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mercoledì 06 settembre 2006, 00:00

Ecco come rinnoveremo Forza Italia

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Caro direttore,
mi attribuisco il merito - perché ce l'ho - di avere aperto un dibattito ed un confronto dentro Forza Italia, non solo sulla forma partito ma anche sulla nostra identità e sulle prospettive politiche del Paese. So che aprendo questo dibattito ho aperto una falla in una diga che rischia di straripare, tanto è forte e impetuoso il bisogno di partecipare, di parlare, di essere protagonisti della nostra base e dei nostri elettori. Sono sicuro, tuttavia, che quello che ho fatto farà bene a Forza Italia, perché costringerà tutti a parlare di politica, perché abituerà al metodo del confronto aperto e leale, e creerà le premesse per la nascita di quel senso di appartenenza e di solidarietà fra di noi senza del quale non può sopravvivere un partito politico.
Purtroppo, non sempre il dibattito è all'altezza delle nostre responsabilità e, soprattutto, non sempre corrisponde alla necessità di una autentica e rigorosa riflessione politica. Qualche volta si leggono e si ascoltano interventi che hanno come unica base l'impoliticità, abito diffuso nella cultura politica del centrodestra, e l'impoliticità non conduce da nessuna parte anche se si è in buona fede e animati dalle migliori intenzioni.
Voglio fare qualche esempio. Dire che ci saremmo «accodati alla guerra di capitan D'Alema» o sostenere la necessità di un'opposizione «irresponsabile e distruttiva» rappresenta, a mio avviso, prima di tutto un errore e una incapacità di leggere le novità della politica internazionale. Se seguissimo questi consigli, allora sì che commetteremmo degli errori irreparabili e gravidi di conseguenze negative per il futuro di un partito che ha le nostre responsabilità e che si propone come una credibile alternativa di governo.
Così come quando si parla di Forza Italia, e del suo futuro, senza tener conto della realtà e senza neppure conoscere i problemi teorici e pratici legati alla necessaria trasformazione di un partito che ha fondato e fonda il suo successo sulla leadership ma che è entrato in una fase in cui alla centralità del leader occorre affiancare una strutturazione organica di partito, in modo che il carisma democratico di Berlusconi attivi, tuteli e garantisca un processo di riforma interno a Forza Italia.
Senza dimenticare, infine, che questi problemi non riguardano solo Forza Italia, ma tutti i partiti politici, sia pure in maniera diversa a seconda della propria storia e delle proprie tradizioni.
Se affrontiamo i problemi in questo modo, in modo appassionato ma anche costruttivo, allora credo che il confronto e il dibattito in corso condurranno a risultati positivi per tutti, innanzitutto per Berlusconi.
Il punto di vista che esporrò a Gubbio si può riassumere in un solo concetto: abbiamo la necessità di una riflessione politica approfondita su ciò che siamo come partito, su ciò che rappresentiamo in termini di valori e di interessi sociali, e sul futuro che desideriamo per il nostro Paese.
Partendo da due dati di fatto inoppugnabili: il primo che Berlusconi ha il dovere e la responsabilità, dopo le elezioni di aprile, di rappresentare le speranze della maggioranza reale dell'Italia; il secondo che Forza Italia, nonostante tutto, rimane il primo partito italiano. Proviamo amarezza per una sconfitta dovuta a poche migliaia di voti ma abbiamo grandi responsabilità delle quali dobbiamo rendere conto, a partire da quelle che riguardano Forza Italia.
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