Dino Boffo lascia Avvenire: ecco le dimissioni

"Mentre sento sparare colpi sulla mia testa mi chiedo che c’entro con tutto questo?".  In una lunga lettera inviata al cardinale Angelo Bagnasco, il direttore di Avvenire spiega le ragioni delle sue dimissioni

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Milano - "Mentre sento sparare colpi sulla mia testa mi chiedo che c’entro con tutto questo? Che c’entro con una guerra fra gruppi editoriali, tra posizioni di potere cristallizzate e prepotenti ambizioni in incubazione". In una lunga lettera inviata al cardinale Angelo Bagnasco, il direttore di Avvenire spiega le ragioni delle sue dimissioni. "Da sette giorni - scrive - la mia persona è al centro di una bufera di proporzioni gigantesche che ha invaso giornali, televisioni, radio, web, e che non accenna a smorzarsi, anzi. La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere".

L'attacco a Boffo Boffo definisce "l’attacco" di Vittorio Feltri "smisurato, capzioso, irritualmente feroce" che "è stato sferrato contro di me dal quotidiano Il Giornale guidato da Feltri e Sallusti, e subito spalleggiato da Libero e dal Tempo". Attacco che, prosegue Boffo, "non ha alcuna plausibile, ragionevole, civile motivazione: un opaco blocco di potere laicista si è mosso contro chi il potere, come loro lo intendono, non ce l’ha oggi e non l’avrà domani. Qualcuno, un giorno, dovrà pur spiegare perché ad un quotidiano - Avvenire - che ha fatto dell’autonomia culturale e politica la propria divisa, che ha sempre riservato alle istituzioni civili l’atteggiamento di dialogo e di attenta verifica che è loro dovuto, che ha doverosamente cercato di onorare i diritti di tutti e sempre rispettato il responso elettorale espresso dai cittadini, non mettendo in campo mai pregiudizi negativi, neppure nei confronti dei governi presieduti dall’onorevole Berlusconi, dovrà spiegare - dicevo - perché a un libero cronista, è stato riservato questo inaudito trattamento". "E domando - prosegue Boffo - se si fa così con i giornalisti indipendenti, onesti, e per quanto possibile - nella dialettica del giudizio - collaborativi, quale futuro di libertà e di responsabilità ci potrà mai essere per la nostra informazione? Quando si andranno a rileggere i due editoriali firmati da due miei colleghi, il 'pro' e 'contro' di altri due di essi, e le mie tre risposte ad altrettante lettere che ’Avvenirè ha dedicato durante l’estate alle vicende personali di Silvio Berlusconi, apparirà ancora più chiaramente l’irragionevolezza e l’autolesionismo di questo attacco sconsiderato e barbarico".

