Bondi: "Così Scalfari e Repubblica puntano a rovinare l’Italia"

Il ministro della Cultura: "Il piano è distruggere chi è stato eletto democraticamente e sostituirlo con un'elite di potere. Di Pietro? Un virus che porterà la sinistra al disfacimento". Poi sulla Lega: "Potrebbe nascere un patto federativo"

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Ministro Bondi, siamo dinanzi a minacce e disperazione, come titolava ieri nel suo editoriale Ezio Mauro, «tecnicamente» convinto che dalle parole di Silvio Berlusconi venga fuori una «pulsione totalitaria»?
«Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari (nel tondo) ritengono, non da oggi, che il popolo italiano sia moralmente tarato e abbia perciò bisogno di essere guidato e governato da una sorta di avanguardia politica e culturale, depositaria della virtù o rappresentante dell’Italia migliore. Dopo avere sperato nell’azione dei magistrati di “Mani pulite” e fiancheggiato la marcia della “gioiosa macchina da guerra della sinistra”, che avrebbe dovuto conquistare il potere, Repubblica ha individuato in Berlusconi l’interprete di quell’Italia moralmente inferiore e bacata che vive nella loro testa».
Perché, secondo lei?
«Il fatto è che non si spiegano come mai quest’Italia, che odiano e che disprezzano, finisca per prevalere rispetto ai loro disegni politici e vinca addirittura le elezioni, nonostante abbia contro tutti i mezzi di comunicazione, tutti gli intellettuali, tutti i rappresentanti dei poteri che contano. Siccome non si fanno una ragione di questo fenomeno, cioè non sono capaci di offrire una spiegazione culturalmente efficace e onesta della realtà, il loro odio e il loro risentimento giunge fino al punto di perseguire ogni mezzo e di utilizzare ogni strumento per liquidare gli avversari politici che si frappongono ai loro progetti e ai loro interessi. Per questo la posizione di Scalfari ha portato la sinistra in un vicolo cieco e ha determinato e determinerà la rovina dell’Italia».
Addirittura?
«Già, perché questo vogliono: la rovina dell’Italia. Come i giacobini, preferiscono distruggere tutto, ricostruire dalle macerie fumanti, piuttosto che riconoscere la realtà, il responso della democrazia. La democrazia che ha in mente Scalfari è quella in cui contano, non gli eletti e il popolo, bensì i cosiddetti poteri “illuminati”, cioè le élites, i circoli politici, economici e culturali che detengono il potere, ma non le sorti della democrazia».
Non le sembra uno scenario troppo impietoso?
«Guardi, il superpartito di Repubblica agisce per annullare la volontà del popolo che si esprime attraverso il fastidio della democrazia e per assegnare il governo della società a un comitato di salute pubblica, come durante l’età del Termidoro, a un gruppo ristretto di cittadini depositari della verità, del bene, della moralità repubblicana. Dovremo essere riconoscenti a Berlusconi vita natural durante per averci salvato e per resistere a questa minaccia eversiva».
Restiamo ancora a sinistra. Come valuta i movimenti interni al Pd in vista del Congresso?
«Credo che abbia detto una parola risolutiva Massimo Cacciari, una persona seria e intelligente, quando ha affermato che un’intera classe dirigente ha fallito nel dare vita a una forza politica riformista di governo. Aggiungendo che è il momento di passare il testimone ai giovani. Come non dargli ragione?».
Ai democratici servirebbe dunque un ricambio generazionale?
«Gli zii, come li ha chiamati sprezzantemente Scalfari, cioè i D’Alema, Veltroni, Franceschini e Bersani, ormai hanno fatto il loro tempo. Il problema per la sinistra, tuttavia, è più complesso, perché gli zii non hanno neppure preparato il rinnovamento, hanno sempre ostacolato la nascita di una nuova classe politica. E oggi capisco che è difficile passare da D’Alema, per quanti difetti abbia, alla Serracchiani».
Rimane ancora il nodo Idv.
«La questione politica dirimente per il Pd, qualunque ne sia il nuovo leader, è proprio il rapporto con Di Pietro. Ma temo che nessuno riuscirà ad affrontarlo e risolverlo con chiarezza, perché l’occasione per far nascere una forza politica riformista è stata persa da decenni. Ora è troppo tardi, e Di Pietro accompagnerà il lento tramonto della sinistra italiana, come un virus che, entrato nel suo corpo, lo ha portato alla morte».
Passiamo al rapporto con l’Udc. Per Verdini bisognerebbe rilanciare l’alleanza con il Pdl.
«Il rapporto con l’Udc è complesso».
In che senso?
«Be’, non basta invocarne un’alleanza. È necessario anche prendere atto e rispettare il suo progetto politico, che si fonda sull’autonomia e sul rifiuto del bipolarismo. Inoltre, l’elettorato Udc ha subìto una trasformazione e un mutamento rispetto al passato, che richiederebbe una lettura più approfondita. E il tema, comunque, andrebbe affrontato coinvolgendo la Lega e solo dopo un’ampia discussione all’interno del nostro partito».
A questo punto apriamo il capitolo Carroccio.
«La Direzione del Pdl ha votato all’unanimità un documento politico nel quale l’alleanza tra il Pdl e la Lega di Umberto Bossi, molto simile a quella della Cdu-Csu in Germania, viene riconosciuta come strategica per il cambiamento dell’Italia».
Differenti ma uniti?
«Si tratta di un’alleanza tra forze politiche diverse, in qualche modo in competizione, ma con un grado di affinità e unità molto forte. E prevedere, nel futuro, almeno un rapporto federativo, non sarebbe da escludere a priori».
Pdl: si raccontano frizioni nel «triumvirato» di cui lei fa parte.
«È tutto frutto di ricostruzioni interessate a fornire l’impressione di un progressivo disfacimento del quadro politico, del governo e del partito di maggioranza relativa. In verità, i miei rapporti con gli amici La Russa e Verdini sono eccellenti e la nascita del nuovo partito procede senza alcun problema».
Si continua a discutere sul futuro ruolo di Gianfranco Fini.
«Ai miei occhi ha un grande merito: quello di avere aperto uno spazio di confronto democratico. È una novità estremamente positiva, perché il nuovo partito che nasce ha un leader forte e incontrastato, ma ha bisogno di sviluppare anche una vita democratica aperta e pluralistica. Stiamo preparando la nuova edizione della scuola di Gubbio e spero che il presidente Fini possa partecipare».
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COMMENTI

