Fine vita, decreto choc: "Curare una persona non è più un dovere"

Una donna colpita da ictus ha chiesto e ottenuto dal tribunale di designare un tutore che le garantisca di non essere mai ricoverata in ospedale, anche se questo potrebbe portarla alla morte. E' polemica

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Il testamento biologico ancora non è legge, ma per la giustizia sembra un dettaglio arginabile. Dopo quello di Firenze, un altro tribunale ha accolto la richiesta, in questo caso di una donna, di poter decidere come e dove morire. In particolare, in questo caso, si è ottenuto di disporre cure e assistenza (se servisse anche infermieristica) ma solo domiciliare. Niente ospedali o case di cura: quello che si potrà fare per allungarle o migliorarle la vita potrà essere fatto solo tra le pareti domestiche. Questo il volere di una donna settantenne, vedova, che grazie al decreto firmato dal tribunale di Varese, ha ottenuto di poter nominare come proprio tutore un amico di famiglia, disponibile non solo a prendersi cura dei suoi interessi nel caso resti incapace di intendere e volere (come ritirare la pensione e provvedere ai suoi bisogni), ma anche a fermare eventuali ospedalizzazioni, accanimenti terapeutici e trasferimenti in case di cura.

«Sono qui perché sono sola - ha spiegato la donna al giudice tutelare Giuseppe Buffone -. Ho avuto un ictus tempo fa e ho paura che possa venirmi di nuovo cosicché rimarrei incapace di intendere e di volere. Ed, allora, ho voluto designare qualcuno per fare in modo che se rimango incapace di intendere e di volere questi provveda al posto mio. (…) In caso rimango incapace, io voglio rimanere viva finché possibile, perché sono cattolica, ma solo a casa mia. Io non voglio rimanere in balia di nessuno». Il giudice dopo aver disposto un accertamento sulle attuali capacità di intendere e di volere della donna, ha emesso il decreto, accogliendo la domanda. Con una motivazione destinata a far discutere sostenitori e avversari dell’opportunità o meno di scegliersi il proprio fine vita.

«Il nuovo trend giurisprudenziale – scrive il giudice nella motivazione- sconfessa, in via definitiva, la concezione paternalistica della scienza poiché vengono ad essere rivisitate le fondamenta su cui poggiava il rapporto tra medico e paziente. La persona, e non più la vita, diventa il perno attorno a cui ruota la medicina». «Ed in tal senso – continua - il diritto all’autodeterminazione terapeutica diviene un diritto da riconoscere anche all’incapace». In questo caso sarà giusto riconoscere alla donna, non tutte le cure possibili, ma solo quelle domiciliari. Com’è suo volere. «Costituirebbe un’insanabile contraddizione – spiega il giudice -negare al soggetto capace di dire ora per allora come questi vorrà essere trattato nel momento di sopravvenuta incapacità».

Anche in questo caso l’amministratore di sostegno è diventato strumento per realizzare il diritto all’autodeterminazione terapeutica. La decisione del tribunale è basata infatti sulla legge che nel gennaio di sei anni fa istituì la figura del tutore. Ma quello strumento normativo, pensato dal legislatore per questioni più specificatamente economiche si è rivelato adeguato a sancire e garantire la possibilità di scelta fino a comprendere decisioni in ordine ai trattamenti sanitari, all’alloggio, all’alimentazione, all’igiene «cosicché niente osta – scrive il giudice - a che vi sia corrispondenza tra l’amministrazione di sostegno e testamento biologico». L’unica differenza con il decreto emesso dal tribunale di Firenze è che in questo caso il giudice ha deciso che l’amministratore di sostegno diventerà tale solo nel momento eventuale del bisogno. Con tanto di garanzia scritta che nessuna cura sarà offerta in più di quelle espressamente specificate dalla donna. «Questo tribunale - si legge nel decreto - è in grado di nominare ad horas (istantaneamente ndr), se necessario, l’amministratore di sostegno, o di intervenire direttamente nei confronti dei medici curanti». Per evitare terapie non desiderate. In nome della legge (che ancora non c’è).

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COMMENTI

16 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#16 fossog (2239) - lettore
il 21.01.11 alle ore 17:34 scrive:
E COSA C'E' DI ILLEGALE NELL'ACCOGLIERE LA RICHIESTA DI UN CITTADINO ''LIBERO'' CHE VUOLE GESTIRE LA PROPRIA VITA E LA PROPRIA MALATTIA SECONDO IL ''PROPRIO'' DESIDERIO ? DI UN CITTADINO CHE NON ACCETTA LE IMPOSIZIONI DEL PRIMO CRETINO FANATICO CHE PARLA ? FANATICI CHE PARLANO CON PREPOTENZA E CON ARROGANZA, TRA L'ALTRO, DELLA VITA DEGLI ''ALTRI'' E NON DELLA PROPRIA ???? Fuori l'ignoranza ed i dogmi delle favole dei preti dalla vita della società civile. Siamo cittadini, e non sudditi di qualche ignorante di turno.
#15 gino5730 (639) - lettore
il 21.01.11 alle ore 12:48 scrive:
Finalmente !!! Era ora che un tribunale emettesse questa sentenza,vorrei che tutti i tribunali la seguissero.Parafrasando uno slogan delle famgerate femministe "la vita è mia e me la gestisco io " Perchè ,specialmente quando ho un male incurabile e/o invalidante devo soffrire per tutto il tempo che mi è rimasto di sopravvivere ? Questa è violenza sulla mia persona,siamo tornati ai tempi della "santa inquisizione che torturava prima di ammazzare? E adesso,con i dovuti controllo,l'eutanasia.
#14 Gemini78 (148) - lettore
il 21.01.11 alle ore 12:47 scrive:
Provate a chiedere a chi ha visto un proprio caro spegnersi lentamente tra atroci sofferenze cosa ne pensano. Se non ci sono più speranze, perchè far soffrire una persona?
#13 voce nel deserto (13038) - lettore
il 21.01.11 alle ore 12:35 scrive:
La sinistra similnazista sta andando all'attacco trascinata dai radicali. Il loro modello è di tipo nazista.La loro pietà si concretizza nel dare la morte per sete e per fame.Il loro modello è Mengele,ammantato di umanitarismo ipocrita . La legge sul testamento biologico grida vendetta al cospetto di Dio e dell'Uomo:sarebbe un atto criminale peggiore delle leggi razziali che discrimina non una razza ma i vecchi e gli amamlati gravii. Va combattuta con ogni mezzo a salvaguardia dei diritti dei deboli e dei poveri di spirito,anche di coloro che l'approvassero per ignoranza e/oscarsa intelligenza. L'uomo alla mote va accompagnato e non vi deve essere spinto,secondo le idee balorde dei seguaci di bersani e della Bindi .Sarà omicidio del consenziente autorizzato per legge,dalla volontà bacata del singolo o da quella truffaldina di chi penserà bene di falsificare i documenti depositati dal notaio.Un disastro per l'uomo: Anatema su questa sinistra e che Dio la cancelli dalla storia.
#12 galerius (104) - lettore
il 21.01.11 alle ore 12:34 scrive:
In questo caso nemmeno io vedo nulla di strano nella scelta di questa persona. Il problema sorge quando non c'è una volontà precisa del paziente. La maggior parte delle persone non si esprime in materia, vuoi per scaramanzia, vuoi per il fatto che alla morte si pensa di rado, specialmente da giovani. In quel caso, come la mettiamo, chi decide ? Io sono per "in dubio, pro vita", ma altri la pensano in modo ben diverso ; e con una sicurezza e una mancanza di dubbi che, onestamente, a me fa paura.
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