martedì 09 febbraio 2010
 
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domenica 30 novembre 2008, 07:00

Caro Renzo Bossi, forse è meglio studiare

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 Il blog di Tony Damascelli
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Avete presente la frase da repertorio: i familiari sono stati avvertiti. Bene, stavolta non trattasi di un dramma, nessuna tragedia. Roba più piccola, tipo pagella, interrogazioni, voto. Il telefono è squillato ieri mattina a casa Bossi, giornata bianca, di neve e polenta, all’ora di pranzo, un carciofo spinoso come aperitivo: chiamata dal liceo Bentivoglio, un cognome non una garanzia, del Collegio arcivescovile di Tradate:«Purtroppo Renzo, vostro figlio, non ha superato la prova orale della maturità scientifica. A risentirci». Fine della comunicazione e dell’appetito. Prevedo che l’Umberto, uomo di parole e di fatti, debba aver cercato lo sguardo dell’erede, per la terza volta respinto all’esame, poi qualcosa dovrà pur avergli detto, lui che negli ultimi giorni, non appena incrociava il Renzo, subito gli sparava una domanda, dal diapason in giù, per saggiarne la preparazione, i tempi di reazione, in breve se avesse studiato o no. Sembrava che stavolta il ragazzo ricciuto ce l’avrebbe fatta, buoni segnali di impegno, sentori di apprendimento, va là che ci siamo, ci sei.
Così l’erede si era presentato al collegio il cui rettore, don Gaetano Caracciolo (tra nome e cognome la Padania sembra più lontana delle isole Faroer), il religioso, dicevo, negli ultimi tempi, aveva recitato qualche rosario supplementare dopo che la famiglia del senatùr si era appellata al tribunale amministrativo per annullare il fallimentare ma poco chiaro esame del ragazzo.
In attesa del verdetto, tuttavia, il buon Renzo aveva ottenuto la possibilità di ripresentarsi. Come prima, più di prima. Non è una canzone, però. Dopo la topica sulla «Valorizzazione romantica dell’appartenenza e delle identità», tesina ispirata al federalismo, al pensiero e alle opere di Carlo Cattaneo, una sorta di autogol casalingo, ecco che Renzo ci è ricascato ma con Albert Einstein, dalla storia alla fisica stesso totale, nonostante la presenza di un osservatore dell’Onu, cioè un ispettore mandato dalla Gelmini ministro, per capire, sapere, controllare che tutto filasse liscio, senza le ombre e i sospetti sollevati dal padre: «Se fossimo al Sud sarebbe già stato promosso», la denuncia, un classico, tanto per sottolineare che gli asini, al di sotto del Po, volano mentre su tirano la carretta. Per dimostrare che trattatasi di complotto e boicottaggio ecco una nuova interrogazione, su una nuova materia di studio.
Niente da fare, cambiando l’ordine dei fattori, della tesi, dei docenti il risultato non è cambiato, Renzo Bossi a casa, bocciato, un nome solo, e nemmeno al comando, sul tabellone dei risultati, una sola sentenza, respinto. Bossi junior, espletate le formalità, esaurita l’interrogazione, un’ora di domande e qualche minuto di risposte, non ha atteso di leggere il quadro con il giudizio, ha preso su, consapevole del nuovo guaio, ed è tornato a casa.
Qualche malignazzo dice che il giovane abbia deciso di dare ragione all’Umberto padre: «Mio figlio un delfino? Per il momento è soltanto una trota», così aveva detto, stracciando gli almanacchi su una staffetta politica di famiglia, senza giri di parole, andando al sodo, come sempre. Se a Napoli ogni scarafone è figlio a mamma sua, qui al Nord la blatta viene sostituita dal pesce d’acqua dolce. Dolce il Renzo lo è di sicuro, la zazzera nervosa e gli occhi veloci fanno impazzire le pupe di ogni frazione e fazione, non soltanto leghista, rispetto al fratello Riccardo non ha voglie di Isole dei famosi, piuttosto vorrebbe essere famoso nel continente nostrano della politica, dove suo padre regna indiscusso. Ma sussiste ’sto benedetto esame di maturità, la scuola privata la pensa come la scuola pubblica, lo scolaro non risponde alle richieste del corpo docente: «Non so che tipo di preparazione abbia svolto, presentandosi come privatista non ha seguito gli studi da noi», aveva commentato il don Gaetano, poco padano di cui sopra che però aveva firmato, nella stessa sessione, il diploma di Davide Ancelotti, figlio di tanto Carlo, un padano a denominazione di origine, sicuramente più preparato, non soltanto in tattica e cross dal fondo, materie quotidiane del padre.
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34 commenti su  1  2  3  4  5  6  7   pagine dal più vecchio | dal più recente
#34 tacitus (822) - lettore
il 01.12.08 alle ore 6:50 scrive:
Clorindo, pensa alla tua statura intellettuale e morale, ma non cadere in depressione.....
#33 paolopancio (40) - lettore
il 30.11.08 alle ore 23:53 scrive:
per parafrasare il detto latino( certo mi vorranno gentilmente scusare i celti padani): talis filius.........
#32 Gianluca Blasi (130) - lettore
il 30.11.08 alle ore 23:32 scrive:
Per Luigi Morettini: Tutti i signori da lei nominati hanno conseguito almeno un diploma. Si informi meglio prima di scrivere quelle che possono essere definite, nella migliore delle ipotesi, delle stupidaggini. Per SabrinaP: dovrebbe cercare di essere un po' più avveduta nel dare dell'analfabeta a qualcun altro o quanto meno, nel farlo, dovrebbe evitare orrori come "dovè".
#31 cantastorie (3004) - lettore
il 30.11.08 alle ore 23:06 scrive:
Talis pater... non è che il senatur abbia mai brillato nel mondo della didattica, anzi... se al tempo dei Romani, facevan senatori i cavalli... beh lasciamo perdere altrimenti facciamo il gioco del nemico....
#30 Gilberto Celletti (154) - lettore
il 30.11.08 alle ore 22:29 scrive:
la butto lì, ma se sto ragazzo per tanto clamore suscitato dall'importante parentela, dovesse fare una pazzia per la gogna mediatica che sta subendo, di chi sarebbe la colpa? si tratta pur sempre di un ragazzo che come tanti affrontano un'età difficoltosa. non è novità che ogni tanto qualcuno di questi giovini per brutti voti decide di farla finita. secondo me questa storia non necessita alcuna attenzione! è puro voyerismo!
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