martedì 09 febbraio 2010
 
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domenica 08 novembre 2009, 07:00

Bersani «decapita» Rai3, il Pd accusa il premier

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In queste ore bisogna immaginarsi Antonio Di Bella sentirsi tacciare come il simbolo dell’«epurazione di regime», prossimo protagonista dello «smantellamento della tv pubblica a favore di Mediaset», ultimo killer della «libertà di informazione». Bisogna immaginarselo perché lui, ex direttore del Tg3 oggi in pole position per sostituire Paolo Ruffini alla direzione di RaiTre, militante alla Santoro magari non lo è stato mai, lo descrivono come più «pragmatico», ma che sia un giornalista di «area» centrosinistra è indubbio. Non fosse altro che furono proprio i dalemiani a fare il suo nome per la terza rete, o in alternativa quello di Giovanni Minoli, che pure a maggio andrà in pensione, e che infatti è nella «rosa» dei papabili.
E il punto è proprio questo. Era il luglio scorso quando incominciò il giro di valzer delle nomine Rai. Sulla conferma o meno di Ruffini, il Pd fece calare un imbarazzato silenzio. Perché Dario Franceschini era per il sì, mentre i dalemiani, sponsor di Pierluigi Bersani, erano per il no. Ergo: piazzata (ancora dai dalemiani) Bianca Berlinguer al Tg3, le sorti della rete hanno dovuto attendere l’elezione del nuovo segretario.
I tempi coincidono: l’assemblea nazionale del partito ha ratificato ieri l’elezione di Bersani. Il giorno prima, il direttore generale della Rai Mauro Masi, in un colloquio informale, ha avvertito Ruffini che il cambio al vertice potrebbe avvenire presto, forse già nel consiglio di amministrazione di mercoledì prossimo. L’ordine del giorno della seduta non è ancora pronto, ma le barricate sono già state alzate. Ruffini per primo ha indossato l’elmetto, con un’intervista a Repubblica in cui lamenta: «La mia colpa sarebbe aver fatto nascere prima e tutelato poi programmi come Ballarò con Floris, Che tempo che fa con Fazio, Parla con me con la Dandini». I quali Floris, Fazio e Dandini infatti ieri si sono affrettati a difendere il direttore. Ora. Che il palinsesto ruffiniano al Cavaliere non piaccia non è una novità, lui per primo non ne fa mistero, «le attaccherei volentieri la scarlattina» ha detto a Floris in uno degli ultimi collegamenti telefonici con la trasmissione.
Ma non è una novità neppure, si vocifera nei corridoi Rai, che un cambio al vertice sia opportuno, dopo sette anni di palinsesti immutati, ché gli ascolti, come segnala Ruffini, saranno pure «mai stati in calo», ma la sola novità qui è stato il trasloco di Michele Santoro a RaiDue, visto che per il resto, da Mi manda Rai Tre a Chi l’ha visto ai contenitori firmati Dandini sono addirittura gli stessi della tv di Guglielmi, correvano gli anni fra il 1987 e il 1994. Ma ieri il centrosinistra ha alzato i toni. Le ali «estreme» contro il premier, che non ci sta mai male. I franceschiniani pure, ma parlando a suocera Berlusconi affinché intendesse nuora D’Alema. «La maggioranza di governo, asservita ai voleri del premier-tycoon, su cui grava un conflitto di interessi pauroso, trasforma la tv di Stato in tv di regime» ha tuonato Jacopo Venier, Pdci. «Lo smantellamento sistematico della Rai da parte del centrodestra ha come unico scopo l’indebolimento dell’emittente di Stato a tutto vantaggio delle reti del presidente del Consiglio» ha fatto eco il presidente dei senatori Idv Felice Belisario. «Cancellando l’esperienza di Ruffini verrebbero meno le ragioni stesse del servizio pubblico» ha drammatizzato Paolo Gentiloni, ex ministro franceschiniano. E poi lui, Dario lo sconfitto sia al congresso sia sul piccolo schermo: «È a rischio la libertà di informazione, la politica difenda l’autonomia della terza rete». Da chi? Forse da Bersani, che infatti alla voce «crociata per Ruffini» risulta non pervenuto.
22 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#22 onceover (902) - lettore
il 08.11.09 alle ore 20:54 scrive:
