Bocchino: suderete su ogni voto

Il braccio destro di Fini minaccia il Pdl e il presidente della Camera: "Dimissionato senza ragione". Poi prova il dietrofront: "Errore far credere che in Italia c’è dittatura". Il premier: le discussioni non fermano le riforme

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Roma Il generale Fini accorre in difesa del colonnello Bocchino, caduto in disgrazia per aver perso i galloni di «vicario» del gruppo Pdl. Non usa il termine «epurato», Fini, ma poco ci manca: «È stato dimissionato senza ragione, non mi sembra che abbia fatto male il vicepresidente del gruppo parlamentare e per questo ha la mia piena solidarietà». Un sacrificio pesante e inutile, insomma. Ma indugiare sulla questione è spinoso, posto che l’abile ma ambizioso Bocchino continua a non godere dell’appoggio incondizionato di tutta quanta la truppa finiana. Così anche un ministro molto vicino al presidente della Camera come Andrea Ronchi preferisce gettare acqua sul fuoco: «Nei suoi confronti non c’è stata un’epurazione - ammette -. Ma in questo momento, della vicenda, meno se ne parla meglio è. È necessario che parli la politica e soprattutto che parli solo Fini». Il quale, stuzzicato da uno studente durante una lectio sull’informazione alla facoltà di scienze della comunicazione dell’università dell’Insubria a Varese, difende il suo proconsole ma senza esagerare.
Troppo rischioso dar fuoco alle polveri e rinnovare le accuse al «monarca» Berlusconi, specie nel giorno in cui il Cavaliere smentiva di aver mai detto che «Fini è un traditore». Non abbocca alla provocazione quando gli chiedono se le dimissioni di Bocchino siano la prova che non esiste la possibilità di esprimere il proprio pensiero nel partito. Risposta gommosa: «Ieri (giovedì, ndr) Bocchino ha potuto esprimere la sua posizione. Attenzione a non far credere che ci sia una dittatura o che stiamo per entrare in una dittatura. Questo non è vero. Quando c’è una dittatura non c’è alcuna possibilità di esprimere le proprie idee». Moderato. Troppo moderato? No, perché «la mia - prosegue il presidente della Camera - non è apologia della moderazione ma l’invito a non avvelenare di più le coscienze e a non seminare l’odio, e a non indurre chi non ha tutti gli elementi a dar vita a una stagione che l’Italia ha già vissuto». Chiaro riferimento agli anni di piombo e sconfessione del «partito che ne colpisce uno per educarne cento» evocato da Bocchino. Il quale ha poi rincarato la dose: «Ora la maggioranza dovrà convincerci voto per voto». Frase ostile che sa di opposizione e che ha incendiato gli animi nel Pdl.
In terra padana, dove è meglio giurare che «io non ce l’ho con la Lega», Fini interviene anche sul capitolo intercettazioni, nodo su cui molti temono la rappresaglia della minoranza pidiellina. Vista l’atmosfera, qualcuno paventa che i finiani potrebbero mettersi di traverso e fare da sponda alle critiche dell’opposizione, di certa stampa e certa magistratura. Anche su questo fronte, però, meglio la cautela: «È buona regola - spiega Fini - non giudicare fino a quando non si è scritta l’ultima virgola. Nell’iter parlamentare, ancora non terminato, alcune critiche espresse non hanno più motivo di esistere. Il testo uscito dalla Camera - continua - è stato modificato in Senato su aspetti non irrilevanti in relazione a critiche espresse dall’Anm. Aspettiamo che il testo esca dal Senato». Di certo, Fini ammette che «non è giusto leggere sui giornali ciò che due persone si dicono al telefono e magari non sono nemmeno indagate. Non c’entra nulla con il diritto-dovere della magistratura di appurare i reati e con il diritto all’informazione».
Già, l’informazione. «La penna e il microfono sono come una spada - avverte Fini -. Possono difendere l’inerme dall’arroganza del potere e possono, al contempo, aggredire il cittadino inerme». Il giornalista è «tendenzialmente un anarchico sregolato che va in contrasto con le gabbie della deontologia. Ma ciò che conta davvero non è il richiamo alla deontologia o a eventuali sanzioni dell’ordine, sul quale bisogna aprire un dibattito se tenerlo in vita, ma fare affidamento al buon gusto del giornalista».
Sulla legge elettorale, invece, si apre un altro distinguo in seno alla maggioranza. Se per Fini infatti «quello del collegio rimane il metodo più utile in termini di rapporto tra elettori e territorio», per Fabrizio Cicchitto: «La legge elettorale vigente ha dimostrato di avere più pregi che difetti».
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COMMENTI

138 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#138 gedeone@libero.it (687) - lettore
il 02.05.10 alle ore 12:43 scrive:
Il sig.Fini, dopo aver rianimato, con il suo irresponsabile ed ingiustificato comportamento, tutti i forcaioli d'Italia, si mette a fare il moderato. Caro camaleonte, non mi incanti più e penso di essere in buona e grande compagnia nel PDL. Ci rivedremo alle prossime elezioni, in qualunque data si terranno!
#137 TRIDENTINA AVANTI (2001) - lettore
il 02.05.10 alle ore 10:57 scrive:
L’Amico “tiramisù” Bocchino ha poco da far sudare, lui che è stato portato alla ribalta della politica da BERLUSCONI perché, se fosse per lui, sarebbe ancora nel limbo partenopeo. Figuratevi che “BIM-BUM-BAM” doveva diventare sindaco “e Napule” ed invece si è fatto lucidare il…..cuore da una entità inutile come Rosetta Russo Iervolino. Bocchi mava fan…..cuore!!!!!!
#136 Eros (151) - lettore
il 02.05.10 alle ore 9:10 scrive:
Che significa "vi faremo sudare su ogni voto"? Che Bocchino s'è messo a fare l'oppositore? Ma io non voglio credere che stiamo giocando. Se perde l'attuale maggioranza perdono tutti gli italiani che sono argine a questa sinistra e alla fine è peggio anche per lui.
#135 pasrom@tiscali.it (130) - lettore
il 02.05.10 alle ore 8:35 scrive:
Il questo articolo ad un certo punto si legge: "In terra padana, dove è meglio giurare che 'io non ce l’ho con la Lega'»; i titoli spesso riportano qualcosa come "Bossi tuona...." (mentre gli altri esponenti della lega spesso "abbaiano" come Di Pietro), siamo sicuri che questa lega non si richiami ai mortiferi regimi (fasci-nazi-comunisti) del secolo passato?
#134 Robinson (500) - lettore
il 02.05.10 alle ore 7:48 scrive:
A qualcuno piace giocare a tre punte. A destra il buon Bossi che, nonostante la menomazione, garantisce un movimento avanti e indietro grazie al suo indiscusso carisma. Al centro una punta d'indiscusso valore. Berlusconi garantisce una tecnica ed energia da vendere. Ed una classe superiore. A sinistra il buon Fini riciclato a destra di natura europea che garantisce la continuità con le vere, autentiche ali sinistre amate, appuntoperchè sinistre, da popoli interi. Insomma un attacco roboante, completo, potente, micidiale.
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