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mercoledì 17 dicembre 2008, 09:29

Discriminare in quel periodo era il pensiero dominante

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Uno dei compiti che in Italia toccano agli storici del fascismo - volenti o nolenti - è fare da commissione esaminatrice alle dichiarazioni dei politici riguardo al ventennio. L’onorevole Gianfranco Fini è stato sottoposto più volte a questo procedimento, con mutevoli risultati. Stavolta mi sembra di poter dire che ha pienamente ragione. È vero, la società italiana si è «adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica», salvo luminose eccezioni fra le quali è il caso di citare Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli e Italo Balbo. Non fa onore agli italiani di allora, però bisogna tenere conto del contesto storico. A parte che le decisioni del regime non potevano essere discusse («Mussolini ha sempre ragione»), c’è da considerare due elementi fondamentali.

Il primo è banalissimo, nella sua crudele e banale ovvietà: nel 1938 non c’era ancora stato l’Olocausto, nessuno poteva immaginare gli orrori dei campi di sterminio. Inoltre, il razzismo fascista non veniva presentato come persecuzione (anche se lo era) bensì come discriminazione: una discriminazione che gli italiani avevano già accettato - certi di essere nel giusto - nei confronti di libici e etiopi, i popoli «conquistati». Del resto, non usavano gli stessi metodi, nelle loro colonie, inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi, olandesi eccetera? Si poteva fare lo stesso, questo il pensiero dominante, per «poche decine di migliaia di ebrei»: italiani, sì, ma «diversi».

