De Magistris fa retromarcia: "Il leader dell'Idv è Di Pietro"

L'indipendente De Magistris in vista del congresso di febbraio annuncia di volersi iscrivere all'Italia dei valori e di appoggiare la mozione di Di Pietro

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Roma - Tanto tuonò che (non) piovve. Altro che opa sull’Italia dei Valori: l’ex pm Luigi De Magistris annuncia di volersi iscrivere all’Idv e di voler appoggiare, in vista del congresso di febbraio, la mozione di Antonio Di Pietro. E suggella la pace con Massimo Donadi, capogruppo a Montecitorio del partito di Tonino, che sabato sul Corsera aveva attaccato l’ex pm, sospettato di fronda contro Tonino. Dettando come ultimatum per la «retromarcia» di De Magistris la riunione dell’esecutivo di ieri. E retromarcia è stata.

La conferenza stampa al termine della riunione si è quindi tenuta all’insegna dell’«unità» e con la confermatissima leadership di Di Pietro. Che in vista del congresso trova l’appoggio di quello che per molti poteva essere il suo più temibile avversario interno. Proprio Di Pietro, dopo che Leoluca Orlando aveva spiegato i requisiti per candidarsi alla guida del partito (essere iscritti all’Idv e avere l’appoggio di 200 delegati di sette regioni), ha passato il microfono all’ex pm, intimandogli «chiarezza». De Magistris non ha perso tempo: «Vorrei sottoscrivere con Di Pietro una mozione e farla approvare, una mozione che porta al consolidamento dell’azione del partito». Insomma, il «suo» candidato è l’ex pm di Mani pulite. Quindi via i dubbi sul suo impegno nell’Idv, con l’annuncio che «lo sbocco naturale del mio percorso è confluire in pieno nel partito», con «modi e tempi» che «vedremo col presidente».

L’europarlamentare prenderà la tessera dell’Italia dei Valori. L’ultima ferita che la riunione di ieri doveva sanare era lo scontro a mezzo stampa tra De Magistris e Donadi. Il primo, da ultimo in un’intervista all’Espresso, aveva detto che in caso di rottura tra lui e Di Pietro «l’Idv non va avanti». La replica di Donadi: «La grandezza di un uomo si misura con la sua capacità di resistere al successo, e il risultato delle Europee gli ha dato alla testa». Poi la ricomposizione della spaccatura tra il capogruppo e l’ex pm catanzarese: «Al nostro partito servono unità e forza per poter essere veramente alternativa di governo». E proprio Donadi completa: «Oggi ci siamo ritrovati in un partito forte e unito attorno al suo presidente».

Blindare la leadership di Tonino in prospettiva del congresso era il primo punto all’ordine del giorno: risultato portato a casa. Ora saranno i delegati a scegliere il presidente. L’Idv non passerà per le primarie, nel timore, espresso da Di Pietro, che «faccendieri e gruppi organizzati di altri partiti» possano «provare a impadronirsi della guida e della linea politica del nostro». Dopo l’annuncio di tre referendum (acqua, nucleare e processo breve) Tonino chiarisce: «Mai entreremo in coalizioni di centrodestra». E chiude plaudendo alla pace Donadi-De Magistris: «Magari ce ne fossero mille come loro». Purché di leader ce ne sia uno soltanto. Lui.
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COMMENTI

27 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#27 spalella (4070) - lettore
il 17.11.09 alle ore 16:45 scrive:
Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare, dice un proverbio. Non credo sarebbe possibile un partito di giudici perchè si viziano talmente, una volta entrati nella categoria, a fare le prime donne che sarebbe un partito di cannibali.
#26 plenum (35) - lettore
il 17.11.09 alle ore 14:53 scrive:
lo sappiamo che a voi rode. Ma dovete avere pazienza.
#25 ruoccoma (4) - lettore
il 17.11.09 alle ore 14:49 scrive:
Sto ancora aspettando la pubblicazione del mio commento...mi auguro che sia un problema tecnico...
#24 Edmond Dantes (646) - lettore
il 17.11.09 alle ore 14:47 scrive:
Veramente lui aveva detto "di dietro".
#23 ruoccoma (4) - lettore
il 17.11.09 alle ore 14:31 scrive:
Ciao, come mai non avete pubblicato il mio commento?
27 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine RSS commenti | Cosa sono?
Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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