Dopo un'intera notte trascorsa in caserma dunque, si allontanano i sospetti attorno a Alì Yousuf Khan, lo zio di 34 anni, cameriere. L'uomo aveva scoperto il cadavere al rientro dal lavoro e aveva chiamato i carabinieri. Le indagini da subito si sono concentrate sulla sfera sentimentale. La ragazza era in Italia da tre anni con un regolare permesso di soggiorno. Svolgeva lavori saltuari e da 15 giorni si era trasferita dallo zio dopo aver litigato per «questioni caratteriali» con mamma e sorella maggiore. Era sposata, ma da qualche mese frequentava assiduamente un altro connazionale coetaneo, residente a Monza, svanito nel nulla dal giorno del delitto.
Sharna Abdul Gafur conosceva molto bene l'assassino. L'ha fatto entrare in casa con il mazzo di chiavi, ora sparito, che le aveva dato lo zio. Lo conosceva tanto bene da accoglierlo in pigiama. N´ sulla porta n´ alle finestre sono stati trovati segni di effrazione. Nessun componente delle 36 famiglie che abitano nella casa di corte ha sentito urla o rumori sospetti provenienti dal monolocale al primo piano. Da un primo esame del corpo, l'autopsia verrà effettuata a Milano domani, non ci sono segni di colluttazione. Sharna non ha lottato per difendersi è stata colta all'improvviso e non ha avuto tempo di reagire.
L'omicidio pertanto potrebbe essere avvenuto a causa di un improvviso raptus dell'assassino che poi se ne è andato portandosi via anche il cellulare, forse per rallentare l'identificazione, ed è scappato chiudendo a doppia mandata l'ingresso. Nel frattempo sono stati sentiti anche la sorella maggiore con la quale la vittima aveva avuto più di un alterco e i genitori, residenti a Gallarate in provincia di Varese. Tutto quanto però porta verso il misterioso bengalese «fidanzato» di Sharna.
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