Ecco come si possono ridurre le tasse

La missione del governo Berlusconi non è impossibile. Se si limita l’evasione fiscale e cala la spesa pubblica ogni famiglia potrebbe essere sgravata di mille euro. L’Irap? Proviamo ad alzare la franchigia a 15mila euro

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Il presidente Berlusconi ha dichiarato che il 2010 non sarà solo l’anno delle riforme della giustizia, si proseguirà con la scuola e soprattutto con un programma di riforma fiscale. È una affermazione importante, che per la verità io da qualche tempo mi attendevo. Sono convinto che se il premier Berlusconi in tutti questi mesi non avesse dovuto districarsi far i problemi giudiziari, si sarebbe dedicato ai problemi fiscali, che sono sempre stati il suo cavallo di battaglia.
Ricordo solo la coraggiosa proposta, poi diventata legge, di togliere l’Ici sulla abitazione principale, che è intervenuta in modo provvidenziale mentre sui stava manifestando la grande crisi, che stava colpendo anche i valori immobiliari e che poteva generare insolvenze e crack nel settore dei mutui immobiliari.

Questo alleggerimento fiscale, in apparenza ha fatto perdere gettito, ma in realtà ne ha fatti guadagnare, perché ha ridati fiato al mercato degli immobili. Ora occorre un secondo tempo della politica economica, di rilancio dopo il tamponamento della crisi nel biennio cruciale. E il punto dolente è costituto dal fisco, sia per il peso totale sia per il modo come è congegnato, si deve finanziare il costo degli ammortizzatori sociali e c’è il problema di contenere il deficit pubblico per rientrare nei parametri di Maastricht.

Ma seguendo un principio generale di Cavour, anche le riforme fiscali si possono attuare con il sistema con cui si affronta il carciofo, una foglia per volta, ma con un disegno complessivo. Ci sono almeno tre priorità: l’Irap in relazione al suo onere sul finanziamento delle imprese e sui costi del lavoro, la tassazione personale del reddito, la trasformazione dell’imposta sulle rendite degli immobili in un’imposta a forfait del 20 per cento.

Comincio con la tassazione personale del reddito, ovviamente i contribuenti sono molto più numerosi che per l’Irap. Nel centro informatico ci sono 40 milioni di contribuenti con redditi rilevanti per l’Irpef. Tuttavia il numero si riduce di molto se si considerano le famiglie e non le singole persone. In Italia ci sono 20 milioni famiglie. Se si immagina un alleggerimento fiscale di mille euro per famiglie, che per quelle a basso reddito è una cifra molto sostanziosa, e lo si attua per un milione di famiglie la perdita per il fisco è di un miliardo di euro. E se lo si amplia a 2 milioni di famiglie, pari al 10 per cento del totale, il costo è 2 miliardi di euro. Io penso che limando il bilancio pubblico e migliorando gli accertamenti fiscali si possa scavare una somma di 2 miliardi di euro per finanziare questa proposta.

Alcune modifiche con effetti ad ampio raggio costano poco. Faccio un caso concreto, con riguardo all’Irap. C’è la proposta del Cna sostenuta dalle altre organizzazioni analoghe, consistente nell’aumento della attuale franchigia, oltre cui scatta la tassazione, che per i soggetti diversi dalle società di capitali è attualmente di 9.500 euro. Portandola a 15 mila euro, per i contribuenti con imponibile sino a 180 mila euro, uscirebbero dalla tassazione circa un milione di contribuenti, con una perdita di gettito per il fisco di 700 milioni circa. I contribuenti in questione risparmierebbero una dichiarazione tributaria che comporta una contabilità a parte e un particolare lavoro di un commercialista. E il fisco avrebbe un milione di meno di contribuenti da controllare, un quinto del totale. Per una imposta che rende 40 miliardi annui, mi pare una pelatura del carciofo fiscale che toglie molte spine, con un bassissimo costo per l’erario. La riforma essenziale dell’Irap consiste nella detrazione di quella pagata sul costo del lavoro e degli interessi passivi dalla imposta sul reddito di impresa. Essa per gli interessi passivi costa circa un miliardo, per la piena detrazione dei costi del lavoro altri 6.

