Ecco perché Gianfranco e la signora rischiano lo sfratto dalla casa di Roma

Sull’appartamento romano abitato dalla famiglia Fini grava il pericolo dei sigilli. La Procura voleva sequestrarlo già nel 2006 perché pensava fosse di Gaucci. Il pm che oggi indaga è lo stesso che ha seguito la bancarotta del Perugia calcio. La strana vendita ai Tulliani che insospettito il Pm

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di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Elisabetta in Fini non lo sa, ma è bene che lo sappia: il pm perugino Alessandra Duchini, titolare della nuova inchiesta sugli immobili dei Tulliani che l’ex fidanzato Luciano Gaucci reclama come suoi, è lo stesso pubblico ministero che all’epoca dell’inchiesta sulla bancarotta del Perugia Calcio s’era convinto che quegli stessi appartamenti erano finiti ai Tulliani con una vendita «fittizia» pianificata dal presidente Gaucci per sfuggire ai creditori. Ne era talmente convinto che invano chiese di intercettare il telefono della ragazza. Il gip rispose picche ma concordò sulla richiesta di sequestro di quelle case, provvedimento poi ribaltato dal tribunale del Riesame che dissequestrò il tutto affidandosi alla «prova» esibita al tempo dai ricorrenti: il contratto di compravendita e quant’altro. Già, perché all’epoca i Tulliani non erano chiamati a dimostrare la provenienza dei soldi per l’acquisto. Serviva il pezzo di carta autenticato dal notaio, occorreva dimostrare di essere una persona terza, realmente esistente, e basta. Quattro anni dopo siamo daccapo. Ora che sulla reale riconducibilità delle case è subentrata una violenta controversia dovute alla confessione di Gaucci; ora che nel procedimento civile pendente a Roma Lucianone ammette d’aver dato a Ely tre miliardi di lire oltre a numerosi immobili che a suo dire i Tulliani gli avrebbero scippato; ora che più testimoni sono pronti a giurare che a giocare la schedina del superenalotto (che sarebbe alla base delle fortune immobiliari dei Tulliani) non fu Elisabetta bensì l’ex amato presidente; ora che Gaucci proprio su quella schedina incriminata ha scoperto la sua firma in calce «a dimostrazione di chi effettivamente giocò e vinse i due miliardi di lire»; insomma, ora che il tappo è saltato la parola passa al pm che invano inseguì i Tulliani ma che alla fine bastonò solo Gaucci e i suoi figlioli sostenendo che l’intero patrimonio era da confiscare perché comunque riconducibile al dissesto del Perugia Calcio. L’assioma copernicano del pm Duchini era infatti quello che tutte le società satellite ruotassero intorno al Perugia, e che dunque la comune malagestione finanziaria significava che tutto era sequestrabile, dunque anche i beni personali dell’ex presidente.
E così, ai sensi dell’articolo 321 del codice di procedura penale, nel 2006 il pm ritenne di porre i sigilli a tutti gli appartamenti della società Katape di Gaucci ubicati in via Raffaele Conforti 52 a Roma, dove abitano i Tulliani, nello stesso comprensorio e al medesimo numero civico, dove vivono Fini e signora. E questo perché, a leggere la richiesta al gip, vi era una correlazione fra ciò che era il reato contestato (la bancarotta fraudolenta) e le proprietà immobiliari conseguite in quella strada. Il problema di allora si ripropone nel 2010, sull’origine dei soldi, riguardando non solo gli immobili di via Conforti ma tutti quelli elencati da Gaucci nell’atto di citazione contro Elisabetta: se la Tulliani dimostrerà al centesimo che sono suoi i soldi utilizzati acquistare le case Gaucci reclama, nulla quaestio. In caso contrario, il rischio per la compagna del presidente della Camera di perdere pezzi del patrimonio si fa serio perché, seguendo la logica del pm, per coerenza anche i beni dei Tulliani andrebbero configurati come il frutto di una eventuale distrazione nell’impero del mattone di Gaucci. Così, il 10 aprile 2006, il pm Duchini nella richiesta di sequestro preventivo: «... per aver compiuto simulate operazioni di dismissione dei beni personali (vedasi ad esempio la vendita degli immobili siti in Roma in via Conforti 52 da Luciano Gaucci a Katape Srl di cui risulta amministratore unico Gaucci Riccardo) con le aggravanti di aver cagionato un danno patrimoniale di particolare gravità». Oggi la Tulliani dice che le case le ha comprate coi soldi della vincita (contestata) al superenalotto. E che Gaucci mente perché l’appartamento dove attualmente dimora è provato che era della società Valbo Srl «e che il miniappartamento acquistato dalla Katape, di cui sono proprietari i miei genitori e non io, non è attualmente oggetto di azioni giudiziarie perché una sentenza della Cassazione ha già accertato la legittimità dell’acquisto». Che venne formalizzato, stando a quanto riportato l’8 marzo 2006 da Luigi Giuliano, difensore dei genitori di Elisabetta, non con i soldi della schedina della figlia ma «con i proventi del Tfr del signor Tulliani appena andato in pensione». Per inciso va detto che se all’epoca Gaucci avesse dichiarato ciò che dichiara oggi al riparo del patteggiamento incassato, il pm Duchini non avrebbe avuto remore a supportare meglio la richiesta di sequestro degli immobili dei Tulliani, a suo dire, e a dire del principale imputato, riconducibili a Lucianone.
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it
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COMMENTI

