In una fase così burrascosa, si può azzardare qualche prima analisi. Qual è stato l’errore più grosso, da parte del governo?
«Berlusconi avrebbe dovuto presentare subito, paro paro, la riforma prevista dalla Bicamerale di D’Alema: lì c’era già tutto, separazione delle carriere per i magistrati, elezione diretta del presidente...».
Trova giusto che il governo decida ora, in fretta e furia, di risolvere l’annosa questione della lunghezza dei procedimenti?
«In tempi non sospetti suggerii ad amici della maggioranza di astenersi da qualsiasi riforma della giustizia: troppo forte sarebbe stata la reazione da parte dell’Anm e del suo braccio secolare, il Csm, nel quale vive immobilizzato quel galantuomo del vicepresidente Mancino, circondato da folti nebbie di contatti con la mafia durante oscure trattative tra mafia e Stato. Trattative che avrebbero dovuto difendere anche il suo operato da ministro dell’Interno».
A proposito di criminalità organizzata, ecco abbattersi sul governo anche la tegola di Cosentino «camorrista».
«Che fantasia ha a volte la storia, e la politica. Un membro del governo che, guarda caso, stava per essere candidato al governatorato in Campania e di cui viene chiesto l’arresto senza che sia stato mai interrogato e senza che i pm abbiano mai accettato che si presentasse per dichiarazioni spontanee».
Pensa che si tratti addirittura di errore giudiziario?
«Penso che il Procuratore generale di Napoli dichiara di considerare il 90 per cento dei suoi sostituti “fanatici e ignoranti” senza capire che esiste una categoria di magistrati al di sopra di tutti, quelli di Magistratura democratica, fondata anche da attuali eminenti esponenti del Pd. Gli stessi che parlano tanto di democrazia, senza ricordare che l’unico potere che non ha origini democratiche è proprio quello della magistratura».
In effetti il Procuratore generale di Napoli è sembrato imprudente.
«Ho presentato un’interpellanza in Senato per chiedere l’invio a Napoli di ispettori che accertino se ha davvero pronunciato parole così “dure e sprezzanti” nei confronti di un numeroso gruppo di magistrati “zelanti per impegno culturale, morale e politico”. Se sì, va cacciato per lesa maestà di Md e punito!».
Ironie a parte, il governo aveva scelto di procedere morbidamente, con il Lodo Alfano, per salvaguardare la propria stabilità.
«Vero, e la maggioranza aveva pagato in anticipo il prezzo a magistrati e supermagistrati della Casta: stop alla riforma della giustizia e brusca frenata alle norme sulle intercettazioni. Tutti ne erano convinti, persino ai piani alti del Quirinale...».
Dunque, ci è cascato anche il presidente Napolitano.
«Questo non è dato sapere. Così come non si sa che parte abbiano avuto coloro che l’hanno condotto in questo vicolo cieco».
Mai fidarsi, neppure degli alleati.
«Berlusconi credeva che il Pdl fosse un partito, non una sommatoria di storie diverse. Senza contare che su di esso poi incombe la ferma e decisa volontà del co-fondatore di operare per abolire questo brutto nome composto, per diventare “fondatore massimo e unico”».
Non mi dirà che si riferisce al presidente Fini.
«Un uomo dotato di una facoltà negata persino al Dio Onnipotente, far sì che ciò che è stato non sia. Uno che se avesse avuto l’età, si sarebbe arruolato con i torturatori della Rsi. E invece, a leggere il suo libro, neppure è mai stato fascista, bensì ammirato frequentatore delle sale cinematografiche che proiettavano un film sulle gesta dei reparti speciali Usa in Vietnam, Berretti verdi».
Una galleria di personaggi da balzachiana comédie humaine.
«Che rischia la tragédie humaine».
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