martedì 09 febbraio 2010
Aggiornato oggi alle 20:54
 INTERNI
mercoledì 21 ottobre 2009, 08:20

D'Alema sfila per la stampa ma poi querela Il Giornale

Il 3 ottobre era in prima fila per il diritto di cronaca. Ora chiede di condannare tre cronisti del Giornale

  Strumenti utili
 Carattere
caricamento in corso...
caricamento...
 Invia a un amico
 Stampa
 Rss
Condividi su Facebook

Roma -  Sì, sì, la libertà di stampa coartata, la mordacchia del potere, il regime del Cavaliere nero, il tintinnar di manette per i prodi giornalisti. C’era anche Massimo D’Alema, nel parterre a Piazza del Popolo in quel luminoso sabato 3 ottobre, festa di San Gerardo protettore delle gestanti in difficoltà. La manifestazione organizzata dalla Cgil per conto della Fnsi si dipanava come da copione contro l’oppressione del premier, sorvolando su Tonino Di Pietro che si sbracciava e tuonava, anch’egli nel recinto dei vip, pur essendo il magistrato/politico che ha il record di cause contro giornalisti.

Lo sanno tutti, no?, che non c’è miglior viatico per un cronista a scrivere quel che vede o sa, di una bella querela. Ma D’Alema si teneva distante dalla sua creatura (nell’accezione semplice che gli ha dato lo scranno di senatore, beninteso), sorrideva ai giornalisti, si lasciava pacatamente intervistare da tivù grandi e piccole, criticava le nomine in Rai ma «non tutte» (capirai, avevano appena fatto direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer), distillava parole di sdegno e di riprovazione per il premier che s’era rivolto al tribunale civile chiedendo i danni a Repubblica e all’Unità.

Erano proprio quelle azioni civili intentate da Silvio Berlusconi, che motivavano la protesta e la manifestazione della “libera” stampa, del centrosinistra e del sindacato giornalisti, con la convinta partecipazione del primo postcomunista assunto (nell’accezione mistica e religiosa, beninteso) a Palazzo Chigi. Sì, sì, l’azione intimidatoria di Berlusconi. E ora che c’è di nuovo? Si scopre che D’Alema ha querelato il Giornale. Il direttore, come di rito, e tre umili cronisti: Stefano Filippi, Gian Marco Chiocci e il sottoscritto. Querelati, nel senso che oltre ai soldi - che voglia cambiar barca? - sollecita proprio una condanna penale. Il reato che accampa è «diffamazione a mezzo stampa». Altro che mordacchia, carcere!

A gloria della libertà, del diritto di cronaca e della libera stampa, ovviamente. E sapete perché vuol trascinarci in tribunale? Per quanto abbiamo scritto sull’affaire della malasanità pugliese, e delle escort, comprese quelle del suo entourage; e per gli atti processuali che abbiamo pubblicato integralmente a riprova che «nel 1999 i fedelissimi dell’allora premier avevano rapporti con prostitute in cambio di favori», e che il processo si concluse con la condanna della sola «fornitrice iniziale». L’azione di D’Alema muove da quella famosa intervista televisiva data a Lucia Annunziata domenica 14 giugno, in diretta da Otranto. Attraverso il suo legale, chiede all’autorità inquirente di acquisire anche la trascrizione di quanto dichiarava in quella mezz’ora della Rai.

Serviamo qui il passaggio cruciale, quando l’Annunziata gli domanda dei «prossimi mesi» e D’Alema risponde: «Io penso che la vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Anche perché Berlusconi non è un uomo che accetti volentieri l’idea di un suo declino politico, o umano che poi sarebbe nell’ordine naturale delle cose. È un uomo animato da un mito di eterna giovinezza, e questi miti sono sempre pericolosi, perché finiscono...». L’Annunziata lo interrompe per chiedergli: «La parola scosse sta per?». Lui prende tempo: «La parola?». «Scosse», sillaba lei. E D’Alema, dopo un lungo respiro: «Scosse sta per momenti di conflitto, momenti di difficoltà, momenti anche imprevedibili; le scosse a volte sono imprevedibili, diciamo, di conflitto e di difficoltà. Il che richiede un’opposizione in grado di assumersi le proprie responsabilità con molta forza, con molta autorevolezza, nella pienezza delle sue funzioni.

Pagina  12  | Successiva 
96 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#96 lunarossa (384) - lettore
il 22.10.09 alle ore 0:02 scrive:
Chiaro esempio di coerenza dalemiana....
#95 Yuri (235) - lettore
il 21.10.09 alle ore 22:09 scrive:
Beh, è noto che querelare è tra i suoi vezzi (testimone, Forattini per la vignetta sul "bianchetto"). Ma i suoi colleghi di fede non sono da meno: vedansi il magistrato "ciuffo-di-neve" ed il prode Achille (sempre contro Forattini). Ovviamente, trovano i magistrati che, essendo della stessa fede, gli danno pure ragione, mentre giustificano tutto quel che fanno loro. E' la "giustizia progressiva", consoliamoci. Cordialmente, Yuri
#94 eugenio.bosco (124) - lettore
il 21.10.09 alle ore 21:55 scrive:
il comunismo è finito nella pattumiera della storia, peccato che i suoi adepti non hanno fatto la stessa fine.
#93 Anita (325) - lettore
il 21.10.09 alle ore 19:01 scrive:
Se avessi due soldi da sprecare citerei in giudizio questi politici arrabbiati e compagnia ringhiante. Motivo? Imbecillità conclamata, istigazione alla stupidità, inattitudine a proseguire nel loro compito istituzionale. Condanna? rimborso dei soldi percepiti in tutta la carriera, interdizione agli uffici pubblici, compreso i giardinetti.
#92 onurb (412) - lettore
il 21.10.09 alle ore 19:05 scrive:
62 vito.vitiello. Ci sei o ci fai?
96 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine
caricamento in corso...
caricamento in corso...

Pubblicità

I nostri servizi