
Milano - Le toghe all'attacco. L’avvocato inglese David Mills condannato a Milano a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari agì "da falso testimone", si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna, "per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati". Lo scrivono i giudici del tribunale di Milano, decima sezione, presieduti da Nicoletta Gandus (già ricusata dal premier) nel motivare le ragioni della condanna decisa il 17 febbraio scorso di Mills per corruzione in atti giudiziari in concorso con Berlusconi. La posizione del coimputato era stata separata nell’ottobre scorso in attesa che la Corte Costituzionale decida sulla legittimità del lodo Alfano. Le motivazioni della sentenza di condanna di Mills a quattro anni e sei mesi sono contenute in 376 pagine. (Leggi. Berlusconi: "Sentenza scandalosa, parlerò alle Camere")
Le motivazioni della sentenza "Dall’altro lato (Mills) ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico". Al centro del procedimento c’è l’accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 avrebbe fatto inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone e quindi con l’obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla, le informazioni su due società off-shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Le dichiarazioni false o reticenti si riferiscono a due processi milanesi degli anni '90: All Iberian e quello sulla corruzione nella guardia di Finanza. Nel determinare la pena inflitta a Mills i giudici rilevano "l’oggettiva gravità della condotta, di assoluta rilevanza nei procedimenti in cui è stata posta in essere, anche in ragione della qualità e del numero dei reati giudicati. Va poi considerato il ruolo istituzionale di alcuni dei soggetti imputati nei procedimenti penali in cui Mills rendeva falsa testimonianza".
Elusione fiscale Nello spiegare perché le testimonianze di Mills siano state reticenti nei processi in cui era imputato Berlusconi, i giudici scrivono che "la condotta di Mills era dettata dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi dalle società off shore, al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all’estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Piersilvio Berlusconi". In sostanza, per i giudici che hanno condannato Mills a quattro anni e mezzo di carcere, "il fulcro della reticenza di Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non alla persona di Silvio Berlusconi la proprietà delle società off shore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti". Il legale inglese è stato per diversi anni consulente della Fininvest e creatore del sistema di società off shore collegate alle aziende di proprietà del premier.
Corruzione e riciclaggio Secondo i magistrati "il prezzo della corruzione" di Mills da parte di Berlusconi "comprendeva il 'disturbo' per tutte le operazioni di riciclaggio che egli avrebbe dovuto compiere per nascondere, mascherare, trasformare, fermare la somma che gli veniva illecitamente corrisposta e tutta questa attività era già prevista, voluta e stabilita nell’accordo, lasciando alla capacità di Mills il compito di individuare di volta in volta le modalità esecutive per la riuscita dell’impresa". Per i giudici il momento della consumazione del reato, cioè della corruzione, avviene nel febbraio del 2000 col trasferimento a Mills delle quote del Fondo Torrey Global. In quel momento, il legale viene corrotto per un prezzo in cui, stando alle motivazioni dei giudici, sarebbe già stato compreso il 'disturbo' arrecato al legale inglese per le operazioni di riciclaggio compiute da quest’ultimo.
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