Libia, Sarkozy attacca: ecco le vere ragioni del suo interventismo

Alla base della decisione del presidente francese ci sono motivi elettorali, economici e strategici

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Ci sono le ragioni ufficiali: vibranti, altruiste, persino romantiche. E poi ci sono quelle reali, meno seducenti, ma, sovente, rivelatrici. Sia chiaro: Sarkozy crede davvero che sia giusto, anzi doveroso, aiutare il popolo libico. E l’impeto con cui ha trascinato un Occidente, riluttante all’intervento, rispecchia il suo temperamento volitivo e i suoi valori, liberali, che il retaggio di una famiglia fuggita dall’Ungheria accentua e sublima. Questa è, davvero, la guerra di Sarkozy. Ma motivata oltre che dalla nobiltà degli intenti, da calcoli politici, economici e strategici.

Quelli politici, già esaminati ieri sul Giornale da Angelo Allegri, sono chiari. L’anno prossimo la Francia sarà chiamata alle urne per eleggere il presidente e Sarkozy si trova in una situazione disastrosa. Se si votasse oggi verrebbe superato sia dal socialista Strauss-Kahn che da Marine Le Pen. Il problema è che la sua impopolarità non è effimera, bensì radicata nella coscienza degli elettori. In questi frangenti, come sanno gli spin doctor, per recuperare consensi occorre creare un nuovo frame ovvero una nuova percezione del presidente da parte del pubblico. Il fatto che Sarkozy, da solo (o quasi), sia riuscito a convincere la comunità internazionale a prendere le armi contro Gheddafi, lo fa apparire in una luce diversa, dunque un candidato di nuovo plausibile. Operazione brillante, che - sondaggi alla mano - per ora sta riuscendo.

Brillante, ma non esaustiva. La seconda ragione è strategica. La Francia, ex potenza coloniale, esercita ancora una certa influenza in molte zone dell'Africa del Nord e di quella nera e che è stata colta di sorpresa dalle rivolte in Tunisia e in Egitto, durante le quali si è mostrata molto prudente con Mubarak e, soprattutto, con Ben Ali, nella presunzione che il vecchio paradigma fosse ancora valido; ovvero amicizia con regimi autoritari in cambio della loro fedeltà strategica. E, invece Obama, che ha appoggiato le rivolte di Tunisi e del Cairo, ha segnato una svolta: per difendere gli interessi dell’Occidente non bisogna più, necessariamente, appoggiare vecchi regimi corrotti, bensì - con le dovute precauzioni - sostenere gli oppositori laici emergenti, prevenendo così rivolte dei fondamentalisti islamici.

Appoggiando i ribelli, Sarkozy vuole rimediare alla passività dimostrata in Egitto e in Tunisia e si propone - al pari degli Usa - come riferimeno per eventuali nuovi movimenti democratici nell’Africa francofona.

La terza motivazione è economica. La Libia ha rapporti privilegiati con l’Italia, ma in caso di caduta di Gheddafi, la gratitudine dei rivoltosi non potrà che essere molto generosa, ribaltando o riequilibrando la situazione a vantaggio di Parigi. Nuova Libia significa nuovi contratti per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas, nuovi contratti per la ricostruzione del Paese. E significa, per l’Eliseo, estendere la zona d’influenza. Date un’occhiata alla cartina: Marocco, Algeria e Tunisia sono già francofone. Con la Libia gran parte del Nord Africa finirebbe sotto l’ombrello francese. Tra gli applausi del mondo.
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COMMENTI

83 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#83 Emigrante75 (243) - lettore
il 20.03.11 alle ore 23:15 scrive:
Caro Foa, vivendo in Francia da molti anni e conoscendone abbastanza bene il panorama politco trovo la sua analisi assolutamente perfetta. Ha colto in pieno lo spirito e la lettera dell'iniziativa di Sarkozy. E concordo con i molti lettori che sottolineano l'assoluta mancanza di una strategia di ampio respiro da parte dell'Italia. Più che ogni altra, questa è stata un'occasione perduta perchè, per ragioni storiche, geografiche e strategiche penso che spettasse all'Italia prendere una posizione di leadership in questa vicenda. Peccato.
#82 Aleramo (182) - lettore
il 20.03.11 alle ore 22:32 scrive:
Ludovicus ha perfettamente ragione. Tanto per non far nomi, vogliamo commentare quanto è sembrato incompetente il nostro Ministro degli Esteri? Prima a scaricare Gheddafi, poi a dire che noi non avremmo mandato gli arerei, oggi a dire che aspettiamo ordini dal comando centrale. Bisogna che il nostro Governo riprenda in mano l'iniziativa e trovi il modo per rientrare dalla finestra dopo essere uscito dalla porta.
#81 tonytony4267 (11) - lettore
il 20.03.11 alle ore 21:48 scrive:
Voglio sperare che il Premier stia attento a non farsi buggerare da Sarkozy. Da notare che Sarkozy non è sceso ad incontrare Berlusconi al suo arrivo all'Eliseo. e ciò è molto significativo
#80 Ludovicus (118) - lettore
il 20.03.11 alle ore 21:26 scrive:
Se cosi' è, io credo che l'errore di Berlusconi sia stato proprio quello di avere sottovalutato la vicenda umana e politica di Mattei e Craxi. Come dice giustamente l'ottimo Foa, Berlusconi avrebbe dovuto circondarsi di funzionari che avrebbero dovuto essere in grado di avvertirlo di che cosa Sarkozy andava preparando per la Libia: non si spiega come mai, altrimenti, non ci sia stata attenzione alle manovre francesi. Se Berlusconi avesse avuto dei consiglieri di politica estera più capaci, avrebbe potuto sapere cosa si stava preparando alle sue spalle, e avrebbe potuto prendere le giuste contromisure. Quindi l'attenzione si sposta: da Berlusconi ai suoi consiglieri di politica estera. Vogliamo parlare di costoro? Ancora complimenti a Foa e alla sua ottima analisi
#79 Ludovicus (118) - lettore
il 20.03.11 alle ore 21:22 scrive:
Vorrei permettermi di offrire uno spunto di riflessione in più. Come ho già scritto, ritengo che in un certo senso questa guerra sia stata innescata dal trattato che Berlusconi ha firmato ocn Gheddafi. Quello è stato un notevole successo della nostra politica estera, e cio' ha allarmato non poco USA, Inghilterra e Francia, che è storicamente la nostra peggiore rivale nell'area del Nord Africa. Io credo che ci sia un filo rosso, che parte da Mattei, passa per Craxi e arriva a Berlusconi: lo sforzo di fare dell'Italia il vero centro politico del Mediterraneo. Mattei e Craxi (e in un certo senso lo stesso Mussolini) hanno pagato molto caro il loro progetto, che necessitava di una libertà in politica estera che le nazioni di cui sopra non erano disposte a concederci. Questa è una guerra anche contro l'Italia e io credo che a Berlusconi sia stata imposto un aut-aut: o stai con noi, o sarai tu il prossimo. (continua...)
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