Crocifisso nelle scuole, l'Italia vince la battaglia Non vìola i diritti umani

La Corte europea dei diritti dell'uomo mette la parola fine alle polemiche sui crocifissi nelle scuole. Una battaglia durata cinque anni

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Strasburgo - Storica vittoria dell'Italia a Strasburgo: dopo 5 anni di dibattito la Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo ha infatti assolto il Paese di violare i diritti umani con la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non vìola i diritti umani. La decisione della è stata approvata con 15 voti favorevoli e due contrari. I giudici hanno accettato la tesi in base alla quale non sussistono elementi che provino l’eventuale influenza sugli alunni del simbolo della religione cattolica.

Dibattito rinviato ai giudici nazionali La Corte di Strasburgo ha però osservato che non è sua competenza prendere posizione in un dibattito, quale quello sul valore del simbolo rappresentato dal crocefisso, ancora aperto all’interno del Paese tra le principali istituzioni giuridiche nazionali, il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione. Quello che è certo, comunque è che l’obbligo di presenza del crocefisso nelle aule scolastiche "non può essere ritenuto indottrinamento da parte dello Stato". Secondo la Corte, infatti, il crocifisso "è un simbolo essenzialmente passivo" e la sua influenza sugli alunni non può essere paragonata all’attività didattica degli insegnanti. 

La soddisfazione di Frattini e Vaticano "Oggi ha vinto il sentimento popolare dell'Europa - ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, protagonista in prima linea della battaglia - La decisione interpreta soprattutto la voce dei cittadini in difesa dei propri valori e della propria identità. Mi auguro che dopo questo verdetto l'Europa torni ad affrontare con lo stesso coraggio il tema della tolleranza e della libertà religiosa". Soddisfatto anche il Vaticano, che, attraverso la sua emittente Radio Vaticana, ha commentato: "La vittoria oggi non è solo dell’Italia ma anche degli altri Paesi e di tutti coloro che ritenevano assurdo imporre la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche. Resta da ricordare che parliamo della Corte che fa capo al Consiglio d’Europa, cioè l’organismo a 47 Paesi distinto dall’Unione Europea".

Cinque anni di dibattito Una battaglia approdata alla Corte di Strasburgo il 27 luglio 2006. Allora l’avvocato Nicolò Paoletti presentò il ricorso con cui Sonia Lautsi, cittadina italiana nata finlandese, lamentò la presenza del crocifisso nelle aule della scuola pubblica frequentata dai figli, ritenendo tale presenza un’ingerenza incompatibile con la libertà di pensiero e il diritto ad un’educazione e ad un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori. La prima sentenza della Corte (9 novembre 2009) diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la violazione da parte dell’Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione e scatenando un’ondata d’indignazione. Il Governo italiano, a quel punto, ha domandato il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano. La Grande Camera, accettata la domanda di rinvio, ha ascoltato le parti in causa, Stato italiano e legale ricorrente, rinviando ad oggi la sua decisione definitiva. Nel merito dei contenuti giuridici, la questione è stata affrontata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini in una serie di riunioni dedicate alla riflessione sulle argomentazioni da utilizzare nel ricorso sulla sentenza Lautsi. Il titolare della Farnesina ha personalmente presieduto due riunioni interministeriali (17 dicembre 2009 e 21 gennaio 2010) che hanno consentito rispettivamente di migliorare e formalizzare la memoria difensiva con il consenso di tutti gli attori coinvolti. Frattini ha contestualmente inviato ai suoi omologhi dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa una lettera esplicativa della posizione italiana in merito alla questione come rappresentata nella memoria difensiva, presentata alla Corte, al fine di poter ricevere un sostegno non solo politico ma fattivo sul piano processuale, cioè un intervento degli Stati come ’terzì a favore dell’Italia. Hanno risposto positivamente intervenendo a favore nostro nel giudizio davanti alla Corte San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione Russa, Cipro, Grecia e Armenia 

 

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COMMENTI

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#62 xulxul (172) - lettore
il 18.03.11 alle ore 18:16 scrive:
Amici! Gli ateucci laicucci sono andati in bestia. Dicono cha la corte ha subito pressioni dalla Chiesa. Ma non fate ridere! La UE non perde occasione per discriminare e sbeffeggiare i cristiani (vedi l'ultima figuraccia rimediata con l'agenda scolastica). Una volta tanto che hanno dato l'impressione di saper leggere e di saper applicare la legge, diamone loro atto. Anche Repubblica mastica amaro (cui la Chiesa interessa solo se è contro B., altrimenti è solo ingerenza). In tutta onestà, non mi aspettavo nulla di buono da Strasburgo visto i precedenti e l'aria che là tira: massoni, miscredenti, relativisti ecc.. Il problema è che questa indubitabile vittoria sarà veramente tale se tutti gli uomini di buona volontà si interrogheranno sulle grandi domande della vita e si comporteranno di conseguenza.
#61 liberopensiero1 (212) - lettore
il 18.03.11 alle ore 18:18 scrive:
Art.7 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Il che significa che né lo stato si sostituisce alla chiesa e né la chiesa si sostituisce allo stato che dovrebbe essere per definizione costituzionale "democratica e fondata sul lavoro" e non democristiana... A parte questa precisazione, credo che anche vedere mille crocefissi in una stanza, non possano far cambiare il credo a chi lo ha diverso, e sopratutto aspirerei che molti dei ferventi cavalieri del crocefisso, attuassero nel concreto i principi che esso rappresenta e non ben altro.
#60 sesa74 (291) - lettore
il 18.03.11 alle ore 18:13 scrive:
valeva la pena sprecare 5 anni? la soluzione di invitare la signora a emigrare in finlandia sarebbe stata molto più semplice e veloce. W il crocifisso e Colui che c'è appeso
#59 Antonio63 (5133) - lettore
il 18.03.11 alle ore 18:07 scrive:
#12blackman : Egregio Signore, indipendentemente dalla sua conclamata laicita', prima di affermare che la croce sulla bandiera finlandese non simboleggia la cristianita' etc etc, faccia lo sforzo di leggere quanto riporta il sito di Wikipedia : Quote :La croce scandinava o croce nordica è un motivo costante delle bandiere dei Paesi nordici. La croce, che simboleggia la cristianità, si estende fino al bordo della bandiera, con il braccio verticale decentrato a sinistra. La prima bandiera di questo tipo fu quella danese nel XIII-XIV secolo;[1] in seguito Svezia (1663),[2] Norvegia (1814),[3] Islanda (1897),[4] Finlandia (1918),[5 Unquote : Piccolo consiglio....veda di dare una rinfrescatina alla sua Kultura penso ne abbia propio bisogno ! Saluti
#58 GMTubini (209) - lettore
il 18.03.11 alle ore 18:01 scrive:
@Andrea2904 Perché scomodare don Gabriele? Per questi quattro burattini del teatrino anticattolico basterebbe un po' d'acqua santa. Ma aspetti ad aspergere: è così divertente lo spettacolino che mettono su tutte le volte!
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