Un altro elemento che contribuì alla passività (e a volte all’entusiastica accettazione) rispetto alla legislazione razziale fu l’atteggiamento del Vaticano. Fini si è limitato a sostenere che non ci furono «manifestazioni particolari di resistenza da parte della Chiesa cattolica». È vero. La Chiesa si oppose alla politica antiebraica esclusivamente quando ledeva il suo ambito di azione, ovvero quando impedì il matrimonio - cristiano - fra un cattolico e un ebreo. Difese, cioè, i propri diritti, non quelli dell’essere umano, e tanto meno quelli degli ebrei. Gianfranco Fini avrebbe potuto aggiungere, senza timore di venire smentito, che la Chiesa aveva alimentato nei cattolici di tutto il mondo un sentimento antiebraico, sia pure per motivi religiosi, non razziali. Un fascista/razzista fanatico come Roberto Farinacci poté tranquillamente sostenere che era stata proprio la Chiesa a instillare negli italiani l’avversione agli ebrei. Erano stati i papi, secoli prima a costringere le comunità ebraiche nei ghetti, e obbligarle a portare segni distintivi e quindi infamanti, a limitare la loro possibilità di guadagno a lavori che avrebbero suscitato odio o disprezzo verso di loro, come il prestito a usura o la raccolta di stracci. Per secoli i papi avevano mantenuto un rito consistente nel dare un pubblico calcio (neanche tanto simbolico) a un rappresentante della comunità ebraica. E solo molti anni dopo le leggi razziali, e il fascismo, è stata eliminata dal messale l'espressione «perfidi giudei». C’è di più. Prima e durante il fascismo, le riviste cattoliche - specialmente quelle dei gesuiti, che davano il la a tutte le altre - attaccarono costantemente gli ebrei in quanto «popolo deicida», meritevole della punizione divina e umana.
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12 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#12 andrea storace (202) - lettore
il 22.12.08 alle ore 7:03 scrive:
Cara Sylvia Mayer, "Non Primo De Rivera,ma un decreto del governo Repubblicano spagnolo annullo' nel 1926 la proibizione per gli ebrei di mettere piede in Spagna,proibizione che risaliva al 1492." Fino al 1930 é durata la Dittatura di Miguel Primo de Rivera per cui fu sotto il suo governo occorse l'annullamento della proibizione. In ogni caso, le persone con un minimo di criterio dovrebbero capire che la vita della Comunitá Ebrea Italiana nello Stato Pontificio non sia stata certamente .... edificante! Tranne il brevi periodi repubblicani fine 700 e metá 800, dobbiamo attendere la presa di Porta Pia per porre fine alla segregazione civile-religiosa dei ghetti , delle proibizioni, delle angherie e dei sopprusi di 14 secoli ! Un caro saluto Andreastorace3@gmail.com
#11 Stefano Rossi (48) - lettore
il 18.12.08 alle ore 11:12 scrive:
Al di la del fatto che le affermazioni di Fini siano vere, false o parzialmente vere , possono essere giudicate più o meno opportune. Dal momento che non mi pare fossero indispensabili è possibile immaginare che siano state fatte per un motivo. Perchè, mi chiedo, inimicarsi tanta parte del suo elettorato storico o, almeno, potenziale? E' possibile che, come spesso ultimamente accade, Fini abbia perso l'ennesima occasione di tacere?
#10 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 18.12.08 alle ore 8:18 scrive:
*#5 andrea storace *-Grazie per aver ricordato anche tu Giorgio Perlasca. Che fascista era e fascista rimase (ma non aderi' alla RSI perche' l'idea di allearsi con Hitler gli faceva orrore), e salvo' migliaia di ebrei ,rischiando la propria vita perche' si spaccio' per Console senza esserlo(uso'un documento rilasciatogli anni prima da Francisco Franco per meriti militari) e violo' una valanga di leggi ungheresi per soccorrere tutti gli ebrei che gli fu possibile.Non Primo De Rivera,ma un decreto del governo Repubblicano spagnolo annullo' nel 1926 la proibizione per gli ebrei di mettere piede in Spagna,proibizione che risaliva al 1492.Molti ebrei si salvarono poi fuggendo nella Spagna franchista che resto' Paese neutrale e li accolse (nonostante molti fossero stati gli ebrei che nelle Brigate Internazionali combatterono contro Franco per la Repubblica).
#9 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 18.12.08 alle ore 0:05 scrive:
Per fortuna c'e' gente come Guerri! Quello che ha scritto in questo articolo e' la pura e semplice verita' storica. Va ribadita. Perche' di balle su quel tempo ne abbiamo sentite davvero troppe, tutte pezze colore per nascondere le responsabilita' dell'uno o dell'altro, comprese quelle della Chiesa.E' ora di prendere atto della realta', perche' solo allora potremo archiviarla. Non dimenticarla, beninteso, ma darle il disonorevole posto che ha nella nostra Storia. Perche' se e' vero che siamo il popolo dei Cesari e del Rinascimento,se possiamo e dobbiamo vantare Michelangelo e Dante, Leopardi e Manzoni,il Neorealismo e Fellini, i partigiani veri ed i Perlasca, dobbiamo farci carico anche dei mostri e dei mali che la nostra cultura ha prodotto. Negarli e' stupido e controproducente.Anziche',come nel caso di Galileo e della condanna per deicidio di tutti gli ebrei di ogni epoca,pentirsi e chieder perdono centinaia di anni dopo la Chiesa lo facesse in tempi logici, sarebbe meglio.
#8 Astore (211) - lettore
il 17.12.08 alle ore 21:21 scrive:
Climb, per me il tuo post è in linea con quella categoria di persone che pensano che è sempre colpa degli altri, nella vita esiste anche l'autocritica, quando te ne farai una ragione e lo accetterai, la democrazia sarà più ancora più forte. Il Cristianesimo, non si fonda su impegno silenzioso, ma piuttosto sulla semina del verbo di Cristo a costo del sacrificio della propria vita, ma chiaramente non tutti sono sono coraggiosi, diceva Don Abbondio se il coraggio uno non c'è l'ha non se lo può dare. I gerarchi dovrebbero essere coraggiosi, visto che in essi è riposta la fiducia di tante gente comune.
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