Nel 2008 le aziende artigiane hanno creato 149.165 posti di lavoro. Eppure, racconta il presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini, un piccolo imprenditore su tre «deve rinunciare ad assumere perch´ non trova manodopera».
Forse la crisi se la sono inventata i mass media?
«No, un rallentamento globale c'è e si sente. Ma non vanno alimentate eccessive paure. Soprattutto in Italia, dove la gran parte del tessuto economico è fatto di piccole e medie aziende. Sono proprio queste, oggi come in passato, a resistere meglio nelle stagioni difficili. È stato così anche nel 2003 e nel 2005. Negli ultimi 10 anni, quasi l'80% dei posti di lavoro è stato creato dalle piccole imprese».
Però avete ancora difficoltà a trovare manodopera.
«Vede, quando l'Italia era il Paese più evoluto del mondo, c'era un ragazzo che spendeva un sacco di soldi per andare a bottega da Cimabue. Si chiamava Giotto. Insomma: senza ragazzi disposti a fare la fatica di imparare un mestiere, siamo destinati a perdere tutto il valore del made in Italy, dall'arte alla moda».
E oggi come vanno le cose nelle botteghe?
«Da troppi anni questo Paese ha dimenticato la formazione professionale. Eppure l'artigianato offre posti di lavoro stabili, sicuri e spesso ben retribuiti. Mi chiedo come facciano migliaia di famiglie a vedere i loro figli laureati andare a lavorare nei call center per poche centinaia di euro al mese, quando se solo volessero potrebbero fare i falegnami, con un posto fisso immediato e la possibilità, nel giro di qualche anno, di diventare imprenditori».
Come sarà davvero il 2009?
«Se il governo avrà il coraggio di fare le riforme, dallo sfoltimento della burocrazia al federalismo fiscale, e se i giovani avranno una visione più concreta del loro futuro, usciremo dalla crisi più forti di prima. Altrimenti perderemo ancora competitività. Ma io penso che l'Italia è come la sua Nazionale di calcio: dà il meglio nei momenti più difficili».
