Certo: siamo stati e restiamo un quotidiano politico. E nelle battaglie politiche non ci siamo certi tirati indietro, basti ricordare la campagna con cui abbiamo rivelato le nuove magagne di Di Pietro, costringendo il figlio alle dimissioni e Tonino a imbarazzanti e insufficienti spiegazioni, o la presa di posizione decisa sul caso Englaro. Così come non ci siamo tirati indietro nell’ultima battaglia, quella aperta da Repubblica sul gossip: l’abbiamo fatto senza risparmiarci, a volte superando anche il senso di nausea di fronte a tale deriva giornalistica, ma senza oltrepassare il limite del buongusto. Per intenderci: abbiamo rivelato l’esistenza di un’inchiesta insabbiata sulle escort del clan D’Alema, proprio perché si trattava di un'inchiesta (inchiesta=notizia) e perché si parlava di prostituzione dentro le stanze di Montecitorio (Montecitorio=luogo istituzionale). Ma quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto (siano essi premier, direttori di giornali, editori, ingegneri, first lady, body guard o avvocati) riteniamo siano solo fatti loro. E siamo convinti che i lettori del Giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove.
Non voglio aggiungere altro se non un riferimento alle nostre «guide». Le inserzioni sul lavoro (presto copiate da altri quotidiani e settimanali), i vademecum sul risparmio, sulla previdenza o sulla casa, che tanto interesse hanno suscitato fra voi lettori. Alcune erano più riuscite, altre meno: ma dietro c’era il tentativo di fare del quotidiano uno strumento non solo di denuncia, di polemica, di battaglia, ma anche di servizio. Costruire e non solo distruggere. Creare fiducia e non solo vellicare gli istinti più bassi. Non si dice che per uscire dalla crisi ci vuole soprattutto un’iniezione di positività? Ecco: piccole dosi di positività noi le abbiamo distribuite tutti i giorni, abbiamo cercato di rappresentare l’Italia che ci crede, quella che lavora, che si dà da fare ogni giorno, magari sbuffa ma cerca qualcuno che la aiuti a risolvere i problemi, non solo qualcuno che urli che i problemi ci sono.
Del resto non serve dilungarsi ancora. Il quotidiano che abbiamo fatto lo avete visto e lo avete apprezzato. Ci avete seguito anche nei passaggi più azzardati e più innovativi, come il cambio della grafica e della testata (quel Giornale in negativo che ci accomuna alle grandi testate europee), a dimostrazione che il popolo dei moderati sa riconoscere il rinnovamento (almeno il rinnovamento che pone le basi nella tradizione) e lo preferisce a ogni ottusa reazione. Ci avete seguito, ci avete appoggiato. Lo dimostrano le vendite in edicola, che in un momento di crisi generale, segnano un rilevante e costante aumento rispetto all’anno scorso, sia a giugno sia a luglio sia ad agosto. Ed è un dato ancor più significativo se si considera che nel frattempo il prezzo del quotidiano è aumentato del 20 per cento. Questa è la prova della vostra fedeltà e della vostra amicizia, cari lettori del Giornale: sapete essere critici, severi, inflessibili, ma date in ogni momento prova di un attaccamento straordinario a questa testata, che per tutti noi è qualcosa di più di un contenitore di idee e di notizie: è una bandiera.
Ebbene, noi questa bandiera l’abbiamo portata avanti due anni con gioia, emozione, fatica, orgoglio e soddisfazione. Abbiamo commesso tanti errori perché come diceva un mio vecchio amico «solo chi non mangia non fa briciole», ma ce l’abbiamo messa tutta. E allora lasciatemi ringraziare, prima di salutarvi per l’ultima volta, una redazione straordinaria, di professionisti esemplari e di persone perbene, un gruppo di talenti e capacità come ce ne sono pochi oggi in Italia. Sono orgoglioso di essere stato alla loro guida e non dimenticherò l’attaccamento che mi hanno dimostrato per tutti questi due anni, fino a questi ultimi giorni. Aver preservato e valorizzato questo patrimonio professionale è la mia vera soddisfazione in questo momento: lo consegno al nuovo direttore, sicuro che saprà utilizzarlo al meglio per il bene del Giornale.
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