Si tratta di iniziare l’opera e si scaglionare la misura su quattro anni. La imposta forfettaria del 20% sugli affitti nella legge finanziaria è iniziata in forma sperimentale per i contribuenti della provincia dell’Aquila. Essa potrebbe essere finanziata con il recupero del sommerso immobiliare che avrebbe convenienza ad emergere.
Si tratta di studiare anche qui un percorso graduale, collegato all’emersione del sommerso. Le norme che consentano al premier di poter lavorare alle faccende del governo, anziché dover andare nelle aule del tribunale in cause a suo carico di ogni genere, che ostacolano lo svolgimento dei suoi compiti, ricevono una particolare giustificazione in relazione al tema delle riforme fiscali. Il collegamento fra le due riforme giova a entrambi.

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COMMENTI

6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 agostino.vaccara (3559) - lettore
il 07.01.10 alle ore 13:57 scrive:
Tutto giusto, tranne una cosa: non si fa riferimento ai "single". E' dimostrato che chi vive solo spende in genere molto di più di quanto spenda una famiglia di quattro persone ed ha le stesse spese vive di gas, luce e telefono. Ed allora, per favore, non dimenticatevi di noi poveri single!!!!!
#5 AZ73 (2) - lettore
il 07.01.10 alle ore 12:42 scrive:
Pienamente d'accordo con palbe. Aggiungo sull'abolizione dell'ici, tanto osannata dal dott. Forte, che questa in tantissimi comuni ha determinato un aumento di altre tasse locali, prima tra tutte la TARSU, proprio per far fronte alla riduzione di entrate fiscale comunali (tolgo da una parte e metto da un'altra...per noi contribuenti è cambiato poco o niente) . E poi, siamo seri, l'entità di questa tassa (ici) era così pesante che, venendo meno, ha permesso al mercato immobiliare di resistere agli urti della crisi, come afferma l'autore dell'articolo?? serietà per favore.
#4 Bohemian (153) - lettore
il 07.01.10 alle ore 12:33 scrive:
Attenzione. Si informa il gongolante "giornalista" Francesco Forte che il PDL ha già smentito la riduzione delle tasse. Il portavoce del Governo, Paolo Bonaiuti, ieri ha smentito seccamente la questione ribadendo che nessuno, tantomeno Berlusconi "ha mai parlato di ridurre le tasse nel 2010". :-) A questo punto a Francesco Forte non resta che cancellare quest'articolo prima che in troppi si accorgano della figuraccia! Niente riduzione delle tasse, caro Forte... Del resto Tremonti l'anno scorso l'aveva detto chiaramente: "prima del 2013 non sarà possibile ridurre le tasse". Ma scommetto che Lei non ha sentito nemmeno questo.... Auguri! :-) Alessandro
#3 Dario40 (5819) - lettore
il 07.01.10 alle ore 12:21 scrive:
premesso che per ridurre le tasse è necessario trovare le fonti che lo permettano,e visto e considerato che la fonte principale è solo quella della riduzione dei costi dello Stato,s'incominci con l'eliminazione definitiva degli Enti Inutili e sucessiva vendita dei loro immobili,si prosegua poi con l' eliminazione delle Province,delle Comunità Montane e dei Consigli di quartiere.Si continui con la riduzione dei membri dei CdA delle varie aziende e società partecipate da Regioni,Prov e Comuni,fregandosene dei Sindaci che protestano perchè "riducendo gli assessori si mandano a casa persone che hanno lavorato bene",come ha dichiarato alcuni giorni fà il Sindaco di Lonato (Brescia).A questo sindaco non è passato nemmeno per l'anticamera del cervello che fra quelli che hanno lavorato bene si può scegliere il migliore. Oppure gli fà schifo la meritocrazia ?
#2 Fax (4) - lettore
il 07.01.10 alle ore 12:04 scrive:
Egr. Dott. Forte in merito alla riforma fiscale mi chiedo da tempo se sia mai possibile provvedere ad una forte riduzione delle aliquote fiscali con una rimodulazione dei vari scaglioni di reddito, introdurre il principio delle deduzioni al posto delle detrazioni estendere le spese deducibili così da dare un vero valore alle fatture che i lavoratori dipendenti dovrebbero richiedere a molti prestatori d'opera ( e che molto regolarmente non fanno vista l'assoluta inutilità della stessa), barattare tutto questo con l'introduzione di una imposizione patrimoniale affidandone la riscossione e la titolarità alle autonomie locali comuni in primis.
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