il 30.01.09 alle ore 11:06 scrive:
Caro Angelo Mellone, sai che sembri??? Un esaltato, hai preso troppa cafeìna??? Ma ti rendi conto delle cose che hai scritto??? Sì dai armiamoci e partiamo però alla guerra, ma vi rendete conto che questo teatrino ci sta facendo anzi no siamo già il zimbello del e nel mondo. Ma vergognati. Oh..vediamo di non giocare neanche i mondiali del 2014...mammamia che Italietta.
#3 mab (1083) - lettore
il 30.01.09 alle ore 10:11 scrive:
D’accordo sul non giocare la partita. Resta il grande interrogativo: cosa vuole ottenere il Brasile conferendo a Battisti lo status di rifugiato politico?
#2 gian td5 (238) - lettore
il 30.01.09 alle ore 9:42 scrive:
Concordo pienamente, niente partita !
6 commenti su  1  2   pagine
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