Caro Renzo Bossi, forse è meglio studiare

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Avete presente la frase da repertorio: i familiari sono stati avvertiti. Bene, stavolta non trattasi di un dramma, nessuna tragedia. Roba più piccola, tipo pagella, interrogazioni, voto. Il telefono è squillato ieri mattina a casa Bossi, giornata bianca, di neve e polenta, all'ora di pranzo, un carciofo spinoso come aperitivo: chiamata dal liceo Bentivoglio, un cognome non una garanzia, del Collegio arcivescovile di Tradate:«Purtroppo Renzo, vostro figlio, non ha superato la prova orale della maturità scientifica. A risentirci». Fine della comunicazione e dell'appetito. Prevedo che l'Umberto, uomo di parole e di fatti, debba aver cercato lo sguardo dell'erede, per la terza volta respinto all'esame, poi qualcosa dovrà pur avergli detto, lui che negli ultimi giorni, non appena incrociava il Renzo, subito gli sparava una domanda, dal diapason in giù, per saggiarne la preparazione, i tempi di reazione, in breve se avesse studiato o no. Sembrava che stavolta il ragazzo ricciuto ce l'avrebbe fatta, buoni segnali di impegno, sentori di apprendimento, va là che ci siamo, ci sei.
Così l'erede si era presentato al collegio il cui rettore, don Gaetano Caracciolo (tra nome e cognome la Padania sembra più lontana delle isole Faroer), il religioso, dicevo, negli ultimi tempi, aveva recitato qualche rosario supplementare dopo che la famiglia del senatùr si era appellata al tribunale amministrativo per annullare il fallimentare ma poco chiaro esame del ragazzo.
In attesa del verdetto, tuttavia, il buon Renzo aveva ottenuto la possibilità di ripresentarsi. Come prima, più di prima. Non è una canzone, però. Dopo la topica sulla «Valorizzazione romantica dell'appartenenza e delle identità», tesina ispirata al federalismo, al pensiero e alle opere di Carlo Cattaneo, una sorta di autogol casalingo, ecco che Renzo ci è ricascato ma con Albert Einstein, dalla storia alla fisica stesso totale, nonostante la presenza di un osservatore dell'Onu, cioè un ispettore mandato dalla Gelmini ministro, per capire, sapere, controllare che tutto filasse liscio, senza le ombre e i sospetti sollevati dal padre: «Se fossimo al Sud sarebbe già stato promosso», la denuncia, un classico, tanto per sottolineare che gli asini, al di sotto del Po, volano mentre su tirano la carretta. Per dimostrare che trattatasi di complotto e boicottaggio ecco una nuova interrogazione, su una nuova materia di studio.
Niente da fare, cambiando l'ordine dei fattori, della tesi, dei docenti il risultato non è cambiato, Renzo Bossi a casa, bocciato, un nome solo, e nemmeno al comando, sul tabellone dei risultati, una sola sentenza, respinto. Bossi junior, espletate le formalità, esaurita l'interrogazione, un'ora di domande e qualche minuto di risposte, non ha atteso di leggere il quadro con il giudizio, ha preso su, consapevole del nuovo guaio, ed è tornato a casa.
Qualche malignazzo dice che il giovane abbia deciso di dare ragione all'Umberto padre: «Mio figlio un delfino? Per il momento è soltanto una trota», così aveva detto, stracciando gli almanacchi su una staffetta politica di famiglia, senza giri di parole, andando al sodo, come sempre. Se a Napoli ogni scarafone è figlio a mamma sua, qui al Nord la blatta viene sostituita dal pesce d'acqua dolce. Dolce il Renzo lo è di sicuro, la zazzera nervosa e gli occhi veloci fanno impazzire le pupe di ogni frazione e fazione, non soltanto leghista, rispetto al fratello Riccardo non ha voglie di Isole dei famosi, piuttosto vorrebbe essere famoso nel continente nostrano della politica, dove suo padre regna indiscusso. Ma sussiste 'sto benedetto esame di maturità, la scuola privata la pensa come la scuola pubblica, lo scolaro non risponde alle richieste del corpo docente: «Non so che tipo di preparazione abbia svolto, presentandosi come privatista non ha seguito gli studi da noi», aveva commentato il don Gaetano, poco padano di cui sopra che però aveva firmato, nella stessa sessione, il diploma di Davide Ancelotti, figlio di tanto Carlo, un padano a denominazione di origine, sicuramente più preparato, non soltanto in tattica e cross dal fondo, materie quotidiane del padre.
Resta il dubbio, a questo punto, che la trota abbia scelto di finire in padella, oppure di dare ragione a un saggio dell'altro secolo: «Bocciate. Bocciate un po' di figli del popolo. Che rimanga qualche idraulico» (pensieri e parole di Marcello Marchesi).

COMMENTI

34 commenti su 1  2   3  4  5  6  7   pagine dal più vecchio | dal più recente
#24 emmeotto (4) - lettore
il 30.11.08 alle ore 17:00 scrive:
Caro papà Bossi, ora ho 72 anni e all'età di tuo figlio mio padre: rilevando la mia scarsa propensione allo studio come alternativa mi mandò a lavorare. Da apprendista e poi operaio alla Michelin ho poi compreso il valore dello studio e alla sera mi diplomai. Erano altri tempi e altri padri? un cittadino padano
#23 sabrinap (161) - lettore
il 30.11.08 alle ore 16:48 scrive:
Dove' il problema?dipietro e' "magistrato" e analfabeta, un lavoro lo trovera' lo stesso...magari in qualche telegiornale', li avete mai sentiti come "sparlano" l'italiano?
#22 ermetere (1551) - lettore
il 30.11.08 alle ore 16:29 scrive:
X Morettini, concordo su quasi tutto. Una sola nota: D'alema non ha la scusante degli studi scarsi per ciò che è e che fa. Disgraziatamente, il diploma ce l'ha, faceva Scienze Politiche alla Normale, dove ha mollato il terzo anno, perchè gestire le segreterie giovanili e mantenere la media assoluta del 24 come richiesto era impossibile, all'epoca era sì il 68, ma agli esami avevi di fronte i baroni, quelli veri, e non i postsessantottini di oggi. Diamo al Kaiser quel che è del Kaiser... Non è la cultura che gli manca, è tutto il resto.
#21 augusto48 (139) - lettore
il 30.11.08 alle ore 16:11 scrive:
Renzo Bossi? alcune considerazioni: 1. almeno non è raccomandato, chapeau! 2. è meglio studiare che contare sul nome (forse un pensierino ce l'ha fatto, ma questo è un processo alle intenzioni) 3. non ritenti più, si metta a studiare 4. Non faccia come la Gelmini che è andata al Sud a prendere l'abilitazione perchè era più facile, è meglio soffrire un pò, ma essere coerenti. In ogni caso, auguri per la prossima volta.
#20 Luigi Morettini (4380) - lettore
il 30.11.08 alle ore 15:27 scrive:
Renzo Bossi ha sbagliato. Doveva presentarsi nella stessa scuola dove ha studiato Di Pietro. Avrebbe ottenuto la maturità con il massimo dei voti. Comunque stia tranquillo, D'Alema, Veltroni, Ferrero, Bertinotti, Rutelli, Livia turco, Damiano, Giordano, solo per citarne alcuni, non sono neanche diplomati quindi non disarmi se vuole fare politica.
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