martedì 09 febbraio 2010
 
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sabato 23 giugno 2007, 07:00

Così si diffama un cardinale

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V’interessa sapere come si monta un presunto scandalo sessuale che coinvolga la Chiesa, una di quelle storiacce di pedofilia che mandano in brodo di giuggiole Michele Santoro? Seguitemi, e ve lo spiego. Il 25 marzo intervisto su questo giornale Bruno Zanin, l’attore che interpretò Titta Biondi nell’Amarcord di Federico Fellini. Una persona seria, mite, con una storia personale sconvolgente. Lontano 400 chilometri da casa, in un seminario del Piemonte dove i suoi, contadini veneti poverissimi, l’avevano mandato a frequentare la terza media, fu violentato da un prete, un missionario di ritorno dal Sudamerica per un periodo di convalescenza. Una storia vera – questa – drammaticamente vera: di recente ho rintracciato il nome del sacerdote pedofilo, che era stato a sua volta stuprato da bambino. S’è suicidato nel 1989 in Venezuela, forse schiacciato dal peso dei suoi peccati. Una morte in qualche modo evangelica: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (Marco 9, 42). Se l’era messa da solo, la macina. L’ho comunicato io a Zanin, che ha dimostrato una compostezza esemplare, «forse perché per me quel tale prete era già morto, l’ho ucciso dentro di me migliaia di volte e altrettante volte ho provato una gran pena per lui, sempre in bilico, sempre combattuto...».
L’intervista con l’ex attore era stata linkata in parecchi siti Internet, insomma ha fatto il giro del mondo. E così mi è giunta da Regina, città del Canada, 180.000 abitanti, una mail firmata con tanto di nome e cognome. Me l’ha scritta un signore che, dopo aver letto Il Giornale in Rete, aveva chiesto a una cugina di spedirgli dall’Italia il libro autobiografico di Zanin, Nessuno dovrà saperlo. «Sono italo-canadese (mezzo veronese, un quarto udinese, un quarto padovano)», si presentava, «mi scuso per italiano così scolastico, ma io sono nato qui e a parte tre anni studente in teologia a Roma (Collegio Capranica) faccio mio meglio per praticare la buona lingua di Dante». Dopodiché mi spiegava che avrebbe «comprato all’istante un fucile per andare a Roma in Vaticano e uccidere un alto prelato che anche a me ha rovinato la vita come a Bruno Zanin». Ed entrava nei dettagli: «L’altissimo uomo della Curia vaticana mi ha abusato per tre anni come se io fossi una sua creatura di piacere e basta. Ero il più bravo e diligente studente di latino, greco, teologia, esegesi e a 15 anni appena arrivato da seminario di Toronto quel prete che era semplicemente vicedirettore mi ha sedotto e portato ad esaudire ipso facto ogni piccolo capriccio e fantasia sessuale che gli passava per la testa. Oggi sono in cura coatta psichiatrica perché maniaco sessuale-predatore con tendenze verso adolescenti maschi». Da pelle d’oca.
Senonché più avanti nel racconto gli erano sfuggite (sfuggite?) le iniziali di questo cardinale che «se la spassa agli alti vertici della politica vaticana, certamente del mio malessere, del mio naufragare io credo non gli frega niente». Mi sono messo a indagare e, con mia grande sorpresa, ho scoperto che uno solo, fra i 183 cardinali del Sacro collegio, ha quelle iniziali. Anche invertendo l’ordine di nome e cognome, non c’era possibilità di equivoco. La circostanza mi ha arrecato un qualche turbamento: si tratta di uno dei più stretti collaboratori di Papa Ratzinger. Ma c’è voluto poco per accorgermi che la biografia di questo cardinale era assolutamente incompatibile con una sua presenza all’Almo Collegio Capranica negli anni in questione.
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