Clandestini, la Libia riprende i barconi Maroni: passo storico

Per la prima volta Tripoli riaccompagna sulle sue coste i clandestini. Il 14 maggio da Gaeta partiranno le prime motovedette per il pattugliamento congiunto Italia-Libia delle coste libiche

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Roma - Alle 8 e un quarto di ieri mattina, 227 clandestini sono arrivati per mare, con il soccorso di tre motovedette italiane, nel porto di Tripoli. Un «successo». Una «svolta storica». La chiama così il ministro dell’Interno Roberto Maroni e in effetti l’evento segna una pace nuova nel Mediterraneo: per la prima volta la Libia (con l’aiuto dell’Italia) riaccompagna sulle sue coste gli immigrati che volevano raggiungere Lampedusa. Il colonnello Muammar Gheddafi accetta i profughi africani che dal Sud del Sahara tentano la via libica per arrivare in Europa.

È il primo respingimento congiunto da quando il mare che divide i due Stati è diventato area di frontiera per chi prova a scappare verso la nostra isola della speranza. Un’azione che ha scatenato in poche ore polemiche feroci da parte di associazioni umanitarie e partiti politici, e la preoccupazione del consiglio pastorale degli immigrati della Cei: che ne sarà dei 227 riportati in Libia? C’erano bambini a bordo? Questo è uno degli aspetti più delicati della vicenda, ma sia Maroni che il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, rispondono così: in Libia «ci sono organizzazioni umanitarie» che si devono occupare proprio di dare diritto di asilo a chi lo richiede. La sorte di chi è tornato indietro è un problema internazionale, non italiano. La rappresentante italiana dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Laura Boldrini, ha espresso «grave preoccupazione» per il «rischio» che i clandestini «siano rispediti tutti nei Paesi d’origine dove potrebbero essere in serio pericolo».
«Ciò che succede in altri Paesi non può essere preoccupazione del governo italiano - ha ribadito Maroni - noi ci occupiamo di chi arriva qui», attivando tutte le procedure per «la richiesta di asilo».

L’operazione è stata approvata dall’Unione europea: «Il commissario è soddisfatto per il fatto che questa situazione sia risolta», ha fatto sapere il portavoce di Jacques Barrot, responsabile dell’Ue, da Bruxelles. Del resto, come ha sottolineato lo stesso Maroni respingendo le prime critiche, questa operazione è la prima attuazione dell’accordo Italia-Libia firmato dal governo Prodi, «con il mio predecessore Amato». Pattugliamenti congiunti e respingimenti erano già contenuti nel programma dell’Unione europea Jason I, che prevedeva proprio interventi in mare per contrastare l’immigrazione clandestina. Per il governo italiano è un cambiamento importante nella politica internazionale dell’area mediterranea: il segno di una nuova mentalità della Libia, la speranza che si possa finalmente lavorare insieme sull’immigrazione.
I clandestini in fuga erano a bordo di tre differenti imbarcazioni, intercettate in acqua internazionali (Sar-maltesi) nella serata di mercoledì a 60 miglia a Sud di Lampedusa e a 40 miglia a Est dell’isola. È stata la Libia «a chiederci aiuto», conferma il sottosegretario Mantovano.

È un «successo frutto di dodici mesi di lavoro», ha spiegato Maroni, e che crea le condizioni «per una lotta al racket, la tratta di esseri umani, un segnale forte per chi considera l’Italia il ventre molle dell’Europa». Respingere chi cerca di entrare illegalmente in Italia «è un’iniziativa molto più efficace - ha aggiunto - per contrastare l’immigrazione clandestina e voglio che questo diventi il modello europeo per l’area del Mediterraneo nei confronti di tutti i Paesi rivieraschi». L’approccio, ha sottolineato, sarà sempre quello del «soccorso»: «Prima di qualsiasi cosa viene la vita di chi sta in mare e chiede soccorso».

