Infine, l’ultimo pensiero a Mario Cervi. Lo conoscete bene, sapete che ha fondato questo quotidiano, che ne custodisce l’anima e la memoria. Averlo avuto al fianco, dall’altro lato della porta, per tutti questi mesi è stato per me importantissimo. Mario Cervi viene in redazione presto tutte le mattine, legge i giornali, commenta le notizie. Con i suoi silenzi e con le sue mezze battute, mi faceva capire quando stavamo esagerando con i toni o quando stavamo prendendo strade che non condivideva, con la sua penna sempre lucida e precisa dava piccoli tocchi di timone per riequilibrare la linea. Sempre signore, affilato ma mai volgare, puntuto ma mai becero, pronto a combattere e mai prono. Controcorrente. Galantuomo. Un po’ ironico, un po’ sarcastico. Cane da guardia. Impertinente. D’altri tempi eppure modernissimo. Con la memoria salda eppure pronto a lanciarsi in ogni sfida del futuro. Ecco a me piace pensare che l’anima del nostro quotidiano sia proprio così. Abbiamo cercato di difenderla e di rafforzarla. Ora so che da domani Mario Cervi non sarà più nel medesimo ufficio dove è stato negli ultimi dieci anni. Spero che con lui, da quell’ufficio, non se ne vada anche lo spirito del Giornale che da sempre incarna.
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