Di Pietro assolve De Magistris, un seggio al giudice inquisito

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Divertente: Luigi De Magistris che viene strombazzato come candidato dell’Italia dei Valori e poi il giorno dopo risulta indagato per concorso in abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio. Giustizia a orologeria? Più facile il contrario, conoscendo un classico di Di Pietro: anticipare i tempi per scambiare le cause con le conseguenze. Tutta questa fretta di annunciare la candidatura di De Magistris, in effetti, era strana. Ora almeno se ne parlerà. Ieri mattina, invece, colpiva che la candidatura di De Magistris non avesse avuto molto spazio sui giornali: come se la notizia fosse stata scontata, meglio: come se avesse meritato lo stesso spazio che la stampa italiana riserva a quelle sentenze regolarmente deludenti che sono epilogo, dopo anni, di indagini che avevano fatto un baccano d’inferno.

Dunque l’indagato De Magistris riavrà nuovi titoli sui giornali benché sia ormai chiaramente una pila scarica che non è mai stata carica, fumo senza nemmeno la percezione di un arrosto, archetipo finale e degenere del magistrato eroe di chissà che cosa, e perché, e contro chi. La verità è che la sua candidatura nelle liste di Di Pietro è una buona notizia, perché in fin dei conti andrà all’Europarlamento a combinare ciò che concretamente ha fatto con le sue inchieste (niente) ma almeno senza nuocere al prossimo, sprovvisto di quei delicatissimi strumenti che possono incidere sulle libertà altrui in virtù di un bastevole concorso pubblico vinto da neolaureato.

La sua candidatura è una buona notizia perché l’affiliazione col molisano dei favori lo inquadra definitivamente per ciò che è: il testimonial di un’evanescenza missionaria contro un generico «potere» fatto di «nuova P2», «strategia della tensione», «massoneria», «poteri occulti coadiuvati da pezzi della magistratura» e ovviamente «settori deviati di apparati dello Stato»: i virgolettati sono suoi, e hanno progressivamente fatto parte delle cosmogonie giudiziarie che ebbe via via a ingigantire in proporzione a un’esposizione mediatica che alla fine lo sbalestrò, lo catturò senza ritorno: bastava guardarlo in faccia ogni volta che taccuini e telecamere lo circondavano, bastava osservare quel compiacimento represso che pure fu del Di Pietro versione Mani pulite.

Il dettaglio è che dietro le sue inchieste Poseidone e Why not, che meritavano seri interrogativi solo dal nome che portavano, c’era un perfetto nulla. Ma noi, frattanto, c’eravamo abituati a tutto: a che un magistrato andasse ad Annozero mentre il Csm stava occupandosi di lui, a che il medesimo andasse al Parlamento europeo a fare una conferenza stampa con Beppe Grillo, soprattutto a che tutti facessero parte di una cospirazione contro di lui: dal capo dello Stato al vicepresidente del Csm, da ex magistrati come Luciano Violante all’Associazione magistrati, dai gip che respingevano le sue richieste ai giudici che le giudicavano, dal superiore che avocava alla Cassazione che rigettava, dal Parlamento della Repubblica a quel Csm che l’ha censurato, punito, trasferito: facendone pur sempre, però, un giudice a Napoli, un signore che decide della vita civile altrui. Meglio che vada, allora.

Luigi De Magistris, magistrato dapprima non politicizzato e tuttavia intriso di irrequietezze inadatte al ruolo, era ormai divenuto la caricatura di una caricatura, un sottoprodotto di un sottoprodotto, un eroe con la postura di un funzionario, un declaratore con l’accento da appuntato che parla di sé in terza persona, e che vorrebbe, ora, «portare le istanze di giustizia e verità» in Europa. Ma porti, porti: si accomodi al suo seggio di lenticchie, blateri del neo italico «prefascismo» e soprattutto pubblicizzi, tra una nuova norma sugli ottani della benzina e una sulla misura delle banane, che questa seconda Repubblica è fondata sulle «stragi organizzate da Forza Italia e dalla mafia», come dicono gli amici suoi. L’Europa non aspetta altro che lui, e Pino Arlacchi, Stefano Passigli, Rita Borsellino, magari l’hostess del Grande Fratello, forse una nuova indignatissima madre di Rignano Flaminio, non certo Marco Travaglio come si vocifera: non lo farà mai.

