Roma - Alle 8 e un quarto di ieri mattina, 227 clandestini sono arrivati per mare, con il soccorso di tre motovedette italiane, nel porto di Tripoli. Un «successo». Una «svolta storica». La chiama così il ministro dell’Interno Roberto Maroni e in effetti l’evento segna una pace nuova nel Mediterraneo: per la prima volta la Libia (con l’aiuto dell’Italia) riaccompagna sulle sue coste gli immigrati che volevano raggiungere Lampedusa. Il colonnello Muammar Gheddafi accetta i profughi africani che dal Sud del Sahara tentano la via libica per arrivare in Europa.
È il primo respingimento congiunto da quando il mare che divide i due Stati è diventato area di frontiera per chi prova a scappare verso la nostra isola della speranza. Un’azione che ha scatenato in poche ore polemiche feroci da parte di associazioni umanitarie e partiti politici, e la preoccupazione del consiglio pastorale degli immigrati della Cei: che ne sarà dei 227 riportati in Libia? C’erano bambini a bordo? Questo è uno degli aspetti più delicati della vicenda, ma sia Maroni che il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, rispondono così: in Libia «ci sono organizzazioni umanitarie» che si devono occupare proprio di dare diritto di asilo a chi lo richiede. La sorte di chi è tornato indietro è un problema internazionale, non italiano. La rappresentante italiana dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Laura Boldrini, ha espresso «grave preoccupazione» per il «rischio» che i clandestini «siano rispediti tutti nei Paesi d’origine dove potrebbero essere in serio pericolo».
«Ciò che succede in altri Paesi non può essere preoccupazione del governo italiano - ha ribadito Maroni - noi ci occupiamo di chi arriva qui», attivando tutte le procedure per «la richiesta di asilo».
L’operazione è stata approvata dall’Unione europea: «Il commissario è soddisfatto per il fatto che questa situazione sia risolta», ha fatto sapere il portavoce di Jacques Barrot, responsabile dell’Ue, da Bruxelles. Del resto, come ha sottolineato lo stesso Maroni respingendo le prime critiche, questa operazione è la prima attuazione dell’accordo Italia-Libia firmato dal governo Prodi, «con il mio predecessore Amato». Pattugliamenti congiunti e respingimenti erano già contenuti nel programma dell’Unione europea Jason I, che prevedeva proprio interventi in mare per contrastare l’immigrazione clandestina. Per il governo italiano è un cambiamento importante nella politica internazionale dell’area mediterranea: il segno di una nuova mentalità della Libia, la speranza che si possa finalmente lavorare insieme sull’immigrazione.
I clandestini in fuga erano a bordo di tre differenti imbarcazioni, intercettate in acqua internazionali (Sar-maltesi) nella serata di mercoledì a 60 miglia a Sud di Lampedusa e a 40 miglia a Est dell’isola. È stata la Libia «a chiederci aiuto», conferma il sottosegretario Mantovano.
È un «successo frutto di dodici mesi di lavoro», ha spiegato Maroni, e che crea le condizioni «per una lotta al racket, la tratta di esseri umani, un segnale forte per chi considera l’Italia il ventre molle dell’Europa». Respingere chi cerca di entrare illegalmente in Italia «è un’iniziativa molto più efficace - ha aggiunto - per contrastare l’immigrazione clandestina e voglio che questo diventi il modello europeo per l’area del Mediterraneo nei confronti di tutti i Paesi rivieraschi». L’approccio, ha sottolineato, sarà sempre quello del «soccorso»: «Prima di qualsiasi cosa viene la vita di chi sta in mare e chiede soccorso».
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