LA BOLLA DI INTERNET
La storia ha inizio nel 1999. Scoppia il panico da Millennium bug, il «virus» che può mandare in tilt i computer di tutto il mondo allo scoccare della mezzanotte del primo gennaio 2000. La Fed, presieduta da Alan Greenspan, aveva abbassato il tasso di sconto sotto la soglia del 5%, al 4,75, per consentire alle aziende di evitare incidenti. Accade il contrario: l'eccesso di liquidità è investito dal mercato sulle nascenti società Internet, spesso più virtuali che reali. L'indice tecnologico Nasdaq tocca il suo massimo nel marzo 2000. Tre mesi dopo la Fed rialza i tassi e gli investitori fuggono dall'hi-tech.
LA BOLLA IMMOBILIARE
Tra il 2001 e il 2006 la necessità di superare lo shock post-11 settembre ha spinto la Fed ad abbassare nuovamente i tassi di interesse, scesi fino a un minimo dell'1%. La motivazione è nobile: sostenere produzione e consumi. Gli investimenti, però, si indirizzano verso un settore tradizionalmente considerato remunerativo, quello immobiliare. Il mix è esplosivo: il debito facile a tassi bassi spinge il consumo e l'acquisto di immobili i cui prezzi aumentano. Le banche Usa finanziano l'acquisto di case anche a chi non avrebbe i requisiti (i clienti subprime). I mutui vengono cartolarizzati, cioè immessi sul mercato sottoforma di titoli di debito, che a loro volta sono utilizzati come sottostante di derivati (i famigerati «titoli tossici»). Al ritorno dei tassi sopra il 5%, nel 2007, il castello di carta crolla: il costo del debito aumenta, la gente non rimborsa i mutui e i titoli collegati diventano carta straccia. Le banche che hanno pignorato gli immobili li rimettono sul mercato facendone crollare i prezzi. È la crisi che conosciamo: quella del fallimento Lehman Brothers.
LA BOLLA DEL DEBITO
Che cosa ha prodotto la bolla immobiliare? Due miliardi di dollari di aiuti di Stato negli Usa e 1,2 miliardi di euro per varie «nazionalizzazioni» in Europa (da Fortis a Dexia a Northern Rock). Ma, soprattutto, ha riportato pericolosamente verso lo zero i tassi d'interesse. Per una coincidenza di motivi: le banche internazionali, causato del disastro, hanno perso fiducia reciproca e hanno smesso di prestarsi denaro. Per recuperare altra liquidità, oltre a quella usata per evitare la bancarotta, hanno iniziato a vendere titoli di Stato, sia quelli Usa sia quelli europei, dove la Bce non garantisce i singoli Paesi debitori. La speculazione, come ha rilevato il Nobel, Joseph Stiglitz, si è rivoltata «contro i governi indebitati». E a pagare oggi è l'Italia.
MINI-BOLLA: MATERIE PRIME
Ovviamente non c'è stata solo speculazione ribassista (la presa di profitto sulle vendite), ma anche quella rialzista che si è concentrata sulle materie prime (oro, petrolio, grano, ecc.). La liquidità in eccesso si è concentrata su questi beni perch´ Cina e India continuavano a crescere e a richiederne in quantità. La crisi del debito rallenta la crescita dei «nuovi ricchi» e le quotazioni sono calate.
L'ECCESSO DI LIQUIDITÀ
Le crisi recenti sono dovute al doping finanziario, a quell'eccesso di liquidità che ha reso semplice indebitarsi con la speranza di ottenere ritorni esponenziali rispetto agli interessi che si devono rimborsare. «Il vero nemico è il prestito: è sistemico, maligno ed è globale». E se lo dice anche un «falco» come Gordon Gekko...
Ingrandisci immagine
