D'Alema sfila per la stampa ma poi querela Il Giornale

Il 3 ottobre era in prima fila per il diritto di cronaca. Ora chiede di condannare tre cronisti del Giornale

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Roma -  Sì, sì, la libertà di stampa coartata, la mordacchia del potere, il regime del Cavaliere nero, il tintinnar di manette per i prodi giornalisti. C’era anche Massimo D’Alema, nel parterre a Piazza del Popolo in quel luminoso sabato 3 ottobre, festa di San Gerardo protettore delle gestanti in difficoltà. La manifestazione organizzata dalla Cgil per conto della Fnsi si dipanava come da copione contro l’oppressione del premier, sorvolando su Tonino Di Pietro che si sbracciava e tuonava, anch’egli nel recinto dei vip, pur essendo il magistrato/politico che ha il record di cause contro giornalisti.

Lo sanno tutti, no?, che non c’è miglior viatico per un cronista a scrivere quel che vede o sa, di una bella querela. Ma D’Alema si teneva distante dalla sua creatura (nell’accezione semplice che gli ha dato lo scranno di senatore, beninteso), sorrideva ai giornalisti, si lasciava pacatamente intervistare da tivù grandi e piccole, criticava le nomine in Rai ma «non tutte» (capirai, avevano appena fatto direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer), distillava parole di sdegno e di riprovazione per il premier che s’era rivolto al tribunale civile chiedendo i danni a Repubblica e all’Unità.

Erano proprio quelle azioni civili intentate da Silvio Berlusconi, che motivavano la protesta e la manifestazione della “libera” stampa, del centrosinistra e del sindacato giornalisti, con la convinta partecipazione del primo postcomunista assunto (nell’accezione mistica e religiosa, beninteso) a Palazzo Chigi. Sì, sì, l’azione intimidatoria di Berlusconi. E ora che c’è di nuovo? Si scopre che D’Alema ha querelato il Giornale. Il direttore, come di rito, e tre umili cronisti: Stefano Filippi, Gian Marco Chiocci e il sottoscritto. Querelati, nel senso che oltre ai soldi - che voglia cambiar barca? - sollecita proprio una condanna penale. Il reato che accampa è «diffamazione a mezzo stampa». Altro che mordacchia, carcere!

A gloria della libertà, del diritto di cronaca e della libera stampa, ovviamente. E sapete perché vuol trascinarci in tribunale? Per quanto abbiamo scritto sull’affaire della malasanità pugliese, e delle escort, comprese quelle del suo entourage; e per gli atti processuali che abbiamo pubblicato integralmente a riprova che «nel 1999 i fedelissimi dell’allora premier avevano rapporti con prostitute in cambio di favori», e che il processo si concluse con la condanna della sola «fornitrice iniziale». L’azione di D’Alema muove da quella famosa intervista televisiva data a Lucia Annunziata domenica 14 giugno, in diretta da Otranto. Attraverso il suo legale, chiede all’autorità inquirente di acquisire anche la trascrizione di quanto dichiarava in quella mezz’ora della Rai.

Serviamo qui il passaggio cruciale, quando l’Annunziata gli domanda dei «prossimi mesi» e D’Alema risponde: «Io penso che la vicenda italiana potrà conoscere delle scosse, non c’è dubbio. Anche perché Berlusconi non è un uomo che accetti volentieri l’idea di un suo declino politico, o umano che poi sarebbe nell’ordine naturale delle cose. È un uomo animato da un mito di eterna giovinezza, e questi miti sono sempre pericolosi, perché finiscono...». L’Annunziata lo interrompe per chiedergli: «La parola scosse sta per?». Lui prende tempo: «La parola?». «Scosse», sillaba lei. E D’Alema, dopo un lungo respiro: «Scosse sta per momenti di conflitto, momenti di difficoltà, momenti anche imprevedibili; le scosse a volte sono imprevedibili, diciamo, di conflitto e di difficoltà. Il che richiede un’opposizione in grado di assumersi le proprie responsabilità con molta forza, con molta autorevolezza, nella pienezza delle sue funzioni.

