martedì 09 febbraio 2010
 
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lunedì 15 settembre 2008, 07:00

Dal logo alle bibite: così sono lievitati gli sprechi

«Per una Coca Cola si spendono fino a 40 euro» 520mila euro per mettere in corsivo il marchio

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da Milano

Dalle spese per le vivande a bordo a quelle per la comunicazione, la vecchia Alitalia si è contraddistinta per una gestione quantomai bizzarra delle risorse finanziarie. Se una bottiglia di Coca-Cola al supermercato viene via con 0,85 centesimi, sugli aerei Alitalia è diventata una specie di bene di lusso che può valere dai 7,50 ai 40 euro. Tanto è il conto che la compagnia di bandiera avrebbe pagato negli ultimi anni per una bottiglia della bibita, secondo i resoconti degli assistenti di volo Alitalia. Incredibile? No, se la bottiglietta deve fare un viaggio periglioso tra container, ditte appaltatrici, grossisti e fornitori prima di finire sul carrellino delle hostess. Per gli assistenti barricati a Fiumicino l'odissea delle bevande pagate a costi stellari è una follia arcinota. «È possibile perché la bottiglia non viene comprata dalla Coca-Cola ma attraverso ditte o altri indotti - sostiene ai microfoni del Gr2 David Evangelisti, assistente di volo Alitalia -. Per cui questa bottiglia fa dei giri che fanno lievitare il costo a prezzi mostruosi».
Sono sempre gli assistenti di volo a raccontare la geniale fornitura delle bibite per gli aerei destinati alle rotte Stati Uniti-Italia. Invece di comprare banalmente le bottiglie direttamente in loco, l’Alitalia ha escogitato un metodo più creativo per rifornire gli aerei in partenza dagli States: imbarca le bottiglie su delle navi che vanno a Boston, e da lì agli aeroporti americani. Semplice no? Il tutto in stretta osservanza degli appalti con società italiane che verrebbero scavalcate dall’acquisto delle bottigliette fuori dal suolo italico. «Viene incaricata una società e poi altre ancora, addirittura spediamo l'acqua e la Coca-Cola nei container via nave in America per inbarcarla lì» racconta furente un altro steward Alitalia al giornale di Radio Uno. Sprechi destinati a finire con il nuovo corso della compagnia di bandiera.
Il catering in questi anni è stato una valvola da cui sono usciti fiumi di denaro. Anche per i modesti pasti del personale a bordo si spendono cifre che sembrano fuori da ogni logica. Il cestino con una insalata e un panino, roba che in un bar si pagherebbe una decina di euro, all’Alitalia (che in compenso ne compra a centinaia) ne costa 20. Una assistente di volo spulcia le fatture del volo Catania-Roma e mostra l’esorbitante valore del carrello con le bevande: 510 euro. Stiamo parlando di un semplice carrello con qualche cartoncino di succo di frutta, bibite gassate e tè, acque minerali, salatini e salviettine rinfrescanti. In un supermarket cittadino probabilmente non si supererebbero i 40 euro per una spesa del genere, ma anche qui Alitalia riesce nell’impresa di far lievitare i costi. E c’è ancora, tra i rappresentanti degli assistenti di volo, chi ricorda quando a Palermo, per trasportare i sacchetti con i pasti del personale di bordo dallo scalo all’aereomobile (un centinaio di metri scarsi), il costo per la passeggiatina dell’incaricato fosse di 100mila lire.
Di queste spese evidentemente non si sono mai accorte le varie società di consulenza generosamente assunte da Alitalia negli ultimi anni. Come la prestigiosa McKinsey, che a quanto risulta da una relazione dell’ex presidente di Alitalia Berardino Libonati, ha ricevuto dalla compagnia di bandiera negli anni 2004, 2005 e 2006 la bellezza di 42 milioni di euro. O come Accenture, società di consulenza presa nel 2005, per un progetto di ristrutturazione del sistema amministrativo-contabile: 30 milioni di euro.
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1 commenti
#1 cantastorie (3004) - lettore
il 15.09.08 alle ore 9:59 scrive:
Sana ed oculata amministrazione "statale". Mi viene il dubbio che tutto ciò che è pubblico sia amministrato così, ma spero di sbagliarmi! Bisognerebbe chiedere ai sigg Di Pietro e Travaglio, loro le san tutte queste cose....
1 commenti
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