Confindustria ci prova: statali licenziabili

di -
RomaL'ultimo tabù rimasto in piedi (insieme all'articolo 18) è la licenziabilità del dipendente pubblico. Non si può mandare via un lavoratore privato senza una giusta causa. E ovviamente la stessa cosa deve valere anche per l'impiegato pubblico. Ci sono momenti, però, in cui anche i tabù possono essere sconfessati. Soprattutto per cause di forza maggiore. E il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli (nel tondo), ritiene che queste cause di forza maggiore oggi ci siano. E quindi addio al posto fisso, granitico bunker che per generazioni ha difeso i sogni di insicuri e fannulloni.
Insomma il re è nudo. A urlarlo però non è un bambino, bensì il direttore di viale dell'Astronomia. Un'opinione che pesa e una voce che si staglia dai milioni di mugugni che in questi anni sono stati tenuti sotto voce per non alzare troppo la temperatura del già surriscaldato conflitto sociale.
A innescare la miccia un dibattito ospitato ieri mattina dalla trasmissione Omnibus di La7. «A un certo punto - ha affermato Galli nel corso della trasmissione - dovremmo porci anche la prospettiva dei tagli nei pubblico impiego».
Non soltanto i costi della politica sono oggettivamente esorbitanti, anche la macchina statale «mangia» gran parte delle risorse finanziarie ottenute dal Fisco. Ovvio pensare a snellire la Pubblica amministrazione per arrivare a tagli più sostanziosi ed efficaci. D'altronde in Germania già nel 2010 è stato messo sul piatto della manovra economica il potenziale taglio di 10mila dipendenti pubblici nel corso dei successivi quattro anni (fino al 2014) e dell'abbattimento delle retribuzioni (sempre dei dipendenti pubblici) del 25%. Misura draconiana ma necessaria secondo il governo tedesco. Con i tabù, insomma, non si pareggiano i bilanci e non si riassesta la stabilità economica di un Paese.
La puntuta provocazione del direttore generale di Confindustria ha suscitato prevedibili reazioni. E repliche velenose. Eppure, che si tratti di un tabù lo dimostra la decisione presa a metà dicembre dai parlamentari greci. La manovra anti-crisi, messa su in fretta e furia dal governo di unità nazionale per impedire ad Atene di uscire dall'euro, prevedeva la messa in mobilità (e il taglio) di migliaia di dipendenti statali. La norma, però, non è passata. Segno che anche quando si è di fronte al baratro è difficile rinunciare a una convinzione così radicata come quella della graniticità del posto fisso.
Secondo Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl, la mobilità nella pubblica amministrazione già esiste. «Consigliamo a Galli - spiega il dirigente sindacale -, di guardarsi gli andamenti degli organici della Pubblica amministrazione negli ultimi cinque anni, in decremento costante, per effetto anche del blocco del turn over. A tale proposito, proprio oggi il Tesoro dichiara un miglioramento del fabbisogno statale che per il 2011 registra un calo di 5,5 miliardi. Uno dei capitoli più pesanti di questo calo è stata la leva contrattuale/salariale che ha visto bloccate dal 2009 al 2014 le retribuzioni pubbliche con il blocco dei contratti».
Ingrandisci immagine

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

22 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#22 silti (99) - lettore
il 04.01.12 alle ore 21:13 scrive:
Il professore che insidia una sua studentessa (minorenne,ovviamente) e che è stato condannato da un tribunale non ripeto non perde il posto di lavoro! Viene allontanato,questo sì,ma può benissimo insegnare in un altro istituto e non necessariamente in un'altra città. Queste sono le leggi del pubblico impiego.
#21 cassandra2012 (1) - lettore
il 04.01.12 alle ore 20:26 scrive:
E' vero, nella pubblica amministrazione ci sono troppi fannulloni, ma consentire il licenziamento facile, anche togliendo di mezzo il famigerato art. 18 che, come tutti sanno, impedisce di liberarsi del lavoratore senza giustificato motivo, non farebbe altro che aggravare il problema. L'effetto perverso sarebbe quello di mantenere al loro posto i raccomandati e gli assenteisti eliminando, al contrario, i lavoratori capaci e privi delle giuste protezioni.
#20 killkoms (7221) - lettore
il 04.01.12 alle ore 18:14 scrive:
uno sfoltimento del pubblico impiego?magari come le allora FFSS,che prepensionarono 100.000 unità,ma lasciando inalterati i retribuitissimi dirigenti!i costi calarono di poco,i servizi moltissimo,e meno male che i ferrovieri,tradizionalmete,dovrebbero essere tutti comunisti!
#19 bruno49 (624) - lettore
il 04.01.12 alle ore 18:11 scrive:
Dipendenti pubblici: si tratta di una galassia molto eterogenea. Vi sono impiegati del catasto, poliziotti, infermieri, insegnanti, vigili del fuoco, ispettori dell'agenzia delle entrate, medici ospedalieri, bidelli, uscieri, professori universitari, ufficiali giudiziari, vigili urbani, ragionieri comunali, funzionari regionali ecc. ecc. Vogliamo licenziare tutti senza distinguere?
#18 Ciko1973 (6) - lettore
il 04.01.12 alle ore 16:59 scrive:
Come al solito la verità è nel mezzo. Nel pubblico ci sono troppi fannulloni...decisamente troppi!! Il loro stipendio??' Decisamente basso!!! Andrebbero corretti i salari ma resi licenziabili i fannulloni. Dimentichiamo il fine di un impiegato pubblico....servire il servizio sociale. Li piaghiamo noi tutti e quindi tollerare un fannullone significa tollerare lo sperpero proprio.
22 commenti su  1  2  3  4  5   pagine RSS commenti | Cosa sono?
- correlati
+ correlati