Nelle prossime settimane Maroni sarà a Tripoli con il commissario Barrot e «con il mio amico ministro dell’Interno maltese», Bonnici, per definire l’accordo: con Malta la pace sembra fatta («Bonnici si è detto molto interessato a seguire l’Italia su questa linea»). Il 14 maggio da Gaeta partiranno le prime motovedette per il pattugliamento congiunto Italia-Libia delle coste libiche.

«Ma già dal 30 aprile - ha precisato al Viminale il capo della polizia Antonio Manganelli - la Libia si sta impegnando. Ha già riaccompagnato da sola trecento persone, ha svolto 5-6 azioni dal 30 aprile. In questo ultimo caso ha chiesto l’aiuto dell’Italia». Il consiglio italiano per i rifugiati accusa Roma di aver violato la convenzione di Ginevra: «C’erano anche 41 donne di cui tre incinte a bordo». Save the children denuncia la probabile presenza di bambini sulle imbarcazioni. I radicali annunciano che presenteranno «le necessarie denunce in sede internazionale». Il Pd attacca: «È agghiacciante l’esultanza della maggioranza». «Non si fermano flussi di questo tipo con le motovedette», ha commentato Massimo D’Alema. Ma appena tre anni fa, con Amato, era stato tra i primi a chiedere, in viaggio a Tripoli, i pattugliamenti misti al colonnello Gheddafi.

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COMMENTI

40 commenti su 1  2  3  4  5  6  7   8   pagine dal più vecchio | dal più recente
#5 gi.lit (1274) - lettore
il 08.05.09 alle ore 9:10 scrive:
Niente trionfalismi. La vera svolta storica ci sarà soltanto quando si arriverà alle espulsioni di massa. Ammesso che si ci arriverà.
#4 danspe (464) - lettore
il 08.05.09 alle ore 9:09 scrive:
Ottimo, ottimo, ottimo lavoro!! questa si che si chiama efficienza. Via tutti indietro da dove sono arrivati, e tra questi ci mandiamo qualcuno del PD e la sig.ra Laura Boldrini, che getta parole al vento senza senso... Ipocrisia!!
#3 Carlo-Maria.Trajna@tele2. (920) - lettore
il 08.05.09 alle ore 9:04 scrive:
L’invasione respinta suscita tanti interrogativi. Maroni (e Gheddafi) hanno torto? Mentre l’ONU, nonché la sinistra, hanno senz’altro ragione a scandalizzarsi per la violazione del diritto d’asilo? Ma in sede ONU si è tenuto veramente conto di tutti gli aspetti del problema? Sembra giusto che dal diritto d’asilo abbiano desunto un corrispettivo “obbligo di asilo”, ma deve essere inteso in senso assoluto ?. Ogni Paese non ha forse un suo limite di densità di abitanti, oltre il quale per i medesimi si determina a loro volta la necessità e il diritto di emigrare? Sarebbe interessante sapere come all’ONU si è svolta la discussione, per capire fino a che punto, per l’asilo, ci si è attenuti a due note leggi. A quella “del Volga” per il diritto. E a quella “del Menga”per l’obbligo.. Gli italiani le conoscono bene tutte e due.
#2 gigigi (1245) - lettore
il 08.05.09 alle ore 9:00 scrive:
Bravissimo Maroni! Ministro dell'Interno a vita lo vogliamo!!!!!!!!!! Finalmente. Uno con i cosiddetti come si deve. Altro che i pupazzi dell'Onu e quegli altri, che lo hanno preceduto nell'incarico di dirigere l'importante ministero dell'ordine in Italia. Grazie Maroni. Che Dio ti conservi sempre cosi gagliardo e deciso, unitamente alla tua famiglia. Amen.
#1 guidode.zolt (3496) - lettore
il 08.05.09 alle ore 8:36 scrive:
fantastici i commenti dei cattoradicalcomunisti ....quello di d`alema poi.....mi trova pure d`accordo...invece delle motovedette si manderei dei pedalo`....
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