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lunedì 30 giugno 2008, 09:07

Di Pietro, quindici anni di segreti e bugie

La fuga dalla magistratura per evitare sanzioni. L’ingresso in politica pianificato quando vestiva la toga. Chi è il paladino dei pm d'assalto. Ghedini: "Ora sotto processo finirà lui: per diffamazione"

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«È riaffiorata la tentazione di costruire un dossier aggiornato sul passato di Di Pietro», spiegava ieri Repubblica, certa che «qualcuno sarebbe già al lavoro collezionando vecchie inchieste da cui peraltro Di Pietro è sempre uscito scagionato». Grazie per il suggerimento, anzitutto: ma abbiamo già dato.
Se Antonio Di Pietro nel 1993 deteneva la fiducia del 94% degli italiani, e ora decisamente di meno, è perché nel mezzo evidentemente qualcosa è successo, qualcosa è stato raccontato, qualcosa è bastato: perlomeno al centrodestra. Se è vero infatti che Walter Veltroni riscopre ogni giorno nuove convergenze col Di Pietro più veemente (persino quello che chiama «magnaccia» il presidente del Consiglio) d’altra parte invece c’è una sola cosa che l’ex magistrato e Silvio Berlusconi hanno in comune: entrambi sono stati indagati, più volte, ed entrambi alla fine ne sono usciti illesi. Giudichi il lettore, o l’elettore, chi la magistratura abbia voluto proteggere.
Sta di fatto che le sentenze che hanno riguardato Di Pietro, diversamente da quelle berlusconiane, rimangono pressoché sconosciute: non sono state infinitamente sezionate e sottotitolate e stampate e ristampate dai soliti fotocopisti di cancelleria, ma sono sentenze lo stesso, anche se Repubblica decide di chiamarle «fango» come ha fatto ieri.
Per fare un esempio: oggi ci sono giornalisti che ancora si chiedono, o chiedono a Di Pietro, perché a suo tempo lasciò la magistratura. Eppure è tutto nero su bianco: e lo è sia nelle sentenze di non luogo a procedere vergate dai gup Roberto Spanò e Anna Di Martino a beneficio di Di Pietro (peraltro in contraddizione tra loro su alcuni episodi) sia nel successivo giudizio di tribunale vergato del presidente Francesco Maddalo il 29 gennaio 1997: una sentenza che superò le precedenti perché fece seguito a un pubblico dibattimento con esibizione di prove e audizione di parti.
Qualcuno lo ricorderà: è il processo in cui Di Pietro dapprima balbettò e poi rifiutò di rispondere alle domande del pubblico ministero. L’ex magistrato oltretutto non presentò appello, sicché la sentenza «fa stato quanto ai fatti accertati», come si dice in gergo.
Per farla breve: il Gup Anna di Martino, che pure fu molto attenta alle ragioni del magistrato, spiegò che se Di Pietro fosse rimasto in magistratura sarebbe andato incontro a pesanti sanzioni disciplinari. Il giudice Francesco Maddalo, nondimeno, parlò di «fatti specifici che oggettivamente potevano presentare connotati di indubbia rilevanza disciplinare». Sono le vecchie storie di Gorrini, D’Adamo, i prestiti da 100 milioni frettolosamente restituiti in scatole da scarpe o avvolti in carta di giornale, faccende di Mercedes rivendute a prezzo maggiorato, roba celata nel torbido dimenticatoio di chi ha fondato il suo movimento sulla trasparenza e sulla legalità, anzi sui «valori».
Eppure il Di Pietro che da magistrato si offrì di interrogare Berlusconi dicendo «Io quello lo sfascio» (come raccontato dal suo ex Procuratore Capo) è immortalato in una sentenza che nessun libro, di nessun servo di Procura, ha mai riportato: «Decisiva appare l’intenzione di Di Pietro di intraprendere l’attività politica ovvero di ottenere incarichi pubblici di maggior rilievo» (pagina 167 della succitata sentenza Maddalo). «Altri eventi evidenziano chiaramente questo sempre più marcato orientamento di Di Pietro ad assumere iniziative e posizioni più confacenti ad un esponente politico che a un magistrato \ Particolarmente arduo è separare una condotta antecedente alle preannunciate dimissioni da una condotta a queste successiva» (pagina 170). «Il desiderio di lasciare l’incarico giudiziario nel momento di massima popolarità non poteva non essere funzionale e strumentale ad un successivo sfruttamento di questa popolarità, proprio in vista di quella progettata attività politica (pagina 177)».
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84 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#84 maelstrom (1102) - lettore
il 11.09.08 alle ore 21:46 scrive:
segue: Del resto, adp ha sempre dimostrato di stare stretto nei panni (e nello stipendio, pur non disprezzabile) da semplice magistrato. Gli piacevano le belle auto, i vestiti eleganti, le suite a Roma, i voli sui jet privati, le battute di caccia, etc. etc. E' un furbo, è ambizioso, è intraprendente, ed ha colto l'occasione per "migliorare" la propria esistenza. E in Italia, chi non ha particolari capacità o attitudini, come può fare per migliorarsi? Entra in politica. Credetemi: non cercate in adp delle motivazioni "morali" in senso lato, perchè non ne trovereste. Pensa solo a se' stesso ed al proprio benessere. Se avesse scelto di legarsi al centrodestra avrebbe scelto un altro bersaglio, ma la sua condotta sarebbe stata speculare.
#83 maelstrom (1102) - lettore
il 11.09.08 alle ore 21:35 scrive:
x hellstrike: Ti sbagli, l'unico scopo della vita di Di Pietro non è affatto quello di distruggere Berlusconi, bensì di prendere in giro più elettori che può fingendosi tutto d'un pezzo e custode dei valori della democrazia e dell'onestà, ottenere consenso, cioè voti, incassare rimborsi elettorali e fare la bella vita a spese nostre. Nel frattempo non disdegna gli acquisti immobiliari, per prepararsi una dorata pensione quando, finalmente, la gente si accorgerà di che pasta è fatto. In altre parole, è un furbacchione matricolato.
#82 mercuzio (6) - lettore
il 06.08.08 alle ore 23:08 scrive:
Peccato che Di Pietro ha tutte sentenze di assoluzione e archiviazione, Berlusconi oltre a quelle, molte ottenute con leggi ad personam, vanta anche un bel po' di prescrizioni. Servi del padrone.
#81 MarioB (22) - lettore
il 02.07.08 alle ore 3:10 scrive:
A roblanf41 suggerirei, prima di partire in quarta, di leggere meglio ciò che ho scritto....secondo me non ci sono commenti pro-Dipietro solo perchè sono filtrati...alla faccia del popolo delle libertà (che mi ricorda tanto "Repubblica Democratica Tedesca") Saluti.
#80 ANGELO58 (270) - lettore
il 01.07.08 alle ore 10:31 scrive:
Per Bentivoglio. Io non ho parlato di unirmi ad altre persone per querelare il signor di pietro (class action). Ho chiesto come e a chi rivolgermi per querelare DA SOLO (poi se gli altri lo ritengono lo facciano) il signor di pietro come cittadino italiano. C'è qualche lettore (il massimo sarebbe un magistrato) che mi indica la strada?
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