martedì 09 febbraio 2010
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 INTERNI
sabato 21 aprile 2007, 07:00

Ecco come si diventa un «bravo» falso storpio

Un cronista del programma televisivo «L’Antipatico» ha seguito un gruppo di giovani rom scoprendo che le loro menomazioni sono solo un bluff

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da Roma

Colosseo: ore 10 e 30, comincia il primo turno di lavoro. L'uomo, un giovane zingaro (17-18 anni), scende - scende? rotola, incespica, si trascina - giù dall'autobus accompagnato da una ragazza rom. Lei attraversa via dei Fori imperiali e chiede la carità dall'altra parte della strada. Lui è proprio messo male. Aggrappato alla stampella, i piedi accartocciati, è piegato in due, la colonna vertebrale di pongo. Con la testa fa uno strano movimento, ondulatorio-sussultorio. L'uomo-lucertola, l'uomo-tartaruga, fa proprio impressione. Qualcuno si spinge a compassione e fa scivolare la moneta nel bicchiere, altri lo scansano. Per un attimo mi commuoverei anch'io... Per un attimo: se mezz'oretta prima, armato di telecamera nascosta per realizzare questo servizio dell'«Antipatico», il programma di Maurizio Belpietro, non fossi stato alla fermata dell'autobus di San Giovanni dove il nostro ragazzo sfortunato si dà appuntamento con gli altri colleghi. E lì, l'uomo-lucertola era dritto come un fuso, insieme alla sua ragazza camminava spedito come un maratoneta mentre salutava i compari. Durante l'attesa addirittura la stampella - il ferro del mestiere - se l'era appoggiata al sedere, a mo' di sgabello.
Abbiamo documentato una giornata, e i trucchi, dei falsi storpi per le vie di Roma (esperienza ripetibile in ogni altra città). E bisogna dire che davanti alle telecamere dell'«Antipatico» e davanti all'obiettivo di Claudio Piermarini, fotografo specializzato in reportage sulla strada, di miracoli ne sono avvenuti parecchi... I giardini della Basilica di San Giovanni sono il punto di ritrovo e di smistamento. Alle 13 i professionisti dell'accattonaggio si concedono il pic-nic (c'è anche tempo per una partita a carte) e alle 15 si torna a lavorare. Il più giovane - senza stampella ma molto efficace lo stesso - strascica davanti a un gruppo di americani, stessa manfrina: piedi aggrovigliati e posizione a 90°. Ma, cento metri più in là, eccolo che si alza, si stiracchia e cammina leggero come una piuma.
Torna anche il capo del gruppo, e si butta sul prato insieme agli altri (sono quattro in tutto, compresa una ragazza molto giovane con bimbo di pochi mesi, bellissimo, al collo). Ormai si sono accorti che li seguiamo. Facciamo amicizia. Addirittura ci fanno un corso accelerato: come si mettono i piedi, come si tiene la stampella eccetera. Ma, da veri professionisti, non accetterebbero mai di deporre le grucce. «Lavoro da cinque anni qui, a San Pedro, al Colosseo... Se la gente adesso mi vede senza stampella, che figura ci faccio?» spiega uno. Alla fine però accettano: in un angolo defilato dei giardini, appoggiano le grucce alla panchina e via, saltellano, addirittura corrono. Risate, pacche sulle spalle.
A commentare in studio, nella puntata andata in onda ieri sera, Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi, e Tiziana Maiolo, assessore del Comune di Milano. Converso la prende da lontano: «La guerra in Bosnia, i profughi...»; poi dà la colpa alla aziende italiane in Romania, «la Geox, Dolce e Gabbana pagano salari da fame, 40 euro al mese, hanno sconvolto il mercato del lavoro...». Tiziana Maiolo sbotta: «La verità è che i rom non hanno minimamente l'etica del lavoro. Non ne ho mai conosciuto uno che lavori». «Sei male informata» non ci sta Massimo Converso, «poche ore fa abbiamo firmato un accordo con l'Unione industriali di Roma».
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