martedì 09 febbraio 2010
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sabato 27 giugno 2009, 07:00

Con questo decreto "estivo" agganceremo la ripresa

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Scorrendo i molti provvedimenti del «decreto fiscale» emerge soprattutto un’impressione: buon senso. Verrebbe da dire che si tratta forse (il forse dipende dal fatto che si tratta di una prima lettura, e a volte il diavolo si nasconde nei dettagli) del migliore «decreto estivo» delle recenti legislature, soprattutto tenendo conto della scarsità dei mezzi a disposizione del governo, alle prese con un bilancio smagrito all’osso dalla crisi. Il «decreto Bersani» del 2006, ad esempio, conteneva elementi positivi ma era «macchiato» da alcune prese di posizione demagogiche contro alcune categorie «nemiche» ed era stato subito seguito dal pasticcio di Visco sull’Iva delle società immobiliari che aveva dato il via all’ingloriosa stagione dei provvedimenti annunciati e poi ritirati dopo il danno. Nel decreto che porta soprattutto le firme di Tremonti e Scajola si intravede invece un virtuoso equilibrio fra strette e concessioni: forse niente di rivoluzionario ma tante piccole sterzate per la maggior parte nella direzione giusta. Una cosa in particolar modo appare apprezzabile: il sincrono con uno scenario di ripresa economica, infatti quello che si deve scongiurare ad ogni costo è il rischio di una generale ripresa dell’economia che non venga «agganciata» dall’Italia. Abbiamo già sperimentato che alcune caratteristiche del nostro tessuto economico ci rendono più resistenti di altri Paesi a situazioni estreme di crisi, ma questa resistenza potrebbe trasformarsi in zavorra, qualora l’Europa ricominciasse a macinare crescita. Ben vengano quindi misure come la detassazione degli utili reinvestiti. Sarebbe stato certamente più semplice e popolare concentrarsi su provvedimenti quali sussidi o simili ed è prevedibile qualche alzata di spalle, dal momento che nel 2008 di utili se ne sono visti pochi, ma la scelta del governo sottintende una visione, che comporta una situazione di possibile ripresa e conseguente sostegno a tale scintilla iniziale tramite il reimpiego degli utili in macchinari e beni strumentali. Il tentativo di innescare un circolo virtuoso è evidente e in tale scenario si può comprendere l’attacco di Berlusconi al catastrofismo dei media: la possibilità di ripartire è finalmente concreta ed invece non passa giorno che non venga diffuso qualche bollettino di guerra, soprattutto riferito ad un poco utile passato. Riprendere ad investire e ad assumere conviene a tutti e i provvedimenti del decreto puntano in tale direzione. Assai concrete anche le disposizioni anti elusione ed evasione, attuate con l’intelligente sistema dell’inversione dell’onere della prova: è sempre antipatico dover dimostrare qualcosa al fisco, ma dinnanzi a ben note situazioni di abuso diffuso non rimane altra scelta e pertanto vanno senz’altro approvati sia i commi relativi agli utili realizzati sfruttando i «paradisi fiscali» sia quelli relativi all’uso dell’indicatore di ricchezza familiare «Isee» per il mantenimento delle prestazioni assistenziali. Non mancano poi provvedimenti che vengono incontro al cittadino comune soprattutto nel difficile rapporto con le banche, mettendo la parola fine a lunghi tira e molla sulla commissione di massimo scoperto e sulla surroga dei mutui.
Si tratta in definitiva di un buon decreto, per una volta mirato ad ottenere risultati in prospettiva e non ripiegato come al solito a mettere toppe a buchi passati. Di certo un decreto non è sufficiente a togliere antiche ruggini: finché ad esempio la situazione della giustizia rimarrà a dir poco aleatoria come l’attuale è difficile pensare all’arrivo di grandi investimenti dall’estero, tuttavia si tratta di un passino in avanti e per un Paese che d’estate era rassegnato a pensare a manovre-gambero può voler dire molto.
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6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 fritz1996 (944) - lettore
il 28.06.09 alle ore 18:35 scrive:
Ammetto di non capire gran che di economia, ma nonostante ciò sarei pronto a giurare che il decreto è ottimo, per il solo fatto che Scalfari ne ha parlato male!
#5 johre (18) - lettore
il 28.06.09 alle ore 15:30 scrive:
L'inversione dell'onere della prova a carico del cittadino è, e sempre rimarrà, una sconfitta dello stato e della democrazia. Ogni governo ha le sue macchie, dovreste essere più obiettivi, ve lo chiedo da elettore pdl, se l'avesse fatto il csx...come avreste commentato???
#4 pellini susanna (1607) - lettore
il 27.06.09 alle ore 20:57 scrive:
Per alimentare la ripresa devono prima terminare gli sprechi,sapete cosa costa all'anno allo stato una macchina blu(tutte sopra 80.000 euro cadauna)?Ammortizzo(5 anni medio)8.000 euro,manutenzione tagliandi e ricambi,gomme,ecc. 3.000. Assicurazione 2500,bollo(evaso),autista 40.000(2.500 +sociali)scorta 2 poliziotti mediamente altri 60000 annui.Totale 113.000 annuo,arrotondiamo in 100000 euro l'anno per 612.000 macchine è impressionante il totale 612.000.000.000.Basterebbe abolire questa spesa per risanare il bilancio dello stato.Ma dubito che le loro altezze rinuncieranno ai loro privilegi.
#3 stefano erbonio (233) - lettore
il 27.06.09 alle ore 17:58 scrive:
Il peggio deve ancora venire, il fondo sarà toccato verso la fine di quest’anno, e quella che poi seguirà sarà comunque una ripresa debole e fragile e la disoccupazione schizzerà a livelli record. Vogliamo poi parlare dei nostri conti pubblici? Però si può concordare con l'OCSE per il giudizio sostanzialmente positivo che da della gestione anticrisi del Governo italiano. Il Governo ha preferito evitare uno stimolo fiscale aggressivo preferendo riallocare la spesa all’interno del bilancio previsto in modo da far fronte alle preoccupazioni sociali e dare stimolo economico all’attività. Naturalmente non tutti concorderanno con questa valutazione benigna, ma si tratterà solo di polemica politica. Creto ora si tratta di implementare velocemente e in pieno le misure di stimolo, sempre senza perder d'occhio debito pubblico e deficit. Inoltre non bisogna abbandonare la strada di una migliore regolamentazione e supervisione dei mercati finanziari per impedire il ripetersi di crisi come questa.
#2 oleizard (156) - lettore
il 27.06.09 alle ore 16:11 scrive:
MI chiedo quanto ci costino le spese militari: perché in un momento così difficile un La russa potrebbe anche astenersi di manifestare preoccupazioni per i fondi alle forze armate visto l'ulteriore invio di 500 soldati in afghanistan.
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