Debito pubblico, ecco dove buttano i nostri soldi: Venezia, un vanto che ci costa 386 milioni l'anno

Trecentottantasei milioni di euro: è questa la cifra che solo quest’anno 4 ministeri verseranno per assicurare la conservazione della città. INCHIESTA / I forestali calabresi costano il doppio dei ranger del Canada - Venezia ci costa 386 milioni di euro all'anno

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La nostra inchiesta continua con due numeretti da brivido: i 240 milioni che ogni anno ci costano i 10mila forestali della Calabria e i 380 milioni che Venezia assorbe dai contribuenti italiani. Tutti noi abbiamo in grande considerazione la tutela di una delle città più belle del mondo e che ci rende famosi ovunque. Siamo altrettanto rispettosi della flora e della fauna calabresi. Nelle pieghe dei nostri bilanci pubblici destiniamo a questi due obiettivi 620 milioni. Siamo proprio sicuri che in tempi grami come gli attuali, non si possa dare una sforbiciatina? In tempi in cui il governo è riuscito nell’incredibile autogol di tassare 5 milioni di pensionati e un numero imprecisato di risparmiatori con quella regressiva imposta sui depositi, non si poteva fare uno sforzo in più nei tagli? La risposta, ve lo anticipiamo, è no. Non c’è capitolo del nostro bilancio che non abbia una finalità nobile. È questo il problema. Tagliare un euro a Venezia (o a Roma Capitale che ha un debito di 12 miliardi che non sa come ripagare) diventa subito un taglio alla nostra identità, al nostro futuro, alla cultura italiana. Dio ce ne scampi. E ridurre il numero dei forestali calabresi, equivale, più o meno, alla guerra civile sulla Salerno-Reggio Calabria. Preferibilmente da combattere all’inizio della stagione estiva, quando il traffico su quell’autostrada (senza pedaggio) raggiunge i massimi. La questione più generale dei nostri dipendenti pubblici dovrebbe essere affrontata con qualche numero alla mano. La spesa pubblica per i collaboratori fissi dello Stato rappresenta l’11 per cento del Pil, circa 171 miliardi di euro l’anno. Si tratta di uno dei rari capitoli del bilancio pubblico che nei prossimi anni è destinato a non crescere. Grazie soprattutto alle politiche di blocco contrattuale imposte dalla passata manovra. Il principio antimeritocratico è quello di penalizzare tutti. Dal solerte funzionario che vi risolve la pratica con efficienza, all’«imboscato», è proprio il caso di dirlo. E il paradosso vuole che le amministrazioni centrali vedranno il loro costo ridursi nei prossimi anni, mentre i dipendenti di enti locali e enti previdenziali invece crescono. Il motivo è piuttosto semplice. L’impiego pubblico nel passato è stato considerato un ammortizzatore sociale: si assume per dare lavoro, anche se il lavoro da fare non c’è. Ciò è avvenuto soprattutto a livello locale. E oggi ne paghiamo il conto. Oltre ai contribuenti, che ogni anno devono sopportare sia l’inefficienza della macchina burocratica sia i suoi costi, a essere penalizzati sono anche i nostri migliori dipendenti pubblici. Questi ultimi pagano il conto (in termini di blocco dei loro stipendi) a vantaggio del mantenimento di una macchina troppo affollata. Si opera una selezione avversa: chi può e chi merita di più cerca di scappare dal pubblico.
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COMMENTI

65 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#65 COSTIERA.SERGIO (14) - lettore
il 07.07.11 alle ore 2:42 scrive:
A proposito dei forestali calabresi mi pare di ricordare che la questione era sorta alcuni anni fa, quando venne constatato che erano 30 mila. Un po’ troppi, per cui si decise di disboscare, lavoro congeniale per chi di boschi se ne intende. Quindi: giù una bella sforbiciata e da 30 mila vennero ridotti a 11 mila. Ma sembra che i 19 mila di troppo non siano finiti sul lastrico o siano stati costretti a trovare un’occupazione “precaria”, come si dice adesso. Sono stati semplicemente pensionati, anche se in più di un caso non avevano raggiunto i requisiti di età per la quiescenza. Non so se sia vero, ma così si era sentito dire. Alla faccia delle teorie sull’allungamento dell’età pensionabile e dell’equilibrio dei conti della previdenza. Se questi ultimi ci avranno perso, qualcuno ci avrà guadagnato in fatto di voti. Se no, dove la mettiamo la gratitudine?
#64 limick (1066) - lettore
il 06.07.11 alle ore 23:34 scrive:
#63 nic56 (190) - lettore lei dice che Venezia e i Forestali calabri hanno i loro buoni motivi... spieghiamo in dettaglio, ci spieghi questi buoni motivi, come da lei richiesto. La scuola non c'entra, e' un istituzione di cui ne beneficiano tutti. Di Venezia e dei forestali chi ne beneficia???
#63 nic56 (210) - lettore
il 06.07.11 alle ore 20:46 scrive:
caro sig. Porro nonostante la simpatia trovo il suo articolo inutile e fuorviante, cosa vuol dire Venezia ci costa 386 milioni all'anno? dove e perchè vengono stanziati? Sparare cifre senza dare spiegazioni non serve a nulla anche la scuola se è per quello ci costa centinaia di miliardi di euro l'anno e visti i risultati sembrano soldi buttati ( ho 2 figli uno all'università ed uno alle superiori le assicuro che non sanno NULLA ) Venezia e le foreste della calabria avranno i loro buoni motivi per batter cassa, stà ad uno stato efficente il controllo della spesa e la distribuzione della stessa...se parliamo di spese inutili, credo che non basterebbero le pagine dei prossimi 10 anni del Giornale...perciò o spieghiamo in dettaglio il perchè sono soldi buttati o è aria fritta!!!
#62 cast49 (6431) - lettore
il 06.07.11 alle ore 19:36 scrive:
#60 decisamente, però è utile....
#61 Giuliano T. (1737) - lettore
il 06.07.11 alle ore 18:36 scrive:
se andiamo a guardare le buste paga o pensionistiche , ti viene male perche' ci sono trattenute fiscali da VERGOGNA che fanno riferimento a situazioni che non hanno piu' senso!!!!
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