Dovevamo aiutarli a casa loro

di -
di Ida Magli

La prima domanda è questa: possibile che gli italiani non siano capaci di raccogliere pomodori, aranci o mandarini? Si tratta di un lavoro che non richiede nessuna competenza o preparazione e che dunque chiunque può fare. Si tratta, inoltre, di bisogni stagionali, prevedibili quindi, sia per la data che per la quantità. Organizzarsi perciò sarebbe facile purch´ il datore del lavoro fosse disposto a pagarlo nella maniera giusta e non lo mettesse, invece, pur di spendere il meno possibile, nelle mani delle bande criminali che imperversano da anni nelle campagne del Sud. Di solito si obietta a questa esposizione dei fatti, che nessuno in Italia vuol più fare il lavoro di campagna. Questa, però, è una conseguenza, non la causa della mancanza di mano d'opera, i cui motivi sono molto semplici da capire. Il primo è la scarsezza della retribuzione in quanto, come è noto, il prezzo della frutta e degli ortaggi, altissimo alla distribuzione, è bassissimo all'origine. Il secondo, forse più grave, è dovuto al formarsi, per una spontanea e inevitabile legge psico-sociale, di una specie di etichetta deteriore di «appartenenza», una «evitazione», quasi come un tabù su un lavoro che diventa «basso» in quanto svolto da chi è ritenuto basso.
Se vogliamo, perciò, che non ci sia bisogno di immigrati nelle campagne, è necessario assicurare ai contadini una giusta retribuzione per la loro fatica e fare in modo che non si formi il tabù del lavoro da immigrato, organizzandolo con il rispetto delle norme sindacali e tenendo aggiornati gli elenchi dei lavoratori stagionali così da non dover ricorrere ad una manovalanza reclutata bestialmente dalla criminalità.
Non si può non segnalare, a questo punto, la responsabilità delle Amministrazioni comunali e regionali che ormai da molti anni chiudono gli occhi sulle organizzazioni criminali che imperversano in certe zone del Sud d'Italia e che tengono in pugno i lavori stagionali e lo sfruttamento degli immigrati clandestini. Le «autonomie» non sono state in grado, in buona parte della Calabria, della Puglia, della Sicilia, della Campania, di liberarsi dalle catene di mafia, 'ndrangheta, camorra, evidentemente troppo forti e fornite di troppe complicità e collusioni. È necessario, quindi, arrendersi all'evidenza, e consegnare allo Stato l'opera forte e implacabile della bonifica e riorganizzazione degli uffici e dei servizi comunali e regionali.
Rimane, naturalmente, il problema più grave e più doloroso: quello degli immigrati. L'abbiamo detto e ripetuto molte volte: l'Africa la si può salvare soltanto se vogliamo davvero salvarla. Non con la carità, non con la compassione, non con lo sfruttamento che alla fine provoca i tumulti di questi giorni, ma insegnando agli africani a fare nel loro Paese quello che noi facciamo nel nostro e che loro stessi imparano a fare nel nostro. Si tratta di un continente ricchissimo sotto ogni aspetto e che può fornire in abbondanza, con l'uso delle tecniche, tutto quello che serve al benessere delle popolazioni. L'importante è convincere un musulmano (l'Africa è in grandissima maggioranza musulmana) che non è disdicevole lavorare al proprio Paese, così come non lo trova disdicevole quando ne è lontano. Questo è infatti il primo problema: un maschio musulmano fa lavorare la moglie o le mogli, cosa che ovviamente è poco produttiva. Le donne, oberate dalla fatica e dai figli, non acquisiscono tecniche agricole che comportino macchine e strumenti faticosi, non possono provvedere ad abbondanti irrigazioni così che, in genere, si accontentano dei prodotti necessari all'alimentazione familiare e ad un piccolo commercio. Anche la fabbricazione artigiana di vasi e stoviglie è compito delle donne, bravissime da secoli nel plasmare l'argilla e nel portarla al mercato, ma di nuovo ci troviamo di fronte al fatto che senza il lavoro dei maschi l'Africa non può industrializzarsi. Laddove i maschi lavorano, come per esempio nelle miniere, nell'estrazione del petrolio, si tratta di industrie impiantate dagli «occidentali» per se stessi, non per gli africani. Questo dobbiamo fare: impiantare piccole e grandi industrie per loro, preparandoli a gestirle da s´.