Era il luglio scorso quando incominciò il giro di valzer delle nomine Rai. Sulla conferma o meno di Ruffini, il Pd fece calare un imbarazzato silenzio. Perché Franceschini era per il sì mentre i dalemiani,sponsor di Pierluigi Bersani,erano per il no.Ergo: piazzata (ancora dai dalemiani) Bianca Berlinguer al Tg3,le sorti della rete hanno dovuto attendere l’elezione del nuovo segretario.I tempi coincidono:l’assemblea nazionale del partito ha ratificato l’elezione di Bersani. Insomma la vicenda di Ruffini come tutti sanno fa parte di una più ampia ricollocazione di uomini fidati al segretario nella terza rete.Già in estate ci furono polemiche per il ritardo nelle nomine dovute all’attesa dei risultati del congresso.Ora tutto è concluso,Franceschini ha perso, quindi il Pd bersaniano occupa tutte le cariche. Ma ovviamente la colpa è sempre di Berlusconi. MA CHE C’AZZECCA?
#21 marioto (231) - lettore
il 08.11.09 alle ore 18:39 scrive:
A me sembrano proprio ciance da mercato. Si sta (anzi stanno) discutendo di un canale della TV pubblica pagata da noi tutti, creato solo e soltanto per l'allora esistente PCI. Già questo mi è inconcepibile: come si possa creare una struttura per accontentare un partito Dio solo lo sa e ci si meraviglia anche che il Premier, noto anticomunista, critichi quelle trasmissioni che sono solo e soltanto fatte con il precipuo scopo di attaccarlo; non si meravigliano però dei loro compagni giudici che si permettono di bocciare le leggi (che dovrebbero applicare)ancor prima che vengano presentate in Parlamento. Nemmeno nel paese di cincirinella accadono queste cose e forse è per questo che siamo agli ultimi posti fra le democrazie; non certo per la mancanza di libertà di stampa. Ma poi di cosa si lamentano ? Hanno già avuto la promozione della famosa erede Bianca (la sorella a Mediaset che bello vero ?), ci mandano Di Bella che certo non pranza o dorme a Palazzo Grazioli e si lamentano ? Bohh.
#20 noppige (61) - lettore
il 08.11.09 alle ore 18:24 scrive:
Ma di cosa si lamentano questi Signori della sinistra.Sono decenni che raccontano balle a chi paga un canone da quasi 40anni come il sottoscritto.E' mai possibile che la TV di Stato soprattutto Rai tre manda in onda programmi a senso unico?.Avete mai seguito un TG3 sembra un bollettino di sciagure continue ed anche quando in tutta Italia brilla il sole il loro "che tempo che fa"afferma che nevica anche a Pantelleria .Ma andassero a trovare pane altrove . Sono stufo di vedere un galletto sardo che sculetta lungo uno studio televisivo estasiandosi del suo lagnoso e petulante chicchirichi!!!!.
#19 onceover (902) - lettore
il 08.11.09 alle ore 17:28 scrive:
Non dimentichiamoci che anche Di Pietro ha un suo pesante conflitto d’interesse ed è quello che, attraverso ex colleghi,gli ha permesso di comprare all’asta per pochi euro immobili prestigiosi e di muovere trasferimenti e altre manovre in Campania per salvare il salvabile anche il figlio da un inchiesta che,casualmente, nel giro di pochi giorni si abbatte come un uragano su Italia dei Valori. Spesso lo strano intuito di Di Pietro (soffiata degli amici) ha salvato lo stesso e il suoi uomini da situazioni imbarazzanti come gli appalti Acqua Latina:un giro da 15 milioni di euro dove il reato ipotizzato era concussione e associazione mafiosa.Ma come al solito quando si tratta di IDV l’intuito di Di Pietro salva tutti.
#18 onceover (902) - lettore
il 08.11.09 alle ore 17:24 scrive:
Non si poteva certo inserire nella legge "vale solo per Silvio Berlusconi" e per fugare i dubbi "possessore del codice ficale... " una legge sul conflitto d'interesse sarebbe stata valida per tutti.Come al solito l’antiberlusconismo tende a fare molta confusione e a dimenticare non solo fatti recenti,ma vecchie tematiche.E 'il caso di Bassolino e della Iervolino che,malgrado le pesanti vicende,sono saldamente ancora al loro posto e dimenticati dagli stessi moralizzatori che,come al solito,quando è comodo omettono. E’ il caso di Renato Soru che malgrado gli scandali si è ripresentato comunque alle elezioni con l’intento di continuare a governare quella regione,divenuta territorio della sua azienda (Tiscali) e dei suoi compagni di merende,solo perché *******o alle urne;oggi non è più lui a gestire le sorti della Sardegna.Il conflitto d?interessi di Soru era ed è evidente,ma solo sussurrato.Del padrone dell’Unità e di come lo sia diventato non si parla mai se non sottovoce.
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