Che c’entra se la Lega che vuole riformare lo Stato (e lo sta facendo nel governo Berlusconi) in senso federale non va alla festa di quello Stato e di quella Nazione che vuole riformare? Deve forse dimostrare forza alla sua base? Non lo fa di più portando a casa il federalismo che come qualche volta ha detto Bossi è l’unico modo di tenere insieme l’Italia? Ma chi l'ha detto che un federalista convinto non può celebrare l’unità del Paese? Sarebbe come se la prova di fede federalista di un eletto dal popolo negli Stati Uniti consistesse nel non andare ad ascoltare il Discorso sullo stato dell’Unione del Presidente. Certo, ascoltando quello che il governatore della Puglia Vendola ha detto ieri alla Bocconi verrebbe da andare oltre Bossi.
Sentite cos’ha partorito il Nichi nazionale: ha sentenziato che alla Lega il Sud può piacere quando Sud significa ’ndrangheta. Roba da pazzi. Ma oggi questo non ci interessa. Oggi vogliamo dire a Bossi che nella sua base ci sono persone che nei confronti di questa festa e dell’unità del Paese non hanno atteggiamenti simili a quelli dei politici leghisti che oggi non celebreranno la festa. Se i politici della storia repubblicana non hanno saputo far sì che le regioni del Sud uscissero dalla cappa dell' assistenzialismo ed entrassero nello spazio di uno Stato moderno che c’entrano gli italiani e che c’entra, francamente, l’Unità d'Italia? Si ha l'impressione, a volte, che tutto questo sentimento anti-nazionale sia più una montatura barocca dei politici leghisti piuttosto che del suo popolo. Una cosa è certa: chi lavora per federalismo non deve avere paura di 150 anni di unità del Paese che vuole federale. Altrimenti dimostra debolezza, questa sì vera.
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