A tracciare il solco del coming out (la parola outing si usa quando qualcuno, per ritorsione, dichiara i gusti sessuali altrui) è stato il governatore della Puglia Nichi Vendola, che già nel 1987 da candidato Pci alle Politiche ebbe l’endorsement dell’Arcigay assieme a Franco Grillini. Allora essere comunista e omosessuale era difficile assai visto che nel Pci la «diversità» sessuale non era contemplata né tutelata come quella morale. L’anno scorso il leader Sel raccontò al Corriere della Sera di aver fatto più fatica come cattolico e comunista a rivelare la sua omosessualità al partito che non ai preti. Grillini invece è uno che si diverte a seminare zizzania nel Palazzo, senza mai però calpestare la privacy. L’ex presidente dell’Arcigay ce l’ha soprattutto con la Lega: «Ci sono almeno sei dirigenti top notoriamente omosessuali, se parlassero la loro carriera finirebbe ipso facto e allora si nascondono dietro la maschera della più feroce omofobia».
Nel giugno del 2000 toccò all’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Ai giornali disse di non essere «né eterosessuale, né omosessuale» ma di aver scelto «l’assoluta libertà sessuale», ergo la bisessualità. Nel 2008 il consigliere nazionale Udc Alberto Villa lasciò lo scudocrociato in polemica con il suo partito e con la Chiesa, che «ci considera cittadini e cattolici di serie B». Oggi tra chi fa del proprio orgoglio gay la cifra della sua attività politica, e proprio da destra, c’è il giornalista Paolo Cecchi Paone, già candidato con Forza Italia all’Europarlamento, che rivendicò la sua «omoaffettività» alla rivista Vanity Fair a giugno del 2004, poi raccontò a Novella 2000 di essere impazzito per un ragazzo di nome Andreas («Mi ha stregato, sembra Tadzio di Morte a Venezia»). Oggi che è assessore a Maiori vuol fare della località salernitana «la meta del turismo gay».
Anche Vladimir Luxuria, primo deputato transessuale del Parlamento, ama ricordare di essere stata «corteggiata da personaggi politici importanti, ma solo per fare sesso». Erano gay o etero? Mistero. In fondo l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, travolto nel 2009 dallo scandalo trans, nei giorni scorsi ha seccamente negato di essere gay pur ammettendo la sua love story con Brenda, deceduta il 20 novembre 2009 nell’incendio del suo appartamento: «Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, loro sono donne all’ennesima potenza...». Contento lui.
Al Pd che schiera Ivan Scalfarotto, l’Italia dei Valori risponde con Gianni Vattimo, compagno di scranno a Strasburgo dell’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, anche lui dichiaratamente gay seppur con qualche invasione di campo, stando a quello che raccontò il suo ex assessore Silvana Grasso: «Con lui ebbi una grande storia d’amore. Platonica? No, direi onnicomprensiva. Lui è intellettualmente omosessuale, come gli antichi greci».
E tra le donne? L’ex giornalista dell’Ora di Palermo Titti De Simone, lesbica dichiarata, è stata la prima deputata omosessuale eletta con Rifondazione comunista per due legislature. Oggi la sua eredità è stata raccolta da Anna Paola Concia, eletta con il Pd, che recentemente si è sposata a Berlino con la criminologa tedesca Ricarda Trautmann. Peccato che i big del suo partito abbiano disertato l’evento. Omofobia anche quella?
felice.manti@ilgiornale.it
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