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martedì 22 aprile 2008, 07:00

Così antifascisti da sembrare fascisti

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Qualcuno la attribuisce a Mino Maccari, qualcun altro a Ennio Flaiano. Ma se la paternità della battuta è incerta, l’efficacia è a volte certissima: «In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti».
Quello di cui ci occupiamo oggi è uno di quei casi in cui la battuta funziona. Lo raccontiamo prendendo per mano il lettore, accompagnandolo passo dopo passo, perché altrimenti in lui sorgerebbe il dubbio di essere finito su scherzi a parte. Invece è tutto vero, come si può facilmente verificare.
Basta entrare in Internet e collegarsi al sito ufficiale dell’Anpi, associazione nazionale partigiani: www.anpi.it. Parlo dell’Anpi nazionale, non di una qualche sezione locale gestita magari da un tizio un po’ sopra le righe.
Dunque. Entrate nel sito, vi apparirà una home page e sentirete in sottofondo le note di fischia il vento/ urla la bufera/ scarpe rotte/ eppur bisogna andar. È una musica che desta una certa emozione, lo dico senza alcuna ironia, anche don Camillo si commuoveva quando dalla piazza del paese arrivavano le note dell’Internazionale suonata dalla banda comunale.
Torniamo alla home page dell’Anpi. La prima notizia è l’annuncio della manifestazione programmata per il 25 aprile. Un link rimanda al «Manifesto unitario delle forze democratiche antifasciste»: è il documento ufficiale della «grande manifestazione nazionale», in programma a Milano venerdì prossimo.
Il manifesto comincia con un ricordo dei giorni che furono. Il nazifascismo, la lotta di liberazione, il sacrificio di decine di migliaia di partigiani, infine il risultato di quella lotta: la Costituzione («fra le più avanzate di quelle esistenti») e la nascita della democrazia. Dopo di che si arriva ai giorni nostri. E qui citiamo testualmente dal «manifesto unitario»:
«Ma a sessant’anni dal primo gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l’Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento. Permangono, d’altro canto, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i “repubblichini”, sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati (...).
Conclusione: «Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 aprile anniversario della Liberazione assume il valore di una ricorrenza non formale. Nel ricordo dei Caduti ci rivolgiamo ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese».
Dunque quella di venerdì non sarà la solita commemorazione della Resistenza, ma una ricorrenza «non formale», una manifestazione «straordinaria». Questo perché il momento è eccezionale, «l’Italia sta correndo nuovi pericoli», «la tenuta del sistema democratico» è «a rischio». Berlusconi come Mussolini? Bossi come Hitler? Maroni come Kesselring? Alemanno come Kappler?
Ci sarebbe da sorridere, se non fosse che ogni volta che il centrodestra vince le elezioni in Italia si rispolverano bella ciao e lo spettro delle deportazioni, la fine della democrazia e il ritorno del mito della razza. Ci sarebbe da sorridere, se non fosse per l’impressionante dispiegamento di firme a sostegno di questo «manifesto unitario» che chiama l’Italia in piazza contro la ri-nascente dittatura: oltre all’Anpi e a tutte le associazioni combattentistiche e partigiane, Pd, Prc, Sdi, PdCI, Sd, Verdi, Italia dei Valori, Cgil, Cisl e Uil, Arci, Acli e tanti altri ancora, abbiamo citato solo quelli che rappresentano tutto il centro sinistra e la sinistra istituzionali. Ieri il segretario della Uil Lombardia si è dissociato, e c’è da sperare che oggi molti altri seguano il suo esempio.
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69 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#69 hellstrike (455) - lettore
il 24.04.08 alle ore 0:27 scrive:
@pakalino: Bene vedo che ho centrato il punto: Primo perchè negli ultim 40 anni ne sono successe di cotte e di crude se legge il libro che le ho indicato magari se ne farà un'idea. Secondo perchè a quanto pare sembra che le uniche dittature di cui si parla sono sempre e solo quelle nazionalsocialiste, mentre come la mettiamo con le dittature comuniste che tutt'ora esistono e che tutto sono tranne che qualcosa di democrantico ? Come mai a sx sempre tanto silenzio sulle foibe ? Sulle dichiarazioni di Togliatti ? Ora non mi venga a dire che Togliatti non c'entra, perchè se è cosi allora a questo punto è giunta anche l'ora di finirla di parlare di fascismo e di antifascismo. L'antifascismo chiamiamolo con il suo nome : COMUNISMO. E non è di certo meglio del fascismo.