24 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#24 brunog (749) - lettore
il 06.09.10 alle ore 0:29 scrive:
#17 giovannima, l'appartamento dove vive Fini e' di proprieta' della compagna o della famiglia di essa. Fin qui niente da ridire, pero' c'e' il sospetto che detto immobile sia stato alienato e sottratto in una causa fallimentare che doveva servire a pagare i creditori. I creditori del Gaucci non credo sia felici di sapere che beni che sarebbero serviti a pagare i debiti siano finiti in mano di terze persone e molto probabilmente con una finta vendita. Detto questo, la terza carica dello Stato dovrebbe anche sapere di non essere coinvolto in situazioni dove si possa presumere che ci sia dell'illegalita'. Se risultasse che la compagna e' entrata in possesso dell'immobile per via illegale, il signor Fini non puo' dire io non lo sapevo, altrimenti sarebbe un pollo sprovveduto. Con chi va a letto Fini non c'entra niente con l'articolo, sono affari suoi.
#23 diego.giordano (6) - lettore
il 05.09.10 alle ore 23:56 scrive:
Chi parla di Codice Etico e rappresenta (immeritatamente e maldestramente) il Parlamento deve essere più che trasparente. Ed allora il sig. Fini non fugga e non lanci accuse infamanti su splendidi professionisti come Feltri, Belpietro, Sallusti , Veneziani, Chiocci... e le rispettive redazioni.Il fascistello pentito la smetta di usare il manganello verbale e chiarisca la vicenda del quartierino di Montecarlo. Anche noi abbiamo fiducia nella Magistratura e speriamo che con Fini usi la stessa intensa e costante azione che usato con Berlusconi. Lo sfascista sentito oggi a Mirabello non deve avere nessun trattamento di favore ed il Presidente Berlusconi deve rispondergli chiaro e forte, fottendosene delle prudenze dei suoi pavidi consiglieri: Letta in primis.
#22 carlo19 (8) - lettore
il 05.09.10 alle ore 22:50 scrive:
Fini dice sempre di avere fiducia nella giustizia ,contrariamente allottanta/novanta % degli Italiani ,sembra che voglia accattivarsi la loro disponibilità per chiudere un occhio sulle sue magagne,ma i magistrati devono stare attenti ( compreso il Presidente della Repubblica )perchè se osassero fare dei pasticci in questo senso si scatenerebbe la rabbia degli Italiani per bene e il tutto si ritorcerebbe verso di loro. Francamente non capisco cosa occorre aggiungere a quanto già detto per poterselo levare dalle "balle" una volta pèer tutte. Badate bene io sono colpevole come tanti Italiani nel senso perchè le ho dato il voto più di una volta oltre al fatto che ci ho anche mangiato assieme***
#21 Dextra (45) - lettore
il 05.09.10 alle ore 21:39 scrive:
Ma li possiamo sfrattare dalla faccia della Terra?
#20 ALESSANDRO DI PROSPERO (726) - lettore
il 05.09.10 alle ore 21:36 scrive:
Non ci credo proprio che la Magistratura avrà il coraggio o il "Dovere" di perseguire approfonditamente tutta la questione . Anche dal suo sfacciato e temerario discorso (Ammenochè voglia dimostrarsi tale anche per pavoneggiamento e finta intimidazione), FINI sembrerebbe apparire superprotetto da una certa CASTA della Magistratura e quindi la "SUA FAMIGLIA" (Parole sue). dovrebbe essere altrettanto protetta. Qui ,il caso,differente ed in forma GRAVE da quello di Scaiola, non potrebbe andare a fiire alle "Calende Greche...." ( LUI, appare sicurissimo di questo...) e, con un nulla di fatto..... come sempre...per chi vogliono !
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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