Denunciamo chi infanga Forza Italia

Quelli che nel ’94 hanno partecipato alla nascita del partito si uniscano nel chiedere i danni a Ciancimino junior che ha parlato di movimento fondato dalla mafia. Azione collettiva contro i miasmi di una strisciante guerra civile

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Mia figlia Araceli ha 20 anni, fa il secondo anno di giurisprudenza a Torino e vuole fare l’avvocato penalista. Forse perché fin da piccola si è appassionata alle mie perizie in campo criminologico e psichiatrico forense, o forse ancor di più perché, diversamente da molti suoi compagni di corso, che vogliono fare i pubblici ministeri, è affascinata più dall’etica del dubbio e dalla ricerca critica della verità, che dalle certezze di chi vuole raddrizzare, con il manganello giustiziere, le gambe alla storia e agli uomini.

L’anno scorso si è candidata alle provinciali per il Pdl, nonostante il mio scetticismo, nel collegio di Mirafiori. Nella zona di quel collegio rosso in cui nel 1994 io fui eletto alle prime elezioni in cui Forza Italia, appena nata, si presentava al popolo. Quella Forza Italia che oggi sento accusata di essere stata poco più che un braccio organizzativo di Cosa Nostra. Sentendomi chiamato in causa, e volendo continuare a guardarmi allo specchio, oltre che nello sguardo di mia figlia e dei miei giovani allievi, ho dato mandato all’avvocato Burdese, dello studio Chiusano, di querelare in sede civile e penale il signor Ciancimino, per poter devolvere l’eventuale risarcimento alle comunità terapeutiche in cui ogni giorno lavoriamo per recuperare le vittime del principale business della mafia: il narcotraffico. Ma vale la pena di evocare qualche ricordo sulla nascita di Forza Italia in quel tragico passaggio della storia della Repubblica.
Nel 1993 iniziarono ad arrestare molti dei miei amici socialisti e democristiani. Mi pareva un incubo, anche perché effettivamente gran parte di loro fu scagionata.

Capisco che si stava facendo una specie di rivoluzione.
Era caduto il Muro di Berlino e la storia comunista, di cui anch’io ero stato parte, aveva perso il suo appuntamento con la Storia. Proprio per questo, il principale obiettivo era quello di annientare due grandi partiti popolari - la Dc e il Psi - e consegnare l’Italia ad un Pci disanimato e svuotato, ormai abitato da visitors come Scalfari e De Benedetti, e tanti altri simili, per consegnare l’Italia a delle oligarchie a cui serviva fare le privatizzazioni a basso costo. Cioè svendere Eni, Enel, eccetera. Insomma, l’immenso patrimonio del parastato svenduto a quattro soldi a quella che, giustamente, un libro memorabile di Blondet, giornalista dell’Avvenire, descrisse come un’oligarchia esoterica della Globalizzazione. Era l’annientamento dell’Italia popolare da parte di una serie di lobbies e salotti, che si sono serviti della magistratura, legata all’obbligatorietà dell’azione penale, e di un post-Pci che, dopo vent’anni, non ha ancora stabilizzato oggi la propria identità. È il peccato originale della Seconda Repubblica, con enormi zone opache come le recenti e torbide vicende dipietriste dimostrano.

Si prevedeva l’annientamento, dopo la morte di Berlinguer, di gente che si chiamava Giulio Andreotti, Bettino Craxi, di partiti democratici storici, in un’operazione che a me parve obbrobriosa e ipocrita. Non solo in quanto ero amico dei socialisti, bensì perché mi pareva di capire a fondo quello che stava accadendo. Questa finta rivoluzione giudiziaria in realtà apriva una ferita che ancora adesso non si è completamente rimarginata. C’era qualcosa di mostruoso in quello che vedevo, perché il 90% di quelli che vedevo arrestare e distruggere erano persone innocenti e oneste, alcune delle quali pagarono con la vita, come Moroni, altri con malattie gravissime. E tanti altri con un annientamento immotivato. Quindi, quando nel 1993 si affacciò Forza Italia, io, che ero un uomo della sinistra, essendo stato comunista, socialista, libertario, radicale anche negli anni della campagna del divorzio, mi ritrovai a fare una scelta che mi sembrava quasi doverosa.

Quando mi proposero un’impossibile candidatura a Mirafiori sud, territorio in cui ero stimato primario socialista di psichiatria, sempre in mezzo alla gente, contro Chiamparino, allora segretario regionale del Pds, accettai per spirito di bandiera. Intanto perché conoscevo i leader socialisti del territorio, che erano uomini del sud, calabresi e lucani, persone che lottavano da sempre concretamente con il popolo. Poi perché pensavo che quello che stava avvenendo fosse mostruoso. Conoscevo bene Chiamparino perché lo avevo avuto segretario della sezione universitaria del Pci quando io ero segretario del circolo universitario della Fgci negli anni ’70. Di Berlusconi pensavo che fosse soprattutto un geniale imprenditore, e amico di Bettino Craxi. Mi sembrava che fondamentalmente la sua battaglia proseguisse quella del Psi che io avevo conosciuto dal di dentro ed amato. Feci questa campagna elettorale molto convinto. Casa per casa, casa popolare per casa popolare, via per via, mercato per mercato.