Lo scandalo sessuale Il direttore di Avvenire definisce "lo scandalo sessuale inizialmente sventagliato contro di me, e propagandato come fosse verità affermata" una "colossale montatura romanzata e diabolicamente congegnata". Lo hanno dimostrato, "nonostante le polemiche, e per l’onestà intellettuale prima del ministro Maroni e poi dei magistrati di Terni, si è chiarito che si era trattato d’altro". "Questa risultanza - prosegue Boffo - è ciò che mi dà più pace, il resto verrà, io non ho alcun dubbio. E tuttavia le scelte redazionali che da giorni taluno continua accanitamente a perseguire nei vari notiziari dicono a me, uomo di media, che la bufera è lungi dall’attenuarsi e che la pervicace volontà del sopraffattore è di darsi ragione anche contro la ragione". "Un dirigente politico - prosegue Boffo - lunedì sera osava dichiarare che qualcuno vuole intimorire Feltri; era lo stesso che nei giorni precedenti aveva incredibilmente affermato che l’aggredito era proprio il direttore del Giornale, e tutto questo per chiamare a raccolta uomini e mezzi in una battaglia che evidentemente si vuole ad oltranza. E mentre sento sparare i colpi sopra la mia testa mi chiedo: io che c’entro con tutto questo? In una guerra tra gruppi editoriali, tra posizioni di potere cristallizzate e prepotenti ambizioni in incubazione, io - ancora - che c’entro? Perché devo vedere disegnate geografie ecclesiastiche che si fronteggerebbero addirittura all’ombra di questa mia piccola vicenda? E perché, per ricostruire fatti che si immaginano fatalmente miei, devo veder scomodata una girandola di nomi, di persone e di famiglie, forse anche ignare, che avrebbero invece il sacrosanto diritto di vedersi riconosciuto da tutti il rispetto fondamentale? Solo perché sono incorso, io giornalista e direttore, in un episodio di sostanziale mancata vigilanza, ricondotto poi a semplice contravvenzione? Mi si vuole a tutti i costi far confessare qualcosa, e allora dirò che se uno sbaglio ho fatto, è stato non quello che si pretende con ogni mezzo di farmi ammettere, ma il non aver dato il giusto peso ad un reato ’bagatellarè, travestito oggi con prodigioso trasformismo a emblema della più disinvolta immoralità». «Feltri non si illuda - ammonisce Boffo - c’è già dietro di lui chi, fregandosi le mani, si sta preparando ad incamerare il risultato di questa insperata operazione: bisognava leggerli attentamente i giornali, in questi giorni, non si menavano solo fendenti micidiali, l’operazione è presto diventata qualcosa di più articolato. Ma a me questo, francamente - prosegue - interessa oggi abbastanza poco. Devo dire invece che non potrò mai dimenticare, nella mia vita, la coralità con cui la Chiesa è scesa in campo per difendermi: mai - devo dire - ho sentito venir meno la fiducia dei miei Superiori, della Cei come della Santa Sede. Se qualche vanesio irresponsabile ha parlato a vanvera, questo non può gettare alcun dubbio sulle intenzioni dei Superiori, che mi si sono rivelate sempre esplicite e, dunque, indubitabili. Ma anche qui non posso mancare di interrogarmi: io sono, da una vita, abituato a servire, non certo a essere coccolato o ancor meno garantito. La Chiesa ha altro da fare che difendere a oltranza una persona per quanto gratuitamente bersagliata». «Per questi motivi, Eminenza carissima - conclude Boffo - sono arrivato alla serena e lucida determinazione di dimettermi irrevocabilmente dalla direzione di Avvenire, Tv2000 e Radio Inblu, con effetto immediato. Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora, per giorni e giorni, una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani, quasi non ci fossero problemi più seri e più incombenti e più invasivi che le scaramucce di un giornale contro un altro. E poi ci lamentiamo che la gente si disaffeziona ai giornali: cos’altro dovrebbe fare, premiarci? So bene che qualcuno, più impudico di sempre, dirà che scappo, ma io in realtà resto dove idealmente e moralmente sono sempre stato. Nessuna ironia, nessuna calunnia, nessuno sfregamento di mani che da qui in poi si registrerà potrà turbarmi o sviare il senso di questa decisione presa con distacco da me e considerando anzitutto gli interessi della mia Chiesa e del mio amato Paese. In questo gesto - in sé mitissimo - delle dimissioni è compreso un grido alto, non importa quanto squassante, di ribellione: ora basta".

Le dimissioni "In questi giorni - prosegue Boffo - ho sentito come mai la fraternità di tante persone, diventate ad una ad una a me care, e le ringrazio della solidarietà che mi hanno gratuitamente donato, e che mi è stata preziosa come l’ossigeno. Non so quanti possano vantare lettori che si preoccupano anche del benessere spirituale del ’lorò direttore, che inviano preghiere, suggeriscono invocazioni, mandano spunti di lettura: io li ho avuti questi lettori, e Le assicuro che sono l’eredità più preziosa che porto con me". "Ringrazio sine fine le mie redazioni, in particolare quella di Avvenire per il bene che mi ha voluto, per la sopportazione che ha esercitato verso il mio non sempre comodo carattere, per quanto di spontanea corale intensa magnifica solidarietà mi ha espresso costantemente e senza cedimenti in questi difficili giorni. Non li dimenticherò. La stessa gratitudine - prosegue Boffo - la devo al Presidente del Cda, al carissimo Direttore generale, ai singoli Consiglieri che si sono avvicendati, al personale tecnico amministrativo e poligrafico, alla mia segreteria, ai collaboratori, editorialisti, corrispondenti. Gli obiettivi che Avvenire ha raggiunto li si deve ad una straordinaria sinergia che puntualmente, ogni mattina, è scattata tra tutti quelli impegnati a vario titolo nel giornale. So bene che molti di questi colleghi e collaboratori non condividono oggi la mia scelta estrema, ma sono certo che quando scopriranno che essa è la condizione perché le ostilità si plachino, capiranno che era un sacrificio per cui valeva la pena. Eminenza, a me, umile uomo di provincia, è capitato di fare il direttore del quotidiano cattolico nazionale per ben 15 degli straordinari anni di pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI: è stata l’avventura intellettuale e spirituale più esaltante che mi potesse capitare. Un dono strepitoso, ineguagliabile. A Lei, Eminenza carissima, e al cardinale Camillo Ruini, ai segretari generali monsignor Betori e monsignor Crociata, a ciascun Vescovo e Cardinale, proprio a ciascuno la mia affezione sconfinata: mi è stato consentito di essere, anzi sono stato provocato a pormi quale laico secondo l’insegnamento del Concilio, esattamente come avevo studiato e sognato negli anni della mia formazione". "La Chiesa mia madre - prosegue Boffo - potrà sempre in futuro contare sul mio umile, nascosto servizio. Il 3 agosto scorso, in occasione del cambio di direzione al quotidiano Il Giornale, scriveva Giampaolo Pansa: 'Dalla carta stampata colerà il sangue e anche qualcosa di più immondo. E mi chiedo se tutto questo servirà a migliorare la credibilità del giornalismo italiano. La mia risposta è netta: no. Servirà soltanto a rendere più infernale la bolgia che stiamo vivendo'. Alla lettura di queste righe, Eminenza, ricordo che provai un certo qual brivido, ora semplicemente sorrido: bisognerebbe che noi giornalisti ci dessimo un pò meno arie e imparassimo ad essere un pò più veri secondo una misura meno meschina dell’umano".