Cosa che spero noi ci metteremo presto in grado di essere». Ricordate il putiferio esploso soltanto tre giorni dopo, quando il Corriere sparò nel firmamento Patrizia D’Addario e le sue rivelazioni? Era lo stesso Corriere - avrà querelato anche Ferruccio De Bortoli, Spezzaferro? - a scrivere che «non si esclude che possa essere proprio questa la “scossa al governo” della quale ha parlato domenica scorsa Massimo D’Alema per invitare l’opposizione “a tenersi pronta”». La palla di vetro di Baffino, Massimo Divino Othelma, il veggente di Gallipoli: si scatenò l’intero Pdl, da Capezzone a Verdini passando per Gasparri, e in testa il ministro Fitto, pugliese, che adombrava sussurri e anticipazioni giunte a D’Alema, in giro elettorale nella «sua» regione, dai numerosi magistrati che hanno okkupato i posti di comando nel Pd pugliese, in modo abnorme rispetto ad ogni altra regione italiana. O credete che un magistrato in attività, quando incontra un collega in aspettativa o comunque “prestato” alla politica - nonostante lu mere, Bari non è Parigi, signora mia - scappa da un’altra parte, s’incerotta la bocca e intona il vade retro satana? Come dicono a Roma, forse non aveva saputo tenersi il cecio in bocca, il Migliore di questi poveri nostri tempi. Che s’infuriò. «Che cosa c’entro io con queste storie di veline e di feste!» si stupiva indignato.

«Se qualcuno ha il coraggio di dire che manovro le inchieste, lo denuncio perché è un mascalzone e un bugiardo», minacciava. Figurarsi, lo sanno tutti che semmai è vero il contrario, sono ormai le toghe che “manovrano” (nell’accezione antica del tram beninteso, “non disturbate il manovratore”) il Pd, e particolarmente in Puglia lo tengono per le palle, come suol dirsi. E adesso il deputato di Gallipoli ci querela. Non farebbe miglior figura con un appuntamento dietro il convento delle carmelitane all’alba? Se ci lascia la scelta dell’arma, facciamo a torte in faccia.

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COMMENTI

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#51 michebasile (41) - lettore
il 21.10.09 alle ore 12:24 scrive:
E' la solita nota coerenza e l'impareggiabile senso del pudore di questi esponenti della sinistra di cui il capiscetti maximo è la punta di diamante.....figurarsi! Per questo hanno perso ogni credibilità e regolarmente vengono suonati da Cavaliere ad ogni elezione. Che vadano a scopare il mare!!!!!
#50 bellatrix (27) - lettore
il 21.10.09 alle ore 12:24 scrive:
siamo alle solite..alle sinistre e' tutto permesso e vorrebbero essere intoccabili...quanta arroganza!! tutti contro il Ns pres del consiglio e loro ne fan e han fatto di tutti i colori... tutti a casa..fateci 'sto favore!!
#49 voce nel deserto (11838) - lettore
il 21.10.09 alle ore 12:23 scrive:
Portare questa vicenda in piazza può essere controproducente per chi ha querelato, se i giornaisti avessero sufficenti elementi per poter affernare,senza ombra di dubbio che la manovra delle escort infiltrate nelle dimore di Berlusconi sia opera dal PD pugliese ,sia pure per interposta persona appartenente al mondo imprenditoriale,così tanto per screditare il premier.E la stessa querela assumerebbe il carattere della temerarietà. L'istituto della querela è sorto proprio per evitare che una procedura d'ufficiio possa in taluni casi essere per la parte lesa più più devastante dello stesso silenzio.
#48 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 21.10.09 alle ore 12:22 scrive:
Cosa aspettarsi da degli ipocriti se non l'ipocrisia? E c'e' da immaginare che D'Alema trovera' un giudice comprensivo, come nel caso del giornalista/parlamentare Jannuzzi. Che ha scampato la galera per miracolo, al quale comunque ne han fatte pagare di tutti i colori. Uno dei piu' vecchi giornalisti italiani, che non viene mai assurto al Pantheon dei mostri sacri perche' da tempo ormai immemorabile ha osato lasciare la "sinistra" in cui un tempo militava (nel 1968 pubblico' con Scalfari sull'Espresso l'inchiesta sul SIFAR e sul tentativo di colpo di Stato detto piano Solo). Jannuzzi aveva osato toccare la magistratura, certi magistrati. Chi vuole puo' andare a leggersi cosa Jannuzzi aveva scritto e per cosa fu condannato. Un insulto alla liberta' d'opinione e di stampa contro il quale nessuno mosse un dito.
#47 silvio-silvio (29) - lettore
il 21.10.09 alle ore 12:18 scrive:
questo si che è un bel autogol. Vai Dalema vai
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

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