Naturalmente Chiamparino pensava di aver già vinto, con un distacco percentuale teorico di venti punti. Nella lista che mi sosteneva non c’era neanche An, che aveva un suo candidato. Non c’era neppure un’aggregazione di quello che ora è il Pdl. Ero candidato solo di Forza Italia, che ancora, tutto sommato, non esisteva, e della Lega, che pure era appena nata. Mentre Chiamparino era l’uomo di tutta la potentissima sinistra torinese che aveva in mano ogni cosa: amministrazioni, giornali, cultura, banche, scuole, sindacati e salotti, e aveva annientato anche i suoi concorrenti interni socialisti. Lo battei per 700 voti. Mi impressionò il fatto che, tra i voti del collegio uninominale e la quota proporzionale, con i voti dati ai partiti, c’era una sfasatura di migliaia di voti. Vuol dire che qualcuno aveva votato a sinistra nel proporzionale, ma per me nel maggioritario.

Fu la mia soddisfazione più grande. Anche questa piccola cosa è rimasta nei libri di cronaca - storia. Rimasi stupito io stesso, ma fino a un certo punto. Conoscevo il territorio palmo a palmo. Le famiglie che mi votavano mi avevano conosciuto per cinque anni come quello che era andato a raccattare nei giardini pubblici i loro figli con un ago nelle vene, o che aveva ricoverato i loro familiari mentre buttavano la nonna dal balcone. Fu quindi una vittoria conquistata sul campo. Ebbi la sensazione che anche le parrocchie mi avessero votato: fu la mia consolazione più grande. Oggi mi considero, fino a prova contraria, un galantuomo e non un ex parlamentare mafioso neppure in concorso esterno.

E neppure un cretino circonvenuto in un oscuro disegno. Per questo chiedo in difesa del mio onore, della mia famiglia e delle mie migliaia di lettori, di punire e risarcire la calunnia e la diffamazione, anche a futura memoria. Chi vorrà unirsi tra coloro che hanno partecipato all’esordio di quella straordinaria avventura di Forza Italia, potrà partecipare a una sorta di class action contro parole vacue scagliate come pietre o come proiettili, o, per meglio dire, frecce avvelenate di una strisciante guerra civile che intossica il Paese da circa un ventennio.

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COMMENTI

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#30 louise (403) - lettore
il 10.02.10 alle ore 13:35 scrive:
Bravo Meluzzi, siamo con te contro il sodalizio di politicanti, mafiosi, finti pentiti, ******e, pm suggeritori ecc. che vive dell'antiberlusconismo di professione. Professione lautamente compensata......
#29 rodofuss (357) - lettore
il 10.02.10 alle ore 13:27 scrive:
Meluzzi mi sa che non le conviene. Mi chiedo anche se , avendola osservata sollazzare pomeridianamente nel salotto televisivo di quella gallina di Barbara D'Urso, le rimane tempo da dedicare ai Tribunali? Lei troverà il tempo per "studiare" i faldoni ?
#28 agostino.vaccara (3577) - lettore
il 10.02.10 alle ore 13:19 scrive:
Caro signor Meluzzi, lei ha perfettamente ragione. Ciancimino merita non una ma migliaia di querele. Purtroppo, però, sta sbagliando bersaglio: non è ciancimino che parla quando dice certe cose, quello che parla è il pm che lo istiga. Io non so se un pm può essere querelato, se lo potessse sarebbe lui quello da colpire con tutte le nostre forze. Quando l'odio politico acceca a tal punto certi magistrati da far loro dimenticare il senso della misura, quando imperversano in tv col risolino beffardo di chi crede di essere al di sopra di ogni regola della decenza, allora veramente c'è da chiedersi: ma in che mondo viviamo? Sono loro da colpire, non i vari ciancimino, tanto ammesso che ciancimino dovesse sparire, ne troverebbero un altro.
#27 Pietro Valdo (353) - lettore
il 10.02.10 alle ore 13:11 scrive:
Cari tutti, qua di manganello giustiziere c’è solo quello che cala sulle nostre teste e ci fa dimenticare. Buona l’iniziativa di Meluzzi, ma denunciamo documentati. Sentiamoli tutti, ma tutti, i suggeritori di Ciancimino. Da un’intervista di Matteo Mauri ad Umberto Bossi, La Padania 27/10/1998: “…c'è qualche differenza tra noi (la Lega) e lui... Peccato che lui sia un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora” … “Da tempo il leader leghista, durante gli innumerevoli comizi, aveva indicato nel Cavaliere «l’uomo di Cosa Nostra». Al congresso, la tesi è diventata ufficiale. «L’uomo di Cosa Nostra» viene citato decine e decine di volte. E con lui tutte le aziende che fanno capo al leader di Forza Italia.” Umberto Bossi: “Dovrai scappare dal Nord di notte con tua moglie e i tuoi figli e le valigie. Hanno capito che tu sei mafioso” Corriere della sera, 15 settembre 1995.
#26 druso (349) - lettore
il 10.02.10 alle ore 13:17 scrive:
Considerato che non e' stato pubblicato il mio precedente intervento del tutto soft provo con questo un poco piu' pesante. Veda dr. Meluzzi, per uno come me che e' sempre stato di centro destra le persone che inquinano un partito sono quelle come Lei che e' stato comunista (una fede), socialista, libertario, radicale....e poi? Ma Lei si ritiene una persona seria? Rileggere attentamente l'articolo come consigliato da 12 ciropaudice. Cordialita'.
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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