Venezia - Il problema di Jeff, ma si scopre solo a pagina 221, mannaggia, è che «aveva il c... rosa, turgido, sottile... corto!».
Ora, non so se il lettore avvertirà tutto lo sconcerto, l'irritazione, la delusione, lo stridor di denti che la protagonista del racconto ha voluto consegnare a quei puntini di sospensione seguiti da quel definitivo, drammatico, inappellabile punto esclamativo. Quanto alla prima serie di puntini... be’, quelli sono farina del nostro sacco: sacco di cronisti cresciuti a una scuola dove mai e poi mai si sarebbe scritta per intero, bella chiara, senza infingimenti, la parola «cazzo».
«Ma lo scandalo vero - protesta Clara Caverzan, autrice dello scampolo di prosa sopra citato - è in quell'aggettivo: corto. È una balla inventata da voi uomini che le dimensioni non contino. Contano eccome! E corto è imperdonabile. C'è un minimo sindacale, politico, al di sotto del quale non si può andare. Ma lei ci pensa al trauma di una donna che scopre all'improvviso di avere a che fare con un coso piccolo? Ci rimane male, dài. Magari non lo dà a vedere, per non demoralizzare il partner, ma non va mica bene».
Il romanzo, perché è di un romanzo che stiamo parlando, si intitola «Desideria by Ophluchi», titolo cervellotico per dire che la protagonista è una che osserva le stelle da Ophluchi, che poi è un'altra stella. Ma la notizia è che a scriverlo è stata una signora che di mestiere fa il sindaco di Scorzè, profondo nord est veneziano perbenista e una volta assai bigotto che col sesso sembrava aver fatto i conti una volta per tutte con «Signore e signori» di Pietro Germi, film che segnò un'epoca. Che poi era l'epoca un po' democristiana e molto ipocrita del si fa ma non si dice.
Clara Caverzan eccola qui, a gambe accavallate, cinque anelli e tre bracciali, i capelli biondo platino e gli occhiali con la montatura da pantera rosa in una saletta di un albergo di Treviso dove il suo editore (Editing edizioni) l'ha convocata d'urgenza vista la ressa di giornalisti calati sulla ghiottoneria. Cinquantasei anni spavaldi e compressi in una giacca beige che comprime una camicetta color sabbia spalancata su un generoso décolleté. Sposata, separata, una figlia di 34 anni. Sindaco con ascendente ambientalista di sinistra di una giunta di centro destra con la passione per la scrittura. Ha cominciato nel 2001 con «Khaled, leprotto affettuoso», seguìto da «Piripì e Piripò», roba per bambini. Poi, il grande salto nel mondo dell'eros. Una sorta di autobiografia, si direbbe. Ma anche il racconto di un'epoca e di un percorso per così dire iniziatico. «La storia di una donna di trent'anni vissuta in un ambiente chiuso, circondata da una mentalità ipocrita e ristretta, dove anche la parola “incinta” non si poteva pronunciare, e bisognava dire: «aspetta». Quando si sposa - spiega il signor sindaco - Desideria crede di andare incontro alla libertà, all'allegria, al sesso, ma scopre che ha fatto male i suoi conti, perché il marito, e la famiglia di lui, rispecchiano fedelmente il suo mondo originario. Un mondo gretto e meschino. Desideria incontrerà l'amore più tardi. Un uomo che sembra un uomo vero, ma che si rivelerà un romantico...».














