Discriminare in quel periodo era il pensiero dominante

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Uno dei compiti che in Italia toccano agli storici del fascismo - volenti o nolenti - è fare da commissione esaminatrice alle dichiarazioni dei politici riguardo al ventennio. L’onorevole Gianfranco Fini è stato sottoposto più volte a questo procedimento, con mutevoli risultati. Stavolta mi sembra di poter dire che ha pienamente ragione. È vero, la società italiana si è «adeguata nel suo insieme alla legislazione antiebraica», salvo luminose eccezioni fra le quali è il caso di citare Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli e Italo Balbo. Non fa onore agli italiani di allora, però bisogna tenere conto del contesto storico. A parte che le decisioni del regime non potevano essere discusse («Mussolini ha sempre ragione»), c’è da considerare due elementi fondamentali.

Il primo è banalissimo, nella sua crudele e banale ovvietà: nel 1938 non c’era ancora stato l’Olocausto, nessuno poteva immaginare gli orrori dei campi di sterminio. Inoltre, il razzismo fascista non veniva presentato come persecuzione (anche se lo era) bensì come discriminazione: una discriminazione che gli italiani avevano già accettato - certi di essere nel giusto - nei confronti di libici e etiopi, i popoli «conquistati». Del resto, non usavano gli stessi metodi, nelle loro colonie, inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi, olandesi eccetera? Si poteva fare lo stesso, questo il pensiero dominante, per «poche decine di migliaia di ebrei»: italiani, sì, ma «diversi».

Un altro elemento che contribuì alla passività (e a volte all’entusiastica accettazione) rispetto alla legislazione razziale fu l’atteggiamento del Vaticano. Fini si è limitato a sostenere che non ci furono «manifestazioni particolari di resistenza da parte della Chiesa cattolica». È vero. La Chiesa si oppose alla politica antiebraica esclusivamente quando ledeva il suo ambito di azione, ovvero quando impedì il matrimonio - cristiano - fra un cattolico e un ebreo. Difese, cioè, i propri diritti, non quelli dell’essere umano, e tanto meno quelli degli ebrei. Gianfranco Fini avrebbe potuto aggiungere, senza timore di venire smentito, che la Chiesa aveva alimentato nei cattolici di tutto il mondo un sentimento antiebraico, sia pure per motivi religiosi, non razziali. Un fascista/razzista fanatico come Roberto Farinacci poté tranquillamente sostenere che era stata proprio la Chiesa a instillare negli italiani l’avversione agli ebrei. Erano stati i papi, secoli prima a costringere le comunità ebraiche nei ghetti, e obbligarle a portare segni distintivi e quindi infamanti, a limitare la loro possibilità di guadagno a lavori che avrebbero suscitato odio o disprezzo verso di loro, come il prestito a usura o la raccolta di stracci. Per secoli i papi avevano mantenuto un rito consistente nel dare un pubblico calcio (neanche tanto simbolico) a un rappresentante della comunità ebraica. E solo molti anni dopo le leggi razziali, e il fascismo, è stata eliminata dal messale l'espressione «perfidi giudei». C’è di più. Prima e durante il fascismo, le riviste cattoliche - specialmente quelle dei gesuiti, che davano il la a tutte le altre - attaccarono costantemente gli ebrei in quanto «popolo deicida», meritevole della punizione divina e umana.

Un razzismo di fondo era dunque sedimentato nella coscienza del popolo italiano, e favorì la passiva accettazione delle leggi antiebraiche, che spesso divenne anche entusiasta partecipazione, altre volte un più umano e cristiano sentimento di pietà e di solidarietà. È vero, dunque, che un atteggiamento genericamente autoassolutorio non serve a evitare di cadere ancora in simili errori, anzi.
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COMMENTI

12 commenti su 1   2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#7 Giorgio Bertoldi (241) - lettore
il 17.12.08 alle ore 15:08 scrive:
Mi pare davvero assurdo che si possa dissentire, oggi, da queste - peraltro giuste e puntuali - ovvietà storiche ben sintetizzate da GBG.
#6 Stefano Rossi (80) - lettore
il 17.12.08 alle ore 10:57 scrive:
Siamo talmente mal ridotti che occorre l’autorevolezza di G.B.G. per sostenere cose ovvie. Altrettanto ovvio dovrebbe essere, nel giudicare il passato, riconoscere gli errori ed evidenziare i pregi evitando di essere schiavi di pregiudizi o ideologismi. Nel giudizio e nella proposta dovremmo tener conto del fatto che l’uomo è aggressivo per natura e sociale per necessità.
#5 andrea storace (236) - lettore
il 17.12.08 alle ore 9:40 scrive:
....................Legge che 20 anni dopo nell'Ungheria in preda alla follia antiebraica permette ad un Fascista di nome Giorgio Perlasca ex legionario di Spagna far valere la sua cittadinanza spagnola concessagli dal Generale Francisco Franco e autoproclamarsi console e reggente dell'Ambasciata Spagnola a Budapest (l'ambasciatore aveva tagliato la corda) e rilasciare 5.000 e passa certificati di cittadinanza che hanno salvato da morte sicura altrettanti Ebrei. L'Italia antifascista del dopoguerra ha maldigerito questo atto eroico riconosciuto ed esaltato dal governo israeliano dopo un accurata indagine del Mossad con il conferimento della piú alta onorificenza al Perlasca ed alla cittadinanza onoraria. La Storia , quella con la S maiuscola é una grande maestra. andreastorace3@gmail.com www.rimpatriato.blogspot.com
#4 andrea storace (236) - lettore
il 17.12.08 alle ore 9:31 scrive:
É VERACE l'esistenza del concetto Deicida all'interno delle differenti congregazioni religiose. Per quanto mi riguarda mi ricordo perfettamente nei miei 5 anni di scuola presso le suore francescane a La Spezia Parrocchia di Piazza Brin, i continui richiami ai cattivi Ebrei che avevano messo in croce il povero Gesú! Ed anche le bacchettate che mi sono preso per essere macino e voler scrivere con la sinistra, ritenuta la mano del demonio! A parte questo, chi ha presente gli avvenimenti storici del periodo di riferimento, sá bene dell'esistenza diffusa in tutte le nazioni di un antisemitismo che ha fatto chiudere ben piú di un occhio sulla politica razziale tedesca e la successiva "follia" Mussoliniana. Dico mussoliniana e non fascista perché un movimento d'ispirazione fascista spagnolo guidato da Primo de Rivera se ricordo bene nel 24 al Governo aveva fatto approvare una legge concedendo la cittadinanza Spagnola a tutti gli Ebrei Sefarditi ,.............
#3 cantastorie (5360) - lettore
il 17.12.08 alle ore 9:24 scrive:
Basterebbe aprire un libro di poesie del Belli per capire l'avversione nella Roma papalina sia per gli Ebrei che per il pontefice....
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