Ma De Magistris vada, vada pure: la sua candidatura è una buona notizia anche perché ora, dei magistrati che si buttano in politica, ne hanno davvero piene le scatole tutti. Ieri, attorno ai moniti del vicepresidente del Csm Nicola Mancino che auspicava l’irreversibilità di certe scelte, c’era l’intero arco costituzionale, ex magistrati compresi. A parte uno, il solito: quello che da anni urlacchia «fuori gli inquisiti dal Parlamento» ma forse non dall’Europarlamento: perché De Magistris adesso è indagato. Terribile. Divertente.

COMMENTI

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#27 KEOS (16) - lettore
il 19.03.09 alle ore 11:32 scrive:
Secondo me il signor Mancino avrebbe fatto bene a proibire non la reversibilità dei magistrati ma tassativamente proibire che un magistrato diventi un politico ma se lui vuole insistere a fare un altro lavoro che si dia all'ippica.- Cordialità da KEOS!!
#26 Soccorsi (3444) - lettore
il 19.03.09 alle ore 11:24 scrive:
Mi sbaglio oppure avevo sentito bene più di una volta il Di Pietro, che purtroppo non è sempre semplice capirlo, dire che secondo lui chiunque fosse sotto indagine non si sarebbe potuto candidare, oppure queste regole le considera valide soltanto per i politici di partiti rivali all´Idv?. Non ne sarei minimamente sorpreso.
#25 tatiana josipovic (1346) - lettore
il 19.03.09 alle ore 11:04 scrive:
caro Maccios, sfoga pure tutta la tua rabbia contro Facci che ovviamente in questa sede non può difendersine pronunciarsi oltre,ma non ti servirà ad altro forse che a sentirti meno frustrato,proprio così caro Maccios uno che scrive tante "biscarate" non può che essere un personaggio fortemente frustrato e incapace di esprimersi in toni diversi,facile dire che Facci è un incompetente,molto facile,ma assolutamente bugiardo, anche tu stesso saprai che in realtà Facci, è assolutamente informato e continua ad informarsi non dimenticando mai quale è la sua traccia giornalistica. Ma su questo giornale si dà spazio a chiunque e quindi da buoni samaritani diamo spazio anche a personaggi come te che dovrebbero sfogare il loro istinto peggiore,in testate che li supportano e che sono adeguate, noi che conosciamo e apprezziamo Facci non ci "abbass eremo mai" a infoltire i lettori di tali giornaletti che invece sono fatti apposta x personaggi come questo degnissimo Maccios!L'Unità ti aspetta vai!!
#24 km_fbi (1187) - lettore
il 19.03.09 alle ore 10:58 scrive:
Il rischio grosso - rebus sic stantibus - è che il De Magistris, come tanti europarlamentari hanno fatto e stanno facendo prima di lui, faccia seri danni anche a Bruxelles, difendendo "diritti" del tipo di quelli proposti e sostenuti dalla commissione libertà civili dell'Europarlamento, facendosi in questo forte d'una sua presunta competenza giuridica, che nella realtà dei fatti risulta essersi risolta in un velleitarismo giuridico che trovava riscontro solo nel rilievo mediatico che gli veniva riservato. C'è da augurarsi che anche coloro che - meschini - si ritrovano nel giustizialismo-social-nazional-progressista di ADP si rendano conto che questo è un puro vuoto a perdere, che nemmeno dove ha fatto più rumore è riuscito a portare a termine ciò che avrebbe dovuto essergli congeniale, avendo in qualche modo superato un esame ad hoc.
#23 Caterpillar (1247) - lettore
il 19.03.09 alle ore 10:52 scrive:
Cara #22 tatiana josipovic, mi auguro che lei abbia ragione e che Bruxelles lo trattenga a tutti i costi, gli dia la responsabilità dell’ufficio preposto alla misura dei cetrioli, non gli dia nemmeno le ferie che l’eroe delle procure trascorrerebbe di sicuro nella sua natìa Napoli, a sole due ore d’auto da Annozero. Nell’Italia dei Venditori di fumo c’è posto per altri magistrati falliti… Molti sostenitori si sono lasciati convincere che la speranza di un Paese migliore e più onesto, il desiderio di trasparenza e correttezza siano obiettivi realizzabili solo se il partito monofamiliare riuscisse a conquistare maggior potere e fosse così in grado di insidiare con una sufficiente consistenza numerica il predominio dei due maggiori contendenti. A Napoli dicono saggiamente che “senza ‘o fesso ‘o dritto nun campa”.
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