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mercoledì 25 novembre 2009, 07:00

Così i bolscevichi volevano cancellare l'idea stessa di Dio

Il museo dell'ateismo: a Mosca una mostra racconta la distruzione dell'arte negli anni da lenin a Stalin. Esposto anche il volto di Cristo, utilizzato per anni come gradino, e una Madonna sfigurata dalla stella rossa

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Giuseppe Ghini 

Mosca - Accecati dalla Rivoluzione russa. Sì, accecati dalla Rivoluzione e in senso tutt'altro che figurato. Sono i volti della Madonna e di Gesù della mostra aperta a Mosca, nella Dom ikony, la Casa dell'Icona. Qui in un angolo della capitale russa risparmiato dal corso della storia e dalle distruzioni bolsceviche, a fianco della bella casa Liberty che Gor'kij poco modestamente scelse come abitazione quando tornò in patria, di fronte alla Chiesa dell'Ascensione in cui si sposò il poeta Aleksandr Pushkin, le icone hanno trovato la loro casa: duemilacinquecento pezzi esposti, una sala dedicata alla storia dell'arte cristiana con rarità provenienti da Musei (uno dei ritratti di Al Fayum, tra le altre cose), laboratori per il restauro, icone delle scuole di Novgorod, Mosca ma anche della lontana provincia.

Tutti coloro che vogliono ammirare le icone, vedere come si restaurano, comprendere il loro ruolo nella vita e nella cultura russa possono visitare liberamente la stupefacente Dom ikony inaugurata proprio quest'anno.

Questa settimana, poi, nel bel mezzo di una delle quattro sale, sono comparse le Icone profanate dai comunisti: la grande Madonna accecata e sfregiata con il simbolo sovietico della stella a cinque punte, il Volto di Cristo utilizzato per anni come gradino, il frammento del Giudizio Universale che per decenni è servito come divisorio in una stalla, una grande san Paolo tagliato in quattro parti per poter essere salvato da un emigrante.

La testimonianza dell'odio iconoclasta bolscevico è completata da una raccolta di volantini ispirati all'ateismo militante, avvisi di conferenze in cui «verrà dimostrato che dio non esiste» («dio» rigorosamente con la minuscola, ovviamente), festosi inviti al «rogo di massa delle icone». Il giorno dell'inaugurazione, per dare maggiore veridicità all'esposizione, alcuni ragazzini vestiti da besprizorniki («bambini di strada», un fenomeno nato con l'URSS - nel 1922 erano 7 milioni! - e proseguito anche ai nostri giorni - oggi sono calcolati in un paio di milioni) distribuivano fogli volanti di queste conquiste comuniste. Questo per simboleggiare che, perso ogni rapporto con la famiglia, i besprizorniki erano facilmente assoldati dall'Unione dei militanti senzadio, che nel 1930 arriverà a contare 5,7 milioni di iscritti.
In un angolo della sala viene continuamente proiettato un collage di riprese cinematografiche fatte dagli stessi comunisti sovietici nel corso degli anni Venti e Trenta. Sono gli anni in cui, acquisita una relativa stabilità, il potere sovietico, cioè Lenin, emana il Decreto di confisca dei beni ecclesiastici (1922) e comincia l'attività dell'ateismo «militante»: chiese distrutte, campane abbattute davanti alla folla plaudente, monasteri incendiati, parodie dei riti cristiani eseguite da finti pope sghignazzanti, bassorilievi scalpellati con cura, cittadini sovietici che si disfano delle icone domestiche da anni conservate nelle loro case, nell'angolo d'onore.

Non che nei primi anni rivoluzionari la Chiesa avesse potuto prosperare: la nazionalizzazione del Monastero della Trinità di San Sergio, il centro spirituale della Russia, avvenne infatti già nel 1918, il decreto di consegna dell'ex monastero al «popolo lavoratore e sfruttato» è del 4 ottobre 1919. Però, è solo dopo il 1922 che questa operazione di pulizia ideologica dalle sopravvivenze della religione prende definitivamente slancio.

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#5 Turno (160) - lettore
il 25.11.09 alle ore 18:01 scrive:
X nonesisper. Ti pareva che qualcuno non tirava in ballo Mussolini. Ricordo soltanto che il duce ebbe tutt'altro atteggiamento nei confronti della religione cattolica. Se oggi possiamo difendere la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è perchè il governo Mussolini ordinò che il simbolo cristiano fosse appeso all'interno delle aule giudiziarie e nelle scuole. Fu quell'ex socialista a volere la Conciliazione tra Stato italiano e Chiesa. Prima di lui il Papa non usciva da San Pietro. Questo vizio di accomunare fascismo e comunismo è purtroppo duro a morire. Il fascismo non ha perseguitato la religione cattolica. In Italia sono stati i governi liberali a farlo.
#4 spalella (2894) - lettore
il 25.11.09 alle ore 16:45 scrive:
Dimostrazione di come la gestione del pensiero umano sia tanto più impossibile quanto maggiore è la cultura e la sua avanzata. Sia la cancellazione d'ufficio, che la sua promozione forzata con aiuti politici, fà cilecca nell'animo della gente. Si rifiutano le imposizioni sia a favore che contro.
#3 Jeeezuz (59) - lettore
il 25.11.09 alle ore 14:26 scrive:
Vedo che ultimamente l'ateismo crea qualche problema al Giornale. Magari parlare dei templi pagani (mitraici, romani, celtici, vikinghi...) distrutti dai Cristiani potrebbe essere un argomento interessante. Magari e' piu' interessante parlare di quell'ordinanza talebana di un sindaco in provincia di Palermo che obbliga ad esporre il crocifisso in ogni ufficio pubblico pena sanzione di 500 euro. La notizia la trovate su La Repubblica online.
#2 Sergio Stagnaro (163) - lettore
il 25.11.09 alle ore 14:19 scrive:
Il comunismo è sempre stato - ora non esiste più, sostituito da "democrazie popolari", una aberrazione culturale : secondo il comunismo, la classe operaia, di cui i comunisti farebbero gli interessi ... , è un operaio. Ma anche lo scolaretto di Gregory Bateson sa bene che la CLASSE delle sedie non è una sedia! Tuttavia, voler cancellare la religiosità di un grande popolo come quello russo, distruggendone i simboli e non solo..., più che manifestazione della desolante aberrazione culturale rappresenta l'immagine semantica della patologia mentale. E alla fine, logica conseguenza, cadono i muri!
#1 Nonesisper (2) - lettore
il 25.11.09 alle ore 12:47 scrive:
Dio non ha fretta, come disse Guareschi riferendosi a quel celebre uomo politico, un tempo socialista, che durante un comizio e con l'orologio in pugno, aveva sfidato il Padreterno a fulminarlo in cinque minuti. Guardando la fine che fece quello e la fine che sessant'anni dopo hanno fatto quest'altri, c'è da credere che sia proprio così.
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