65 commenti su 1  2  3  4  5  6  7  8   9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#25 leno lazzari (160) - lettore
il 28.06.09 alle ore 11:49 scrive:
A parte il giudizio su Scalfari e Mauro che condivido (non compro Repubblica dal 1988), ci sarebbe un puntino piccolo che Bondi (vai forte Sandro ) poteva forse approfondire un pochino. Mi riferisco al "distruggere per ricostruire. Proprio come gli estremismi piu' deteriori, non eccettuato il comunismo vecchio stampo che i PD, che non sono mai stati comunisti, imitano anche in questo. Distruggere l'orgoglio nazionale, la solidita' della famiglia, L'autorevolezza di scuola e Chiesa, cancellare la memoria delle tradizioni, per poi condurre loro l'orchestra/popolo ormai pronto a credere......."che i somari volino". O vi sembro paranoico? Grazie di esistere, Bondi. Leno
#24 Kontorotsui (1406) - lettore
il 28.06.09 alle ore 11:46 scrive:
Se avete il coraggio, ed è dura, leggetevi l'editoriale di scalfari oggi sul sito di repubblica. La sua faziosità e falsità sono al culmine: è riuscito a parlare male del decreto anticrisi senza neanche nominare le misure anti evasione. Pieno stile sovietico.
#23 Marcus242 (428) - lettore
il 28.06.09 alle ore 11:46 scrive:
Analisi ineccepibile. Va solo aggiunto che il disegno eversivo è perseguito in collaborazione con i potentati islamici con cui "Repubblica" è in stretto collegamento operativo in fuzione golpista. Fate caso come il veleno scalfariano è esploso in corrispondenza della politica dei rimpatri, che dà molto fastidio ai potentati musulmani perchè blocca l'afflusso di immigrati islamici in Italia.
#22 centocinque (3065) - lettore
il 28.06.09 alle ore 11:44 scrive:
L'evoluzione:da "alla sera andavamo in Via Veneto" a "adesso andiamo a trans"
#21 oreste__ (247) - lettore
il 28.06.09 alle ore 11:40 scrive:
Il titolo di quest'articolo è sacrosanto, anche leggendo quello che scrive oggi direttamente lo Scalfari su repubblica come commento all'ultimo intervento del governo sulla crisi. Lo Scalfari parla e scrive come se fosse il depositario delle tavole della verità, partendo da quel falso presupposto di superiorità morale, intellettuale, che la sinistra considera suo per scontato. Niente di più fasullo, anche comico, considerando che alcuni usano dichiararsi di sinistra per darsi aria da intellettuale. La maggioranza degli italiani che non vota la sinistra radical-chich è la vera parte intellettualmente superiore di questa nostra Italia, considerando il fallimento della loro azione politica nei fortunatamente brevi intervalli di tempo in cui hanno governato.
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