Caso Schifani, Travaglio insiste: "Non mi pento"

Il giornalista non ritratta nemmeno dopo le polemiche: "Aspe3tto solo che qualcuno mi smentisca". Mercoledì la vicenda sarà vagliata dall'Agcom

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Roma - Marco Travaglio non è assolutamente pentito per le frasi sul presidente del Senato Renato Schifani, pronunciate nel programma Che tempo che fa, che hanno scatenato una bufera politica. Contattato dal quotidiano online Affaritaliani.it, il giornalista afferma infatti: "Pentito? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono".

"Aspetto che qualcuno mi smentisca" "Su quanto detto in tv nel corso di Che tempo che fa", a proposito del Presidente del Senato Renato Schifani, "aspetto solo che qualcuno mi smentisca", ha detto Travaglio nel corso di un dibattito alla Fiera del Libro di Torino. "Se mi dimostrano che ho raccontato palle - ha detto Travaglio - allora chiederò scusa. Ma mi chiedo se prima di me abbiano detto palle Peter Gomez e Lirio Abbate che già un anno fa avevano detto che Schifani aveva vicinanza quantomeno sospetta con la mafia". "Facciano tutti quello che vogliono, tanto ora lo so che denunceranno la Rai per la mia partecipazione a Che tempo che fa e che così non potrò più andare ad Annozero. Ma io sono un giornalista e quello che mi tocca fare è raccontare la verità". A chi gli ha chiesto se è preoccupato, Travaglio, che in Fiera ha presentato il suo ultimo libro Se li conosci li eviti (Chiarelettere), ha risposto: "No, sono a posto con la mia coscienza. Mi spiace che in questo paese nessun giornale, appena nominato Schifani, abbia parlato dei suoi rapporti con la mafia e che l’opposizione lo abbia applaudito e pure baciato come ha fatto la Finocchiaro". Poi una battuta: "Tanto adesso si parlerà del nuovo caso Travaglio, certo non del caso Schifani". 

Mercoledì l'esame dell'Agcom Il consiglio dell’Autorità per le Comunicazioni si occuperà, con ogni probabilità, della vicenda delle dichiarazioni di Travaglio, mercoledì prossimo. Come già avvenuto la scorsa settimana con la puntata di AnnoZero al centro di polemiche, il consiglio dell’ Autorità acqusirà la documentazione e deciderà se aprire un procedimento.

Alemanno: "Vicenda da archiviare" "Penso che questa vicenda debba essere chiusa e archiviata, è inutile insistere ancora su questo tipo di polemica", interviene il sindaco di Roma, Gianni Alemanno invitando ad "avere un dialogo costruttivo, per le riforme e per le regole del gioco, tra maggioranza e opposizione".

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COMMENTI

52 commenti su 1  2  3  4  5  6  7   8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#17 Liberty (102) - lettore
il 12.05.08 alle ore 14:36 scrive:
Penso che Travaglio si sia ormai conquistato la fama che ha per anni cercato attraverso le sue saccenti sparate, andando qua e la sparando contro questo o contro quello (più o meno sempre contro gli stessi, ma fa niente..) Ormai non credo faccia nemmeno più notizia, in fondo si conosce perfettamente il travaglio - pensiero e anche chi se ne possa più o meno servire. Penso che sia bene ignorarlo e veramente uscire da qualsivoglia potenziale polemica, che alla fine gioverebbe solo a lui e alla sua visibilità in certi ambienti, che proprio ora non aspettano altro che trovare potenziali martiri dell'informazione. Altro problema semmai è la RAI e la continua occupazione delle reti televisive pubbliche da una certa politica militarizzata, ma confido sul fatto che prima o poi ci si possa liberare anche di questo sistema, magari con una opportuna privatizzazione dle servizio pubblico che attualmente pubblico non è, come non è mai stato, proprio perchè al servizio di una minoranza politica del Paese. Il problema è che uno come Travaglio sia considerato un giornalista e che una Televisione come la Rai sia considerata una Tv pubblica. Il tempo sanerà tutto....
#16 Emanuele (1901) - lettore
il 12.05.08 alle ore 14:34 scrive:
Basta canone per i parassiti radical-chic. I lavoratori Rai devono essere al servizio della gente. Privatizziamo, licenziamo i pidocchi e vediamo come se la cavano con il mercato vero, questi comunisti protetti.
#15 gleo (4) - lettore
il 12.05.08 alle ore 14:31 scrive:
Che lavoro farebbero Santoro, Travaglio & Co. se esistesse il reato di 'terrorismo mediatico intenzionale' e se ci fossse la certezza della pena per questo tipo di attività?
#14 thomas (18) - lettore
il 12.05.08 alle ore 14:29 scrive:
Santoro,Travaglio,Di Pietro,Grillo, i 4 cavalieri dell'apocalisse: Ma cosa vogliono? Seminano solo odio,senza nulla proporre.Sarebbe ora che qualcuno li zittisse.
#13 TrevorFrancis (93) - lettore
il 12.05.08 alle ore 14:15 scrive:
Non sono d'accordo con Alemanno. Su certe cose non si può passare sopra. C'è una ragione precisa. Qui non si tratta solo di tenere conto della rilevanza sul piano penale di ciò che viene detto o scritto ( e non credo che ci si debba riferire solo al "classico" reato di diffamazione), ma della sussistenza stessa del ruolo e significato dell'informazione. Se si lascia passare il principio che ogni cosa possa essere detta, senza il minimo riscontro ragionevole, si richia di azzerare, appiattire e depauperare il concetto stesso di verità: per quanto - diciamo - possa darsi della verità, anche se relativisticamente, nel momento in cui criteri di verosimiglianza, di deduttività logica e inferenza causale non sono immediatamente controvertibili. Il danno manifesto è da subito sostanziale: esiste solo il balletto bizzarro e bislacco delle supposizioni. Non crea solo confusione, ma crea metodicamente una verità che verità non è (o non è detto che sia) avvalendosi solo della persuasione. Travaglio questo lo sa benissimo. Le spara grosse, e più grosse sono e meglio è. E' istintivo, da parte dell'uditorio, elaborare la notizia come vera per reagire all'icredulità e al senso di enormità che certe notizie suscitano. Mediamente si ritiene non si potrebbe dire se non fosse vero, non se ne protrebbe avere il coraggio, se non si fosse sicuri di non poter essere smentiti. Invece proprio su questo punta gente come Travaglio.
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