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COMMENTI

10 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#10 maria gabriella (13) - lettore
il 04.09.09 alle ore 0:12 scrive:
caro Feltri, lo sconcerto è tanto ma la risposta a quanto letto nella lettera di Boffo, secondo me, è ma la reazione di Berlusconi sarà stata forse la stessa? Stesso dolore, stesso comportamento, stessa rabbia ma...non si è mai parlato di dimissioni perchè i fatti non erano veri ma solo invenzioni per arrivare alle dimissioni. Questa la differenza, come si dice da noi: sputa in cielo che in faccia ti viene!. Storia chiusa? spero di sì, più che altro che la lezione sia servita e nel futuro si faccia memoria per evitare altre amare rivelazioni personali. A presto. maria gabriella
#9 marystip (538) - lettore
il 03.09.09 alle ore 19:52 scrive:
Mi sembra di capire da alcuni passi della lettera di dimissioni di Boffo una (evidentemente involontaria) conferma delle ragioni espresse nei suoi editoriali dal Direttore Feltri. Ancora complimenti al Direttore per questa campagna di pulizia contro i falsi moralisti.
#8 gbianchi (53) - lettore
il 03.09.09 alle ore 18:23 scrive:
Come "Che c'entro con tutto questo"?!?!? Come si puo' non rendersi conto che per stare alla guida del quotidiano dei Vescovi italiani si deve avere una condotta morale molto piu' che irreprensibile? Ma si rende conto questo signore che qua si sta parlando della Chiesa, la quale ha avuto e dovra' ampiamente scontare un danno di immagine enorme per colpa dei suoi presunti o accertati comportamenti, dei suoi silenzi, delle sue mezze verita', di una difesa pretesa minacciando memoriali...
#7 Mahari Seghid (34) - lettore
il 03.09.09 alle ore 18:22 scrive:
Mi chiedo se il Dr. Boffo si sentefo cosi Innocente come predica ,perche dimettersi da tutte le sue funzioni. Io credo che queste dimmisione scritte sono come quelle chieste ad un Geo per Salvare la propria faccia e di tutti quei Cardinali e Prelati che avevano una Vista chiara sulla Vita Privata di Berlusconi e non si accorgevano della Trave che non li faceva vedere chiaro cosa avevano a Casa loro. Ma Boffo non deve aver Paura ce La Republica ed la Stampa Anglosassone guidata da Murdoch a Parlare per lui. Maha
#6 cltgnn (47) - lettore
il 03.09.09 alle ore 16:33 scrive:
Questo moralista da 4 soldi ha anche la faccia tosta di autoassolversi. Boffo........i dettami della chiesa dicono che chi è omosessuale deve praticare la castità????? cosa ci facevi allora con il marito di una donna sposata???? Boffo tu hai scritto '' Berlusconi ora basta'' e io ti dico ''Boffo basta vattene a casa che la chiesa ne trarrà giovamento''
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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