#68 camourra (5) - lettore
il 23.04.08 alle ore 6:16 scrive:
Ma quanti sono questi partigiani? Facciamo un po' di conti: guerra finita da 63 anni, età minima all'epoca 18 anni: totale un esercito di 81enni ai quali auguro lunga vita, ma quanti sono?
#67 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 23.04.08 alle ore 0:58 scrive:
Per Hellstrike: Sara' cosi' come minimo finche' i nostri ragazzi studieranno su testi scolastici tipo quello di Storia che ho avuto per le mani, un capitolo del quale portava il titolo "La seconda guerra imperialista mondiale" (ed altre facezie che le risparmio). Sara' cosi' finche' , spesso con le migliori intenzioni (di cui, come si dice, son piene le fosse), insegneremo ai nostri figli a procedere per schemi, ad essere assolutisti, a dividere le cose ed il mondo in buoni e cattivi (sfruttati e sfruttatori). Fino a quando, anziche' ragionare con il cervello e la logica, funzioneremo per emozioni, reazioni, illusioni ed utopie. Finche' cresceremo cosi' insicuri perche' ignoranti (che ignorano) da accettare come oro colato quento ci viene impartito come Verita' assoluta e non discutibile, magari da qualcuno che amiamo o che rispettiamo. Fino a quando avremo paura del nuovo, del diverso e del revisionato, anche in campo culturale. Finche' avremo solo certezze non controllate ne' scientificamente dimostrate, e ben pochi dubbi. -segue-
#66 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 23.04.08 alle ore 0:57 scrive:
Finche' crederemo di sapere tutto o abbastanza, mentre non e' mai abbastanza, e piu' cose sai piu' sai che ce ne sono milioni di altre che dovresti sapere. Sara' cosi' finche' il nostro vocabolario sara' sempre piu' povero e corripondera' ad altrettanta poverta' intellettuale e culturale, la nosta mente distratta e pigra, la nostra prosopopea infinita, finche' ci manchera' il coraggio di riconoscere i nostri torti e le nostre ignoranze ed i nostri abbagli, spesso giustificati (motivati) ma che e' far torto alla nostra ed all'altrui intelligenza continuare a negare, e non affrontare di petto. Questo (ed altro, ovviamente) vale per tutto, a cominciare dalla vicenda individuale di ciascuno di noi. Molti anni fa ormai, quando crollo' l'Unione Sovietica, diversi comunisti, soprattutto vecchi comunisti, dovettero mettere in discussione non solo le proprie idee politiche, ma se' stessi, il loro mondo, il loro rapporto con gli altri e con il mondo fuori del loro, le certezze che avevano, le azioni che avevano compiuto, le scelte anche di vita che avevano fatto, la validita' delle mete che si erano dati, le responsabilita' che avevano avuto. Ricordo che lessi un libro il cui titolo era qualcosa come "Psicodinamica del postcomunismo" (le lascio immaginare la faccia del libraio cui dovetti ordinarlo...). -segue-
#65 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 23.04.08 alle ore 0:56 scrive:
Era scritto da due psicologi (o psicanalisti o psichiatri, non ricordo) comunisti, che analizzavano lo shoc esistenziale di tutti quei loro compagni e di loro stessi cui ,causa il crollo dell'Urss, stava crollando il mondo addosso. E non era crisi da poco, mi creda. Per rinnegare quel mondo, essi dovevano rinnegare se' stessi. A parte alcuni, il grosso di loro decise di rimuovere. Altri si aggrapparono alle macerie del comunismo cercando di restaurarle continuando a crederci, convincendosi che il pensiero fosse giusto ma che semplicemente fosse stato applicato male. Sto ovviamente escludendo dal discorso quelli che in malafede, sempre avendo saputo di cosa si trattava davvero, erano stati ed erano complici consapevoli e propalatori di menzogne. Sto parlando dei moltissimi che non riuscirono prima di tutto ad affrontare la frattura dolorosa, e ad analizzare, sintetizzare, accettare la realta' e quindi rieducare se' stessi. E che hanno continuato a sostenere le stesse tesi annacquandole un po' o chiamandole con altri nomi, e sempre cercando di minimizzare colpe e respondabilita' dell'ideologia che era diventata la loro identita'. Sarebbe come scoprire che la propria madre fa la ******a. O che il Papa e' scappato con una ballerina (c'e' un bellissimo libro sul comunismo, scritto a piu' mani, uscito negli anni Cinquanta e poi sparito dalla circolazione fino a qualche tempo fa, il cui titolo e' indicativo: "Il Dio che e' fallito").
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