venerdì 05 giugno 2009, 07:00
E al tg spunta il Carneade del 4 per cento
E perché uno non dovrebbe votare Daniela Melchiorre? Intanto è una bella donna. L’abbiamo vista ieri al tg5 delle 13 e ha detto cose condivisibili: «Siamo per il cambiamento»; «Vogliamo più giustizia»; «Vogliamo più sicurezza»; «Vogliamo portare in Europa il made in Italy»; «Vogliamo portare in Italia l’Europa dei giovani, delle donne, di chi fa ricerca». E chi non è d’accordo. C’è solo un piccolo particolare: ma chi è questa Daniela Melchiorre? Di che partito è? Ma diamine: dei Liberaldemocratici-Maie, e non dite che non sapete che cos’è il Maie. La signora si presenta ai tg con un cartello al collo con il simbolo: «Ld-Melchiorre» e fa un po’ tenerezza, è un’artigiana della politica nell’era delle cyber-comunicazioni.
Daniela Melchiorre è una dei nuovi Carneadi che entrano in casa nostra, imposti dalla par condicio, all’ora di pranzo e di cena. Sono amanti dell’avventura, la loro sfida è più difficile di una tappa del Giro d’Italia Santa Maria di Leuca-Vipiteno: devono raggiungere la soglia del 4 per cento alle prossime Europee, altrimenti spariscono, re-inghiottiti dall’anonimato. Di loro non sentiremo più parlare, fra pochi giorni, ma per adesso la legge è chiara: devono avere anche loro la rituale comparsata alla «nota politica» dei tg, discettano di economia e strategie internazionali fra un Berlusconi e un Franceschini, un Bossi e un Di Pietro.
Ci fanno scoprire, ad esempio, che col cavolo che i comunisti non ci sono più. Ci sono eccome, anzi sono numerosi come le stelle nel firmamento. C’è una lista «Sinistra e Libertà», per dire, e ce la illustra al Tg1 di ieri il volto inedito di un tale Riccardo Nencini, barba non fatta, canottiera blu sotto la camicia aperta: «È una lista conflittuale», spiega, «con quella sinistra antagonista di Diliberto e di Ferrero»; cerca di spiegare la differenza, ma per un attimo resta solo il video con le labbra che si aprono e si chiudono mute, l’audio sparisce, il tempo garantito dalla par condicio è scaduto. Poi c’è il «Partito comunista dei lavoratori», ce lo illustra sempre al Tg1 Marco Ferrando, che dice che così come «i padroni licenziano i lavoratori, anche i lavoratori devono poter licenziare i padroni», poi si mette a parlare dei «privilegi scandalosi del Vaticano» ma anche per lui arriva il momento del gong, chissà il disappunto che provano i parenti davanti alla tv: peccato, non gli hanno fatto finire la frase.
L’estrema sinistra accomuna i Carneadi con i desaparecidos: rivediamo Paolo Ferrero della «Lista comunista», Nichi Vendola che dice «Vogliamo mettere al centro la bio-politica» e Claudio Fava di «Sinistra e Libertà». Ma anche l’estrema destra è una galassia divisa che porta in video alcuni «rieccolo» come Francesco Storace (lista «La Destra-L’autonomia») e alcuni oggetti misteriosi: Luca Romagnoli è della «Fiamma Tricolore-Destra Sociale» mentre Roberto Fiore è di «Forza Nuova. Il primo chiede i voti «dei missini», dice testuale; il secondo chiarisce l’obiettivo: «Vogliamo un’Europa cristiana, romana, greca». Capite bene che c’è una bella differenza.