Ma chi l’ha detto che il silenzio non fa rumore? Provate ad avere la coscienza sporca e, nella quiete della notte, sentirete i pensieri abbattersi nella testa col clangore di un’alabarda che precipita su una vetrata; provate ad essere innamorati e, nel mutismo della stanza, udirete la mente inondarsi di soavi cinguettî. Insomma, anche il silenzio è relativo. Ma di certo la nostra è una società fondata sul caos. Se non fai almeno un po’ di casino, non esisti. Ti guardi allo specchio e non vedi nulla. Ma se lanci un urlo, ecco apparire l’immagine. Accade pure in tv: l’ospite «vincente» è quello che sbraita, quello che usa i toni bassi non se lo fila nessuno. Idem in ufficio o al bar: lo «sbraitatore» sbaraglia sempre la concorrenza (a suo modo «sleale») di quel timidone del «silenzioso» che lavora calmo e, al momento di prendere il caffè, rispetta il turno in fila. Eppure - nonostante la predominanza di un’umanità fondata sui decibel - comincia a farsi largo una tribù di persone dal passo felpato che sogna di salvarsi dall’inquinamento acustico del vicino.
Ormai la diatriba tra fumatori e non fumatori è roba superata; la nuova emergenza è cucita sul bottone del bla-bla: si è passati dal «no smoking» al «no speaking». Sarà per questo che quelli del nuovo tecno-treno «Italo» hanno sfornato un’apposita carrozza per non-chiacchieroni; sarà per questo che il capotreno del «Frecciarossa» annuncia gracchiante «I signori passeggeri sono pregati di abbassare la suoneria del cellulare e di parlare a bassa voce»: appello destinato, tragicamente, a cadere nel vuoto. E che dire del cameriere che, al ristorante, ti chiede: «Vuole un tavolo tranquillo?», tu rispondi «Sì, grazie», ma già all’antipasto ti trovi circondato da un branco di hooligans scatenati.
Anche gli hotel trendy ti propongono la camera nell’«area no-rumors», ma è solo fuffa. Il tempo di chiudere la porta, ed ecco che un bimbetto simpatico come l’ex ministro Brunetta comincia a dare calci alla parete dove poggia la spalliera del tuo letto. Tu protesti, ma tanto i genitori del baby-birba quanto il concierge dell’albergo ti rispondono alla stessa maniera: «Ci vuole pazienza, so’ bambini...». Con tanti saluti per l’«area no-rumors».
Le agenzie turistiche giurano che si sono moltiplicate le prenotazioni di viaggi (soprattutto crociere) per clienti amanti delle «vacanze silenziose». Gettonatissimi anche i conventi e gli eremi di montagna per «ferie riflessive» all’insegna delle parole col contagocce. Ma basta fare un rapido giro tra i forum del «popolo del sssss...» (da non confondersi con quello dei dormiglioni del zzzzz...) per capire che le orecchie non sono sicure neppure in un monastero in cima al cocuzzolo: «Altro che silenzio, mai conosciute persone tanto loquaci come i monaci francescani!!!», testimonia «turistadeluso69», che si è rivolto addirittura al Codacons per essere rimborsato dal tour operator.
In libreria i manuali che esaltano il neopaganesimo della «bocca cucita», stanno ingaggiando un serrato testa a testa con i ricettari della «bocca in cucina» firmati da Benedettona Parodi, Tessona Gelisio, Antonellona Clerici e via tivvùspiattellando. Una perfetta sintesi sarebbe cucinare standosene zitti, ma questa è pura utopia, considerato che - per contratto - i videocuochi col grembiule griffato Rai o Mediaset devono lanciare gridolini isterici a ogni portata.
Intanto al cinema spopola «The Artist», film praticamente muto per apprezzare il quale è fondamentale il silenzio in sala. Peccato per la coppia davanti che commenta la trama a voce alta, senza mai smettere di mangiare pop corn e succhiare Coca Cola con la cannuccia. Ma se - i maledetti - volevano buttarla in caciara, non era meglio che andassero a vedere «Vacanze di Natele a Cortina»? Ahahah! A tutto volume, possibilmente.
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