Il disaccordo di fondo con il Premier rimane però sul risultato finale della trattativa. Per Cameron il veto del Regno Unito significa la salvezza della finanza, per Clegg si traduce in una perdita di potere della City londinese anche a Washington. «I conservatori che adesso stanno festeggiando sono vittima di un grande equivoco - ha affermato Clegg -. Non ritengo che quello che abbiamo fatto sia una buona cosa per il lavoro, per la City o per qualcun altro». Assumendo una posizione molto più dura che in passato, il vice Premier ha anche dichiarato che per la Gran Bretagna è giunto il momento di recuperare la propria leadership in aree di competenza come i mercati e la difesa. Nello stesso tempo la questione sul futuro delle relazioni con l'Unione Europea è ben lungi dall'essere chiusa. «Anzich´ ritirarci ai margini - ha promesso Clegg - dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per rimanere protagonisti. La Gran Bretagna ha ancora voce in capitolo, soprattutto per dire se i 26 Paesi rimasti possano utilizzare le istituzioni già esistenti come la Commissione Europea o la Corte Europea di Giustizia». E questa voce, secondo Clegg, dev'essere usata ora per consentire alla Gran Bretagna di rientrare nel dibattito.
Vedremo a questo punto quanto la posizione del leader Lib-dem verrà presa in considerazione dal resto della coalizione, poich´ il nocciolo della questione sta tutto qui. Se i Conservatori lo ascoltassero, il gelo tra Bruxelles e Londra potrebbe anche sciogliersi. È però troppo presto per dirlo. Ieri il ministro degli Esteri Hague ha replicato che Clegg aveva dato appoggio completo alla posizione che Cameron avrebbe preso al summit negando che il rifiuto britannico abbia messo in pericolo l'indipendenza della City. E all'opposizione il disaccordo tra Clegg e i conservatori non fa altro che dimostrare la debolezza del primo «che rimane nella coalizione ma senza alcun effettivo potere».
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