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COMMENTI

10 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#10 Roberto C (726) - lettore
il 10.01.10 alle ore 15:57 scrive:
Gentile professoressa, ma oggi nelle università si insegna davvero che l'Africa è in grandissima maggioranza musulmana? Su 53 paesi più di 30 sono a grande maggioranza cristiani, poi ci sono alcuni paesi dove prevalgono ancora i culti tradizionali ma i Cristiani restano più numerosi degli Islamici; ci sono paesi a maggioranza musulmana ma con una forte presenza criistiana. E poi ci sono Marocco, Libia, Algeria, Tunisia e in parte Egitto (dove pure i Cristiani non sono pochi). E paesi come il Sudan, l'Eritrea o la Somalia che sono un grande caos ma dove anche se il governo (o i vari clan) sta cercando di imporre l'Islam, questo rimane minoritario - o quasi in parità con altri. Sono solo 1000 caratteri, sicuramente ci sono imprecisioni di cui mi scuso, x descrivere le religioni in Africa forse non basterebbero 1000 pagine, ma spero che basti x gli obiettivi di un forum come questo. Anche io farei un monumento, ma è meglio che non dica come lo intitolerei o a cosa lo dedicherei...
#9 fedsam (12) - lettore
il 10.01.10 alle ore 1:49 scrive:
Ida Magli, le dovrebbero fare un monumento! La maggioranza dei politici non hanno il coraggio di dire quello che lei scrive, perchè attuare tali politiche richiede impegno. E' più facile dire "gli italiani non vogliono più fare i lavori poco qualificati" e importare immigrati, ma è un alibi per coprire la propria incapacità e malafede. Gli imprenditori avidi ringraziano, la Chiesa e le associazioni umanitarie si puliscono la coscienza non riuscendo a risollevare le sorti dei paesi poveri. Un paese progredito è in grado di garantire il futuro alla propria popolazione utilizzandolo per tutte le mansioni lavorative, invece di sostituirlo con immigrati i cui figli non vorranno fare i lavori poco qualificati. Qui si naviga a vista e non si hanno prospettive di lungo periodo.
#8 onil (306) - lettore
il 09.01.10 alle ore 21:08 scrive:
#4 stegalas Sono completamente d'accordo con lei: sarebbe ora che i politici cominciassero a capire che il grosso problema del futuro immediato sarà proprio quello dell'esplosione demografica, e cominciare ad affrontarlo seriamente.
#7 Picchio di Tacco (1) - lettore
il 09.01.10 alle ore 17:49 scrive:
Ho letto per caso questo articolo, e mi sono molto stupito del fatto che nell'articolo non sia stata citata quella che per me è forse la cusa principe- L'immigrazione va sempre più aumentando perchè è sempre maggiore la richiesta di manodopera a basso prezzo! Chi gestisce il lavoro degli immigrati nei campi ? Mandereste i vostri figli a lavorare per questa gente? Perchè nessuno controlla ? Solo ora, dopo il caso Rosarno, qualcuno comincia a porsi domande... Ma presto nessuno si ricorderà nulla, saremo troppo impegnati a parlare dell'utlimo scandalo che ha colpito la nostra classe politica. Intanto che faceva affari sulla pelle delle povere persone continuerà ad arricchirsi.
#6 speranzoso (1459) - lettore
il 09.01.10 alle ore 14:17 scrive:
La mentalità di chi governa l' Africa, siano essi i governi a maggioranza musulmana del Nord sahariano, che quelli dell' africa nera, ha, sostanzialmente, un solo "chiodo fisso": far ricadere le colpe della gestione da sàtrapi ed incompetente dei propri vertici sugli Occidentali definiti "sfruttatori delle risorse", sempre e comunque: nelle aree musulmane questo é naturalmente facile per i ben noti motivi, ma anche nelle nazioni non musulmane lo spirito é identico. E cosi' si finisce per marcire in una inerzia, o accidia, che ormai sembra cristallizzata. Questione irrimediabile, grazie anche alle casse di risonanza cattocomubuoniste nostrali, sempre pronte a colpevolizzare noi razzisti occidentali. Ed il peggio ancora non é arrivato, visti i sempre mostruosi tassi di natalità di quelle aree......
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